venerdì 31 dicembre 2010

I Say It's Possible

on air: "Say It's Possible" Terra Naomi

L'ultimo fallimento del 2010 non poteva mancare.
Mi sono sentito inutile, incapace, impotente, senza speranza.
"Andrò a New York, lì sarò tutto diverso."
"Come se a New York tu non restassi lo stesso!"
Anche se non me lo stava dicendo, lo vedevo cantarmelo.
"Non sarai mai come me, non riuscirai mai a fare quello che ho fatto io, non sarai mai cosa sono."
Ci voglio provare lo stesso, mi dico. Mi metto lì davanti, sicuro. Sono giorni che aspetto. Pensavo bastasse spingere un bottone, e tutto sarebbe stato perfetto. Una nota dopo l'altra, tutto perfetto.
Non è così facile invece.
Chissà come fanno loro. Chissà se anche loro si rivedono e odiano quello che sono. Chissà se anche loro vogliono fuggire. Io vorrei raggiungerli e dire loro che sono perfetti, che non devono temere.
Ci sarà mai qualcuno a correre da me per dirmi che era tutto giusto, che non mancava niente, che era la migliore cosa che potessi fare?
"Hey! Cazzo! Era perfetto!"
Li sento già nelle mie orecchie. Li leggo, qui sullo schermo. Mi dicono che vogliono sposarmi. Pazzi. Ma sono così teneri. Mi aiutano. Mi rendono felice di vivere questa vita. Mi fanno sentire utile. Le mie parole sono sulle loro labbra e nelle loro orecchie. Gli appartengo, io sono loro.

Invece sono qui.
E l'anno finisce. Finalmente!
Metterò un punto. Bello grosso.
Si ricomincia.
Pagine bianche, penne di ogni colore (ma l'inchiostro nero rimane il preferito, diffidate dalle penne blu). La mia vita, nuova. Nuova? C'è chi dice che non è una vera novità la nuova cifra nel conteggio degli anni. Nessun bisogno di liste, propositi, ricordi e punti della situazione.
Invece a me serve. Per voltare la pagina nella mia mente.
Cazzo.
Quest'anno deve brillare, devo esplodere! Devo illuminare il cielo come il più colorato dei fuochi d'artificio, e invece del botto, dolci note.
Arrivederci al dolore, addio al pensiero di te, fanculo al me stesso che ha paura, che inerte soffre di un male invisibile e futile. Arrivederci alle fatiche, alla disperazione, arrivederci alle lacrime, addio ai momenti in cui mi annullavo, fanculo ai baci che non ho dato.
E' iniziato davvero male il 2010, ed è andato avanti ancora peggio. Avevo perso di vista la mia strada, non avevo più in mano le mie emozioni, le mie scelte, i miei sentimenti. C'era solo quella figura, che ora ricordo vagamente, che camminava davanti a me, un'ombra mi sembra, ora, e io la seguivo, senza più l'uso della vista. Seguivo il rumore dei passi, la sua voce morbida. Ma la strada non era la mia. Ormai la mia era chilometri indietro. E forse non era nemmeno la sua. Forse correva come me senza vedere, in preda alla paura. Eravamo troppo deboli, vicini. Eravamo troppo scoperti, le nostre schiene esposte ai colpi del vento.
Ad un tratto, un sasso.
Ho aperto gli occhi è mi sono allontanato da quei sentieri sconnessi, non adatti per le mie scarpe troppo piatte che cominciavano a far troppo male. Le ho strappate, ne ho fatto dei guanti, rossi, che ancora non ho messo. E ne ho prese delle altre, più vicine a quello che vorrei essere.
Più nero, più serio.
Più rosso, con un sorriso sul volto.
Più caldo, col sole in fronte.
Ho attraversato boschi selvaggi e ne ho preso il profumo, ma non era quella la mia casa, seppur così bella e così morbida malgrado le apparenze. Ho vissuto momenti felici in quel bosco, ma ancora il dolore mi accecava, sbattevo da un albero all'altro, inciampavo nei cespugli fitti. Sentivo una voce calda che mi faceva stare bene, ma ancora non vedevo la luce, e sono fuggito ancora.
Percorro, ora, nuove strade che non avevo mai visto. Ancora non sono nelle mie terre, ma sento nell'aria che mi sto avvicinando lentamente. Sento dei profumi familiari, vedo delle cose che mi ricordano chi ero. E sono ancora più belle di quelle che avevo incontrato tanto tempo fa.
Questa strada mi piace, e chissà se mi porterà fra quei grattacieli.
Io ci spero, e alleno le mie ali per poter volare sopra le teste di quelli che già mi aspettano lì. La sua testa, e la sua. Cantando una canzone che ascolteranno e canteranno insieme a me, magari. E uniremo le nostre voci in un bel coro.
Manca tanto, c'è molta strada ancora. Forse non basterà nemmeno l'anno che sta per arrivare. E poi, quando sarò arrivato a destinazione, magari, vorrò ripartire, allungare il mio percorso.
L'importante è camminare, dicono. E' vero.
Mi piace camminare, qui, ora.
Faccio un saltello, ed ecco il 2011. Sembra poter cominciare bene. Le premesse mi lasciano spiazzato (ed è un'occasione per riflettere), demoralizzato (ed è un'occasione per farsi ancor più forza e combattere), sicuro (ed è un'occasione per impegnarmi in ciò che credo), ambizioso (ed è un'occasione per non lasciarmi indietro).
Lo comincio con questa canzone. E mi dico che sì, è possibile. Qualunque cosa voglia. La otterrò. Ora, ne ho la forza.
Dico che è possibile.



