sabato 30 ottobre 2010

Limite

on air: "Lilikoi Boy"Jónsi
Basta un passo.
Basta dire ce la posso fare.
Ce la fanno tutti, intorno a me, perché non dovrei provare?
Rimango minuti a fissare il muro, rimango fermo.
Continuo a fissare.
Nel frattempo tutto il mondo si muove, e io sto lì davanti alla mia paura.
So che posso farcela. Basta una scintilla. Basta scegliere di poggiare le mani davanti a me, e spingere con i piedi. Ecco, è facile.
Ho provato, sono caduto. Ho sbattuto un fianco a terra.
Massaggiandomi il tallone ho ripensato a quali errori ho commesso. Non ho creduto abbastanza, non ho provato abbastanza. Non sono stato abbastanza sicuro.
Mi rialzo ma ancora non ho il coraggio di riprovare. Forse i miei muscoli non sono ancora pronti, forse la mia mente ancora non è in grado di sopportare i capovolgimenti che tutto questo comporta.
Sono in piedi e fisso il muro.
Mi volto.
Per oggi, il mio limite resterà tale. Cade una lacrima, lo sguardo spento.
E' desolante rendersi conto della propria incapacità.
Ma so che posso farcela.
Ho dei limiti e voglio superarli.

mercoledì 20 ottobre 2010

Quello Che Sento

on air: "Another Lonely Day" Ben Harper

Una canzone sconosciuta.
Chissà se l'hai mai sentita tu.
Lei me l'ha suggerita, doveva essere la mia canzone di ieri. E invece eccomi qui, ad ascoltarla stasera. Un'altra giornata di solitudine.
Io nella mia stanza, a cercar di mettere un po' a posto i pezzi sparsi sul pavimento. Nuovi tessuti e vecchi cumuli di polvere. Una lettera verde fra pagine nuove, piene di rabbia.
Ricordi, quella lettera verde?
Cosa ne è di tutto quello? Mi dicevi grazie per ciò che ti avevo dato, e ancora era nulla.
Ora, solo uno sguardo e un sorriso labile.
E cosa sono quegli occhi rossi, umidi? E' il cloro della piscina o sono lacrime pronte a calar giù?
Cosa ne è di quelle pagine di carta riciclata bagnate dalle lacrime? E di quella canzone che, ieri, ho deciso mi ricorderà anche altre cose. Non solo un'estate notturna e una rinascita.
Il tempo cuce gli strappi, asciuga le lacrime, sbiadisce i sorrisi e trasforma il passato in un informe massa omogenea. Chissà come mi ricorderò in questo momento.
Le persone ci sfuggono da sotto il braccio e si allontanano e magari nemmeno ce ne accorgiamo.
Altre si dimenano con forza per uscire dalla nostra presa e ci fanno cadere facendolo.
Altre le incontriamo e ne teniamo la mano per poco tempo, vanno via, tornano. Non importa. L'importante è che in quel momento la presa sia ben salda.
E io?
Cosa succede a me, quando tutto intorno cambia? Forse nulla. Cresciamo, sì. Miglioriamo forse. Diventiamo più forti, meno illusi, più solidi, meno sensibili.

it wouldn't have worked out any way
and now it's just another lonely day
further along we just may

but for now it's just another lonely day

C'è qualcosa di strano nei tuoi occhi, nelle tue parole, che io non riesco a comprendere. C'è qualcosa che non torna. Io non ci sono più ormai.
Forse non sono nemmeno qui.
Chissà dove mi trovo realmente. Forse sono negli occhi di chi mi guarda, forse nelle parole che scrivo, forse nel dolore che procuro, forse nelle note che ascolto.
Mi manca un pezzo per far tornare i conti, e non è qui. Una variabile indeterminata (molto variabile).
Lacrime e sorrisi arbitrariamente concessi. Richiami e concessioni, ritorsioni e fughe.
Cosa c'è che non va? Cosa ne è di quel me con la lettera maiuscola? Cosa ne è di quella P, di quel pomeriggio di settembre, del mare? Cosa ne è di quelle pagine lasciate vuote? Ci sarà qualche lettera in più, lì, ora? Chissà se esistono più.
Esisterebbero, se fossi io a custodirle.
Talvolta fantasticammo sulla trasgressione, la fuga, la novità, le risate estreme, le gallerie buie. Ma cos'è importante nella vita? Sono importante io? Tu? Il cielo? Le note? I colori? I sorrisi (I miei o degli altri?)?
Dal dolore nasce il cambiamento, ed eccomi.
Dalla felicità apparente stasi. Serenità eppure.
Cosa voglio io da tutto questo?
Mi sembra di essere sempre allo stesso punto, giro in cerchio, mi allontano, cambio strada. Ma ecco, di nuovo torno qui. Chissà se riuscirò mai ad abbandonare queste lande.
Forse no. Forse non c'è mai riuscito nessuno. O forse sono diverso dagli altri, forse tutti ci riescono. Forse io non voglio. Forse io non posso. Forse non devo.
Forse dovrei farmi bastare questo. Un sentimento vivo in me, che mi fa sentire vivo. Poco importa ciò che c'è intorno. Importa ciò che c'è dentro, perché forse, in fondo, la realtà è la mia. E i miei sentimenti sono belli. Che mi riducano a brandelli, mi ricordino il sorriso dandomi lacrime, o mi facciano sorridere di speranza, poco importa. Vivere è assaporare tutto questo. Nutrirsi di ciò che proviamo.
E questo sentimento che vive ora in me è bello in sé.
Poco importa se non saprai mai che è esistito. Poco importa se lo getterai a terra. Poco importa se non lo capirai. Poco importa se lo rinnegherai.
Quello che importa è che lo sto vivendo, ora. E già questo mi piace.
Mando un pensiero, e chissà se arriverà. Chissà che ne sarà di lui durante il tragitto.
Io ci sono, qui. Ecco. Ecco cosa sono. Sono quello che ho dentro. Sono qui dentro. Sono quello che sento.
Non c'è una ragione per non provarlo.

