domenica 25 aprile 2010

Circonferenze, Punti, Rette, Curve

on air: "Something Somewhere" Duncan Sheik

La mia vita non va male in generale.
Ultimamente sto scoprendo molte cose di me, molte persone, molti pensieri. Sto riscoprendo piaceri che avevo perso, parole che avevo dimenticato, voci che non ascoltavo da un po'. Sto muovendo i primi passi a mani libere dopo tempi di riabilitazione.
In tutto questo posso dire di essere pieno di speranza, vivace, fertile.
Una sola cosa non va.
E quando ci torno a fare i conti tutto il resto svanisce per un po'. Non vorrei tornarci con la mente, e certe volte è meglio immaginare, anche se i sogni spesso, per me, hanno sempre un finale troppo reale. Cioè depressivo. Cioè è meglio non sognare. Cioè a volte gli incubi sono meglio della realtà. La mia.
E' tutto bello questo mondo sconosciuto. In questa mia vita circolare mi discosto dal centro per raggiungere un punto determinato della circonferenza.
E nel fare questo sono felice, perché mi avvicino alla mia meta.
E nel fare questo sono triste perché mi allontano da tutte le altre possibilità.
E' questo la vita.
Nasciamo nel centro, e lentamente ci guardiamo intorno nei primi anni di vita. Poi muoviamo i primi passi verso quello che ci piace. Ma ecco, tutti gli altri punti si allontanano. Poi può capitare che ci accorgiamo che la direzione che abbiamo preso non piaccia veramente, o che non ci convinca del tutto. Oppure che non è l'unica cosa che vogliamo. E cominciamo a prendere un'altra direzione, allontanandoci di nuovo da altre possibili mete.
Prima o poi, però, bisogna decidere in quale punto toccheremo la circonferenza. Chissà cosa succederà lì.
Io ora mi trovo qui, nel cerchio, non abbastanza al centro per potermi guardare intorno per tutti i 360°, né troppo vicino alla circonferenza per correre con perseveranza verso il punto, e solo quello, che voglio raggiungere.
Sono qui. E ogni tanto faccio un passo avanti, ma a volte vengo tirato indietro, spinto alla mia sinistra dal vento, o alla destra dalle ombre. A volte cado e mi rialzo. A volte c'è nebbia e non vedo dove sto andando. La strada che ho percorso è piena di curve a gomito, sterzate, giri circolari, incroci. E ora non so dove sono, mi guardo intorno.
Ci sono troppi punti della circonferenza che mi attirano.
Come una falena volo verso le molteplici fiammelle che mi guardano da lontano. Forse il fatto che sono così tante mi salvano dal bruciarmi le ali.


domenica 18 aprile 2010

Lacrime

(Un binario che chissà dove porta)

















