giovedì 19 agosto 2010

Un Sospiro, Un Sorriso

on air: "Sospesa" Malika Ayane











Non sempre è necessario dare un nome. Non sempre è bello. Lasciare la liberta alle cose o alle persone di definirsi autonomamente è il significato primo della libertà e poi in fondo di definito e certo non c'è niente, tutto si trasforma, di giorno in giorno, di secondo in secondo. Stabilire il momento in cui qualcosa non è più ciò che era prima non è sempre facile o opportuno.
Stasera però ho dato un nome a qualcosa, ed ha un nome che mi piace.
Forse non era importante darlo, forse superfluo, perché è vero, a volte non bisogna parlare troppo, ma capire da ciò che si ascolta o da ciò che si vede. Un sospiro di piacere, un sorriso sinuoso.
Una frase conclusa con un punto, e poi, chissà se si arriva all'inverno. Ma questo non è importante adesso. E' importante il sorriso sul volto, e tutto il resto che c'è ora di bello.
Bello.
Hey!
Un sospiro di piacere, un sorriso sinuoso.

martedì 10 agosto 2010

Una Ferita

on air: "Speechless" Lady Gaga

(Quando scoppia la bolla non si è mai sicuri in nessuno posto)





















Capita di nascondere le ferite sotto ai vestiti. Crediamo che se non le vediamo non faranno male. E ci illudiamo che è veramente così. Cominceremo a pensare che è il vestito che ci da dolore. Cominceremo a pensare che è l'acqua calda della doccia che ravviva il bruciore. Cominceremo a pensare che la colpa è del braccio, se non si muove. Cominceremo a pensare che è l'aria che ci fa male. Quando invece è la ferita stessa che decide di aprirsi e richiudersi a suo piacemento, togliendo agli occhi la facoltà di vedere chiaro.
Non basta pensare che sarà il tempo a guarirla, smettendo di pensarci, la ferita continuerà a infettarsi e coinvolgerà il resto del corpo.
Non devo far finta di niente e devo curarla. Così che sarò contento, quando sarà passato il dolore, di guardare la cicatrice che lascerà e ricordare chi me l'ha donata. Ricorderò il momento in cui è stata inferta, ma capirò il perché, o accetterò le conseguenze. Quando riuscirò a fare questo, allora potrò guardare un po' più indietro, e cancellare il rancore, recuperare tanto tempo che ora mi sembra gettato nel mare.
A volte, il bruciore cancella anche i bei ricordi, cosa che forse per ora può sembrare auspicabile. Ma non vorrei fosse così. Vorrei poter ricordare ogni cosa, ogni persona, col sorriso. Vorrei poter chiamare e ricevere una risposta da una voce conosciuta. Ma chissà come risponderebbe ora, quali note canterebbe.

Nelle mie orecchie la musica in sottofondo è assordante e confusa. Credo che siano due canzoni che suonano contemporaneamente. Una è triste e malinconica, mi ricorda il mio passato sereno. L'altra è luminosa e fresca, e ne sto tenendo il tempo. Ogni tanto se ne aggiunge una terza, schitarrate distorte e batteria invadente, una voce che urla infuocata. E quando le loro note si incontrano perdo l'equilibrio e cado, non riesco a capire quale melodia intonare, e il mio corpo è incapace di lasciarsi andare a nessuna di esse.
Perdo l'equilibrio e cado.



domenica 1 agosto 2010

Momenti

Tutto diventa sempre più naturale.
Diventa più naturale perdere sanamente un po' di tempo, e smettere di rovinare tutto. E suonare alla rinfusa qualche nota che si rivela intonata. Guardare occhi nuovi da così vicino e toccare mani morbide ed eleganti. Aspettare una voce incerta che prima o poi mi canterà qualcosa. Forse.
Sto riuscendo a rendere più spontanea la mia mente, i miei pensieri, le mie parole, vivendo ora quello che c'è sotto le mani.
Non bisognerebbe pensare troppo, certe volte. Non bisognerebbe figurarsi il futuro per cercare una soluzione alla moltitudine delle probabilità della vita. L'unica soluzione è vivere, e preservare le proprie emozioni per render sicuro il corpo non fa che solidificare lo spirito. Io invece ho imparato un po'. Anche se la testa mi pone continuamente freni per ostacolarmi, voglio riuscire a fluire negli accidenti della vita prendendone il meglio, vivendo questo momento così, e se sto bene continuerò nel prossimo.

A volte mi sento a disagio nel silenzio. Penso di non essere all'altezza, mi sento inadeguato. Poi penso che forse è bello anche quello. Che a volte riuscire a stare in silenzio non è che un sintomo di serenità. Trovo che il bisogno urgente di trovare parole e formulare frasi arbitrariamente, l'istinto primitivo alla socialità, non è che insicurezza congenita.

Invece lui è in disparte, sinuoso, nascosto dietro l'aria, cammina schivando gli atomi più ingombranti. Cammina. Sorride. Sorrido.



on air: "Laughing With" Regina Spektor