further along we just may
but for now it's just another lonely day.


mercoledì 13 ottobre 2010

Volare, Suonare, Salutare

on air: "Go Do" Jónsi

Mi vengono in mente solo dei versi, ma non credo il mio pensiero sarebbe compreso da tutti. E cosa scriviamo a fare se nessuno capisce?
Detto ciò, cercherò di esprimermi come meglio posso.

Ricomincio a volare.
Stavolta ho entrambe le ali sulla mia schiena. Sono un angelo completo. Certo, ho bisogno del vento per librarmi in volo, ma riesco a farlo da solo. E il mondo torna ad essere più bello visto da lassù. E tutto così lucente!
Canto con la voce di Jónsi e mi sento a mio agio, fra archi e flauti che si spingono sulle ottave più alte. Per non parlare di quelle percussioni insistenti sul battere di ogni quarto, folate di vento precise e solide che permettono alle mie ali di cogliere le più piccole sfumature dell'aria in cui navigo.
Scorgo, sotto di me, i colori mutevoli delle persone. Qualcuno mi saluta. Qualcuno abbassa la testa. Qualcuno si ferma, e sembra voglia parlarmi, ma io vado avanti. Ho deciso di non fermarmi stavolta, perché troppo spesso le mie soste hanno atrofizzato le ali. Ora che cominciano a riprendere una muscolatura solida, non posso permettermi nessuna incertezza.
Però c'è qualcuno che da un po' non vedevo, sotto di me. Ed ecco, si volta a guardarmi. E' piacevole incrociare di nuovo quello sguardo, e qui, decido di riprender fiato per un po'.
Poi continuo a volare, rispondendo a chi mi chiama, cercando di trovare le parole giuste, e di trovarne almeno una per ognuno.
Continuo a volare, e ora sono dei tasti solidi che mi danno la spinta per volare. Suonano melodie passate, un po' arrugginite. Ed è tutto diverso però.
Sembra che le cose possano cambiare in poco tempo. Poco poco a volte.

Ho pensato che oggi poteva essere il giorno in cui avrei cominciato a rispettarmi un po' di più. Oggi doveva essere il giorno in cui cambiavano le cose. Lo è stato, per molti aspetti.
E' bello quando la vita ti da occasioni per dire basta, o per dire grazie, o per dire eccomi, o per dire ricordati di me, o per dire posso farcela, o per dire non mi interessa.
Oggi ho detto basta a me stesso con un saluto. Un saluto e basta. Forse un addio al me stesso che voleva proprio qualcosa di più di questo. E camminando con le spalle rivolte verso quel passato ho pensato: non mi interessa. Non mi interessa se il suo sguardo seguiva la mia nuca, o se ha continuato la sua strada. Io, ho continuato la mia, con il respiro mozzato per un po'. E' amaro tutto ciò. Ma è il rispetto che mi devo.
Poi, oggi ho detto grazie con un saluto. Un saluto e una chiacchierata. E la felicità di capire che ci si può sbagliare. La felicità di ritrovare occhi conosciuti e una voce inconfondibile. La felicità di parlare col sorriso e la maturità che serve per crescere. La serenità di capire che si può sbagliare e nonostante questo si è disposti a sorridere insieme. Una piacevole sorpresa. Grazie ancora.
Ho anche ritrovato, parlando, persone di cui spesso dimentico l'esistenza. Ed è un peccato.
Ah, e c'è un pianoforte al piano di sotto. Il Mio pianoforte.
Domani, invece, avrò una ciocca verde.

Posso cambiare se lo voglio.
Nel frattempo, volando canto.