E lo puoi dire anche tu, buon anno a te.
=)

domenica 12 dicembre 2010

Blue Rooms

on air: "Bad Romance (Chew Fu H1N1 Fix)" Lady Gaga


Ci sono posti in cui non avresti mai pensato di andare e ci sono cose che non avresti mai fatto. Parole nuove e pensieri compromettenti che finalmente corrompono un animo idrorepellente.
Poi un giorno ti guardi un po' indietro e vedi cosa è successo.
Hai ballato, senza fiato, coi capelli tra le mani, con le luci negli occhi, col sorriso sulle labbra.


Ho bisogno di scalciare nel vuoto e
tirare le braccia intorno a me e
pensare a qualcosa fuori dal mio stomaco e
saltare all'indietro e
guardarti mentre ti muovi e
cercare di capire cosa pensi e
decifrare le tue parole e
riempire la mia mente con cose più utili e sicure di quelle che la abitano troppo spesso e
sentire le tue mani sul mio petto e
scordarmi che in realtà non sei chi penso e
uscire e
incontrare qualcuno che possa darmi le sue labbra e
incontrare qualcuno che possa darmi il suo sorriso e
sapere cosa sono e
toccare la pelle.

Credo di non essere me stesso lì, credo che sia solo un pretesto per dimenticare che al mondo non c'è nessuno che combaci con me, nessun corpo che sia perfetto per gli incastri del mio. E credo di poterlo trovare nel freddo di una notte, nel caldo di un letto, nell'azzurro di un materasso o sullo schermo asettico di un computer, magari nel ritmo insistente su ogni battito del quattro quarti.
Guardo fuori di me, è tutto appannato. Le parole mi arrivano alle orecchie, ma son confuse e sporche. Nel buio del mio mondo c'è quella piccola luce, sprigionata da due canini splendenti, uno sguardo che mi segue. Colpisce i miei sensi e sostiene la mia schiena quando mi volto per andarmene.
Tu cosa fai lì, e cosa sei? E' uno strano modo di comportarsi, il suo.
E' uno strano modo di comportarsi, il mio.
Colleziono favole e me le racconto quando sono triste, per vivere nella mia mente il mondo bello che fuori non è. Finiscono tutte a lieto fine. O forse non tutte. Perché il lieto fine non è eccitante. E' molto più bello se c'è la pelle.

mercoledì 1 dicembre 2010

Choose

on air: "viðrar vel til loftárása" Sigur Rós
















Mi sveglio con l'amaro in bocca.
Sta per arrivare Natale.
Sta per arrivare il nuovo anno. E la meta che ho in mente da anni.
Manca qualcosa. Un pezzo di me.
E chissà dov'è rimasto.
Dove sto andando? Dove sei?

Vorrei viaggiare, e portare con me il mio pianoforte.
Vorrei vedere il mondo, piantando radici.
Vorrei amare e vorrei essere libero.
Vorrei poter girare il mio sguardo e avvicinarmi ogni qualvolta vedo qualcosa di bello. Ma la vita è una e i percorsi che il tempo ci permette di seguire non sono così tanti, se vuoi arrivare alla fine.
Perché vorrei vivere tutto, e non mi basta una vita sola.
Scegliere è la cosa più bella della vita, perché se abbiamo una scelta possiamo costruire.
Scegliere è la cosa più brutta della vita, perché se facciamo una scelta, l'altra la perdiamo.