martedì 20 luglio 2010

Un Nuovo Bosco Selvaggio

Un nuovo sorriso. Nuove labbra. Una nuova voce. Un nuovo futuro. Una nuova prospettiva.
Sto vivendo.
Mi sto riscoprendo.
Ma brucia la delusione di qualcosa che sfugge, e non so cosa pensare a riguardo, perché tutto ciò è surreale. Pensavo ci fossero forze più grandi per fronteggiare tutto questo. Evidentemente non era così. Forse mi sono sbagliato su alcune cose.
Ma va così a volte.
E ora, i pensieri negativi devo mandarli via.
Ora basta.
C'è una vita nuova che va vissuta. Senza paure ed (eccessive) seghe mentali.
C'è un nuovo mondo che sto scoprendo. Un mondo urbano in cui questo elfo selvaggio è felice di inoltrarsi. Chissà cosa ci troverò.
Sto vivendo. Sto mutando. Sto tornando me stesso.
Bella questa nuova canzone, ne sto ricordando le parole.
E sono un bosco selvaggio nella terra di Hermes. Con le scarpe a punta. Mi piaccio, visto da quegli occhi.
















on air
: "Eet" Regina Spektor

domenica 4 luglio 2010

Rinnovome

E' molto tardi, stanotte. Ma volevo darmi un po' di tempo, dedicare qualche minuto a svolgere la matassa che la mia testa aggroviglia.
E estate, pienamente. Non mi sono nemmeno accorto del suo arrivo, giugno è finito così velocemente, e non ho goduto del mio mese quanto meriterebbe.
Capisco ultimamente, affronto, evolvo. Ho capito che il mio muscolo involontario più interno aveva smesso di battere da un po', aggrappato con i suoi artigli su quell'ammasso pesante che si trova qualche centimetro più su. Aveva smesso di battere, colpito, malmenato, stretto dalle stesse mani che gli danno vita, dimenticato, preso in giro, violentato.
Ha ripreso a battere ingenuamente, lentamente, affannato, spaurito. Ma ora davvero non sa dove aggrapparsi. Il sostegno che ha usato per così tanto tempo ormai è inutilizzabile, così lacerato dalle ferite causate. Batte, ora, incessantemente, Ma è stupido e affrettato. Gli occhi tornati ad un parziale luce non sono ancora abituati, e lui cerca di tenersi non appena trova un appoggio apparentemente stabile. Ma forse questo sostegno non c'è davvero, e cadrà di nuovo a terra. Non si farà calpestare di nuovo, però.

La comunicazione ormai sta diventando di pietra, e lo sfondo bianco sul quale avviene è una sterile lavagna che assorbe quel poco gesso che tocca, non fa che svilire la voglia.
Attendo un suono, a volte. Ma non è ancora mai arrivato, quello giusto.
E volte sento dei suoni uscire dalla mia bocca che mai erano stati prodotti. Parole nuove, sensazioni che puramente risalgono la trachea e si trasformano in vibrazioni specifiche. Semplicemente parole. Le mie parole.
Ci provo.
Aspetto?
Rifletto.
Aspetto. Mi illudo.
Resisto.
E poi?
Ho bisogno di: s*7, s*6, a*4, e*5 a*4, r*5, f*5; c*4, b*7, b*6. Molte cose, importanti.
Prego, spero, imploro, provo, mi sveglio, fumo (troppo), chiamo, aspetto.


on air: "Tomorrow" Avril Lavigne