Sgorgano di nuovo dagli occhi, ed era tanto che si appostavano qui dietro, proprio sotto le palpebre, spingendo i nervi ottici a spasmi saltuari per contenere il liquido del dolore.
Cominciano a fluire lentamente mentre pronuncio le parole che da molto tempo si nascondevano in dolorosi pensieri non completamente formulati, così ben nascoste in emozioni transgeniche e in paure trasferite.
Scendono, mentre mi rendo conto del senso unico del mio sguardo. Scendono mentre dico ti voglio bene e non ottengo risposta. Scendono perché amo ricevendo letterali pugni nella pancia.
Scendono perché se ho sbagliato è stato solo cercando di fare del mio meglio. Se ho sbagliato è perché ho amato troppo. Ho sbagliato per uno pseudoaltruismo calcolato male. E continuano a scendere.
Scendono perché mi accorgo che chi ha ferito e pugnalato alle spalle alla fine non ha quel che merita. Anzi. Chi ha ucciso, tradito, usato non ha dimostrato che la sua superiorità. E' la legge del più forte. E' la legge del più stronzo.
E ovviamente non sono io.
Né forte, né stronzo.
Continuano a scendere perché chi ha vinto ride. Chi ha vinto mostra i denti. Chi ha vinto non sa niente. Chi ha vinto è preso in giro dal mondo. Chi ha vinto non si guarda alle spalle. Chi ha vinto spesso finge. Chi ha vinto crede di sapere, ma non sa niente. Quando aprirà le orecchie succederà qualcosa di inaspettato. Quando aprirà gli occhi sarà troppo tardi, e vedrà il mio pugno che si avvicina.
E continuano a scendere mentre parlo, e continuano quando la frase sta per terminare. Continuano a scendere quando non ricevo risposta. Continuano a scendere, quando ascolto. Ed è peggio di prima, perché ciò che mi viene detto non mostra alcun segno di pietà. E' peggio di prima, perché la freddezza che sento e che avverto è la punta di un iceberg massiccio. Finalmente smettono di scendere, perché il mio sistema di autodifesa rientra in funzione.
Forse se fosse più spesso fuori uso riuscirei a far capire meglio le mie emozioni. Forse se piangessi un po' di più dimostrerei l'amore che ho dentro, si vedrebbe il dolore che ho dentro. Forse se piangessi un po' di più capirei cosa si prova.
Forse se non cercassi di arginarle riuscirei a liberarmi completamente, forse tutto questo dolore andrebbe via. Forse non mi importerebbe più nulla. Forse riuscirei a voltare lo sguardo verso l'alto, spostare la frangetta e guardare meglio questo cielo un po' nuvoloso ma così lucido.
Ma così sono. E solo nei momenti in cui tocco il fondo riesco ad esplodere in questo modo. Nel resto del tempo, anche se sto male, anche se non respiro, sembro sempre equilibrato, sembro solido, capace. Non è così. Non è dalle lacrime che dimostro il mio malessere. Quando arrivano è proprio il momento in cui mi sembra che non ci sia via d'uscita. O è quando capisco che ho sbagliato tutto. O quando mi sento completamente perduto. Maltrattato. Bastonato. Sanguinante.

on air: silenzio.

venerdì 16 aprile 2010

Come Fare l'Amore

Sto vivendo una delle più belle cose che ho sempre sognato in vita mia. Anche se in piccolo, anche se per ora senza un fine preciso. Sto condividendo la cosa più bella che ho, ed è così eccitante.
Poter diventare tutt'uno con la musica e fondermi in questo modo con qualcun altro è fantastico.
E' come fare l'amore. Ma ancora meglio.
E' sciogliere la propria mente sulle mani e nella gola, e fondere le mani con il piano, le labbra con il microfono. E' mischiare tutto questo con gli spiriti degli altri e percepire la loro intimità nonostante l'apparente distanza.
E' baciare la musica con la lingua. E' toccare la sua pelle morbida, sentire la sua leggera peluria sotto i polpastrelli e scaldare con un dolce fiato il suo collo sensibile. E' come pervadere il suo corpo di baci soffici e poi tirare fuori la lingua nel punto più bello, farla vivere di questa scossa continua. Sentire il profumo dolce del suo sudore e scambiare la sua saliva fresca con la mia. E' entrare dentro di lei e uscirne portandosi dietro la pressione della sua carne calda e il suo sangue. E' penetrarla lasciando in lei tracce di me. E' avvolgerla, svuotarla. E' riempirsi, esplodere.
E' un orgia di angeli alla quale posso finalmente partecipare. Un'orgia pura, liquida, sospesa.
E' il godimento più alto che possa provare, e sto godendo di questa eccitazione prolungata, l'orgasmo più bello che abbia mai provato.
In questo momento non mi importa del Motivo. Anzi, forse è questo il Motivo.
Forse tutto quello che ho vissuto è servito per portarmi qui, ora. Forse non sarei mai entrato in quella stanza se non fossi stato spinto dalla voglia di riscattare il mio cielo. Forse non avrei mai avuto il coraggio di prendere la parola e rispondere di si. Forse non avrei avuto l'occasione fortuita di trovarmi nel posto giusto nel momento giusto se non fossi stato testardo nel mio rivendicare le mie libertà più semplici. Forse avrei rinunciato per fugaci momenti di illusione insicura. Ma invece, i pezzi sono stati messi in fila affinché io potessi arrivare in questo luogo ora.
Cosa succederà ora, in quella sala, e nel mondo che mi guarda fuori, non lo so. Ma ora sto bene.
Sto godendo.

