mercoledì 13 ottobre 2010

Volare, Suonare, Salutare

on air: "Go Do" Jónsi

Mi vengono in mente solo dei versi, ma non credo il mio pensiero sarebbe compreso da tutti. E cosa scriviamo a fare se nessuno capisce?
Detto ciò, cercherò di esprimermi come meglio posso.

Ricomincio a volare.
Stavolta ho entrambe le ali sulla mia schiena. Sono un angelo completo. Certo, ho bisogno del vento per librarmi in volo, ma riesco a farlo da solo. E il mondo torna ad essere più bello visto da lassù. E tutto così lucente!
Canto con la voce di Jónsi e mi sento a mio agio, fra archi e flauti che si spingono sulle ottave più alte. Per non parlare di quelle percussioni insistenti sul battere di ogni quarto, folate di vento precise e solide che permettono alle mie ali di cogliere le più piccole sfumature dell'aria in cui navigo.
Scorgo, sotto di me, i colori mutevoli delle persone. Qualcuno mi saluta. Qualcuno abbassa la testa. Qualcuno si ferma, e sembra voglia parlarmi, ma io vado avanti. Ho deciso di non fermarmi stavolta, perché troppo spesso le mie soste hanno atrofizzato le ali. Ora che cominciano a riprendere una muscolatura solida, non posso permettermi nessuna incertezza.
Però c'è qualcuno che da un po' non vedevo, sotto di me. Ed ecco, si volta a guardarmi. E' piacevole incrociare di nuovo quello sguardo, e qui, decido di riprender fiato per un po'.
Poi continuo a volare, rispondendo a chi mi chiama, cercando di trovare le parole giuste, e di trovarne almeno una per ognuno.
Continuo a volare, e ora sono dei tasti solidi che mi danno la spinta per volare. Suonano melodie passate, un po' arrugginite. Ed è tutto diverso però.
Sembra che le cose possano cambiare in poco tempo. Poco poco a volte.

Ho pensato che oggi poteva essere il giorno in cui avrei cominciato a rispettarmi un po' di più. Oggi doveva essere il giorno in cui cambiavano le cose. Lo è stato, per molti aspetti.
E' bello quando la vita ti da occasioni per dire basta, o per dire grazie, o per dire eccomi, o per dire ricordati di me, o per dire posso farcela, o per dire non mi interessa.
Oggi ho detto basta a me stesso con un saluto. Un saluto e basta. Forse un addio al me stesso che voleva proprio qualcosa di più di questo. E camminando con le spalle rivolte verso quel passato ho pensato: non mi interessa. Non mi interessa se il suo sguardo seguiva la mia nuca, o se ha continuato la sua strada. Io, ho continuato la mia, con il respiro mozzato per un po'. E' amaro tutto ciò. Ma è il rispetto che mi devo.
Poi, oggi ho detto grazie con un saluto. Un saluto e una chiacchierata. E la felicità di capire che ci si può sbagliare. La felicità di ritrovare occhi conosciuti e una voce inconfondibile. La felicità di parlare col sorriso e la maturità che serve per crescere. La serenità di capire che si può sbagliare e nonostante questo si è disposti a sorridere insieme. Una piacevole sorpresa. Grazie ancora.
Ho anche ritrovato, parlando, persone di cui spesso dimentico l'esistenza. Ed è un peccato.
Ah, e c'è un pianoforte al piano di sotto. Il Mio pianoforte.
Domani, invece, avrò una ciocca verde.

Posso cambiare se lo voglio.
Nel frattempo, volando canto.

1 commento:

Anonimo ha detto...

:) e ti piace il Volo che stai facendo? non avere l'ansia della meta,vola adesso amico e rispettati..rispetta te e le tue emozioni! Un passo alla volta,una novità alla volta e vedrai che appariranno, come per magia, tanti nuovi colori! Ti auguro di volare sempre più alto ;).Saim