giovedì 15 aprile 2010

Il Motivo

Bene.
Sembra che la sfiga mi perseguiti. Sembra che nella mia vita sia normale che io sembri uno sfigato ad honorem. Sembra sia normale che mi innamori delle persone che non mi vogliono. Sembra normale che arrivo mentre il treno sta partendo davanti ai miei occhi. Sembra normale che nel momento in cui dovrei dimostrare quanto sono bello, la mia tendenza autodistruttiva fa di tutto per farmi tacere e farmi sembrare un perfetto cretino o farmi urtare contro ogni mobile alla portata del mio corpo. Sembra sia normale che i miei sentimenti si manifestino solo quando non è il momento giusto. Non sembra normale che le cose possano andarmi bene, ogni tanto.
Ma.
Parlavamo, io e lei. Lei, apparentemente come me. Lei apparentemente grezza come me.
Siamo entrambi due pietre preziose, un po' sporche di terra. Io un frammento imperfetto di giada, lei fluorite accecante. E tutti e due sfigati. Sembra che non ci possa essere nessuno che ci tolga la terra di dosso.
Continuiamo a vagare, sporchi, forse anche noi inconsapevoli della nostra reale lucentezza, un po' verde, un po' indaco.
Ma lo sappiamo perché succede tutto questo. Sappiamo che tutta la sfiga che ci avvolge c'è per una precisa ragione. E la ragione è IL MOTIVO. Il Motivo per il quale vivo questa vitaccia (vitaccia almeno fin'ora) e che devo estinguere per far si che la felicità non me la debba cavare a forza tirando su le guance, cosa che a volte diventa un mero esercizio muscolare.
Qual'è il mio Motivo?
Ci penso continuamente.
Non lo trovo.
Anzi.
Credo di avere più di un motivo (ciò vuol dire più sfiga, ovviamente). Ovviamente a ogni Motivo corrisponde un determinato tipo di sfiga, e solo per alcune di queste sono riuscito a trovare la via della soluzione. Se facessi la lista delle sfighe, non finirei mai. Mi limiterò ai pochi Motivi che ho trovato.
Uno dei primi Motivi ai quali sono arrivato è che devo essere un po' meno presuntuoso e un po' più tollerante. Capito il Motivo, modificato l'atteggiamento (o almeno mi ci impegno), dovrebbe finire la sfiga dovuta a questo Motivo. Invece niente. Eh vabbé.
Un altro motivo è che non devo appoggiarmi agli altri e che devo riuscire a vivere bene anche camminando solo sulle mie gambe (cosa che comunque già faccio abbastanza). Capito il motivo, sto diventando autonomo. Ma la sfiga continua.
E ancora: devo utilizzare le mie capacità per permettere la crescita di chi ho intorno.
Il Motivo più importante è che devo imparare a vivere sul momento. Che devo piantarla con le seghe mentali à la Dawson Leery, anche se purtroppo il suo spirito pervade il mio corpo da quando ha preso possesso di me durante gli anni delle medie. E questo motivo è quello che sta portando le ripercussioni peggiori nella mia vita. Dovrei cominciare ad ascoltarlo seriamente.
Un altro motivo: devo buttarmi nelle situazioni che non conosco. Ci sto riuscendo. E la sfiga in questo è un po' diminuita.

sabato 10 aprile 2010

Enviedev

(Vorrei chiederea te che immagine potrebbe essere adatta per le mie parole,
ma non ci sei.)
(Ricordi?)


Avrei voglia di urlare in faccia a chi mi maltratta. E avrei voglia di picchiare i pezzi di merda che camminano tranquilli per strada, anche se a me non hanno fatto niente. Avrei voglia di uccidere l'ipocrisia e i suoi detentori. Vorrei palesare le mie emozioni con chi merita. Vorrei capirci qualcosa. Vorrei non vivere qui dove tutti i giorni vedo la tua faccia instabile. Vorrei non avere il mio numero. Vorrei trovare un modo per dimenticarmi di tutto e non star male. Vorrei qualcuno che possa starmi vicino in questo momento in cui niente va bene. Avrei voglia di tuffarmi nell'acqua salata. Vorrei avere un punto fermo, che ho perso. Vorrei non aver fatto quello che ho fatto due giorni fa, ma ormai è passato. Vorrei ricordarmi chi sono in mezzo a tante cose che non mi piacciono. Non vorrei arrivare al punto di odiare. O vorrei arrivare all'indifferenza. Vorrei coerenza.
Vorrei prendere un pugno e piantarglielo in faccia, senza motivo. Vorrei un pugno e minacciarlo. Vorrei usare le mie labbra per tentarlo. Vorrei ridurlo in polvere. Anche se non è niente per me.
Dovrei essere più stronzo. Dovrei farmi i cazzi miei. Dovrei mandare a fanculo la mia coerenza e sfoggiare abiti nuovi. Dovrei cominciare a bestemmiare ma sono troppo idealista. Dovrei trovare qualcuno da pregare, che mi salvi. Dovrei acconsentire a richieste soffuse, ma ho paura di far male. Dovrei trovare un equilibrio anche così. Dovrei forse seguire il mio istinto che mi dice di distruggermi? Dovrei vomitare.
Dovrei essere più forte. Dovrei superare. Dovrei andare oltre.
Dovrei fottermene.

on air "Sorrounded" Chantal Kreviazuk

giovedì 8 aprile 2010

Una piccola Storia


C'erano delle cose che non avevo detto di me.
Poi tutto è esploso. Ero me, finalmente, anche ai suoi occhi.
Un passo così piccolo, e l'inizio di una storia. Lo scopo ancora non l'ho capito, così come tanti piccoli svolgimenti/stravolgimenti che la storia prenderà.
Ma le parole subito dopo il "c'era una volta" erano soffici, calde, rassicuranti. Forse un po' acerbe.
E già subito in quelle parole si svolgeva la mia continua crescita. Ero nuovo, ma avevo solide basi.
Chissà come sarà il mio visse felice e contento.

domenica 4 aprile 2010

In Sala Prove

(entro in sala prove)
Appena torna la pioggia, le ali si bagnano, è così difficile volare.

Sono qui e mi guardo un po' indietro, in questi giorni passati a evitare il pensiero.
Ho rotto un nuovo pezzettino di guscio, e ho vissuto uno dei miei più bei sogni, che con la mente ne apre mille altri.
Posso dire di essere un po' più vivo.
Quello che tutto questo mi darà non lo so, e nemmeno voglio star qui a pensarci. Voglio e dovrei cominciare a vivere ogni attimo e ogni buona occasione che mi si presenta, gustando il sapore e ammirando quello che ho intorno.
Ed è proprio seguendo questo proposito che sono riuscito a scalfire la scatola che mi contiene, ancora un po'. Ho avuto il batticuore dopo così tanto tempo, e la mia pancia ha ripreso a far male. Ma quel male positivo che fa sentire vivi, e lentamente, sto cominciando a curare le ferite sulle mie ali, con timore guardo verso il cielo, mia prossima meta, e piego un po' le ginocchia per poter spiccare il volo. Sento la mia musica in sottofondo ma forse ancora non è il momento di cantare a voce alta, le orecchie non sono pronte. Ma lei è al sicuro.
Forse potrò diventare davvero quello che ho sempre sognato.
Forse il mio personaggio sarà davvero come l'ho sempre voluto costruire.
E forse anche la mia persona sarà così.
Voglio avere fiducia in me e nel mio destino, perché le cose accadono, a loro tempo. Forse questo è l'inizio del mio! Spero.
E poi, se anche tutto il resto non va poi così bene, io non voglio pensare più alle ferite che ho, perché l'ho fatto per troppo tempo. Si rimargineranno da sole, lentamente. Continuare a leccarle non farà che peggiorare l'infezione. Forse è arrivato il mio momento per vivere?

on air: "Piove", L'Aura