venerdì 31 dicembre 2010

I Say It's Possible

on air: "Say It's Possible" Terra Naomi

L'ultimo fallimento del 2010 non poteva mancare.
Mi sono sentito inutile, incapace, impotente, senza speranza.
"Andrò a New York, lì sarò tutto diverso."
"Come se a New York tu non restassi lo stesso!"
Anche se non me lo stava dicendo, lo vedevo cantarmelo.
"Non sarai mai come me, non riuscirai mai a fare quello che ho fatto io, non sarai mai cosa sono."
Ci voglio provare lo stesso, mi dico. Mi metto lì davanti, sicuro. Sono giorni che aspetto. Pensavo bastasse spingere un bottone, e tutto sarebbe stato perfetto. Una nota dopo l'altra, tutto perfetto.
Non è così facile invece.
Chissà come fanno loro. Chissà se anche loro si rivedono e odiano quello che sono. Chissà se anche loro vogliono fuggire. Io vorrei raggiungerli e dire loro che sono perfetti, che non devono temere.
Ci sarà mai qualcuno a correre da me per dirmi che era tutto giusto, che non mancava niente, che era la migliore cosa che potessi fare?
"Hey! Cazzo! Era perfetto!"
Li sento già nelle mie orecchie. Li leggo, qui sullo schermo. Mi dicono che vogliono sposarmi. Pazzi. Ma sono così teneri. Mi aiutano. Mi rendono felice di vivere questa vita. Mi fanno sentire utile. Le mie parole sono sulle loro labbra e nelle loro orecchie. Gli appartengo, io sono loro.

Invece sono qui.
E l'anno finisce. Finalmente!
Metterò un punto. Bello grosso.
Si ricomincia.
Pagine bianche, penne di ogni colore (ma l'inchiostro nero rimane il preferito, diffidate dalle penne blu). La mia vita, nuova. Nuova? C'è chi dice che non è una vera novità la nuova cifra nel conteggio degli anni. Nessun bisogno di liste, propositi, ricordi e punti della situazione.
Invece a me serve. Per voltare la pagina nella mia mente.
Cazzo.
Quest'anno deve brillare, devo esplodere! Devo illuminare il cielo come il più colorato dei fuochi d'artificio, e invece del botto, dolci note.
Arrivederci al dolore, addio al pensiero di te, fanculo al me stesso che ha paura, che inerte soffre di un male invisibile e futile. Arrivederci alle fatiche, alla disperazione, arrivederci alle lacrime, addio ai momenti in cui mi annullavo, fanculo ai baci che non ho dato.
E' iniziato davvero male il 2010, ed è andato avanti ancora peggio. Avevo perso di vista la mia strada, non avevo più in mano le mie emozioni, le mie scelte, i miei sentimenti. C'era solo quella figura, che ora ricordo vagamente, che camminava davanti a me, un'ombra mi sembra, ora, e io la seguivo, senza più l'uso della vista. Seguivo il rumore dei passi, la sua voce morbida. Ma la strada non era la mia. Ormai la mia era chilometri indietro. E forse non era nemmeno la sua. Forse correva come me senza vedere, in preda alla paura. Eravamo troppo deboli, vicini. Eravamo troppo scoperti, le nostre schiene esposte ai colpi del vento.
Ad un tratto, un sasso.
Ho aperto gli occhi è mi sono allontanato da quei sentieri sconnessi, non adatti per le mie scarpe troppo piatte che cominciavano a far troppo male. Le ho strappate, ne ho fatto dei guanti, rossi, che ancora non ho messo. E ne ho prese delle altre, più vicine a quello che vorrei essere.
Più nero, più serio.
Più rosso, con un sorriso sul volto.
Più caldo, col sole in fronte.
Ho attraversato boschi selvaggi e ne ho preso il profumo, ma non era quella la mia casa, seppur così bella e così morbida malgrado le apparenze. Ho vissuto momenti felici in quel bosco, ma ancora il dolore mi accecava, sbattevo da un albero all'altro, inciampavo nei cespugli fitti. Sentivo una voce calda che mi faceva stare bene, ma ancora non vedevo la luce, e sono fuggito ancora.
Percorro, ora, nuove strade che non avevo mai visto. Ancora non sono nelle mie terre, ma sento nell'aria che mi sto avvicinando lentamente. Sento dei profumi familiari, vedo delle cose che mi ricordano chi ero. E sono ancora più belle di quelle che avevo incontrato tanto tempo fa.
Questa strada mi piace, e chissà se mi porterà fra quei grattacieli.
Io ci spero, e alleno le mie ali per poter volare sopra le teste di quelli che già mi aspettano lì. La sua testa, e la sua. Cantando una canzone che ascolteranno e canteranno insieme a me, magari. E uniremo le nostre voci in un bel coro.
Manca tanto, c'è molta strada ancora. Forse non basterà nemmeno l'anno che sta per arrivare. E poi, quando sarò arrivato a destinazione, magari, vorrò ripartire, allungare il mio percorso.
L'importante è camminare, dicono. E' vero.
Mi piace camminare, qui, ora.
Faccio un saltello, ed ecco il 2011. Sembra poter cominciare bene. Le premesse mi lasciano spiazzato (ed è un'occasione per riflettere), demoralizzato (ed è un'occasione per farsi ancor più forza e combattere), sicuro (ed è un'occasione per impegnarmi in ciò che credo), ambizioso (ed è un'occasione per non lasciarmi indietro).
Lo comincio con questa canzone. E mi dico che sì, è possibile. Qualunque cosa voglia. La otterrò. Ora, ne ho la forza.
Dico che è possibile.



E lo puoi dire anche tu, buon anno a te.
=)

domenica 12 dicembre 2010

Blue Rooms

on air: "Bad Romance (Chew Fu H1N1 Fix)" Lady Gaga


Ci sono posti in cui non avresti mai pensato di andare e ci sono cose che non avresti mai fatto. Parole nuove e pensieri compromettenti che finalmente corrompono un animo idrorepellente.
Poi un giorno ti guardi un po' indietro e vedi cosa è successo.
Hai ballato, senza fiato, coi capelli tra le mani, con le luci negli occhi, col sorriso sulle labbra.


Ho bisogno di scalciare nel vuoto e
tirare le braccia intorno a me e
pensare a qualcosa fuori dal mio stomaco e
saltare all'indietro e
guardarti mentre ti muovi e
cercare di capire cosa pensi e
decifrare le tue parole e
riempire la mia mente con cose più utili e sicure di quelle che la abitano troppo spesso e
sentire le tue mani sul mio petto e
scordarmi che in realtà non sei chi penso e
uscire e
incontrare qualcuno che possa darmi le sue labbra e
incontrare qualcuno che possa darmi il suo sorriso e
sapere cosa sono e
toccare la pelle.

Credo di non essere me stesso lì, credo che sia solo un pretesto per dimenticare che al mondo non c'è nessuno che combaci con me, nessun corpo che sia perfetto per gli incastri del mio. E credo di poterlo trovare nel freddo di una notte, nel caldo di un letto, nell'azzurro di un materasso o sullo schermo asettico di un computer, magari nel ritmo insistente su ogni battito del quattro quarti.
Guardo fuori di me, è tutto appannato. Le parole mi arrivano alle orecchie, ma son confuse e sporche. Nel buio del mio mondo c'è quella piccola luce, sprigionata da due canini splendenti, uno sguardo che mi segue. Colpisce i miei sensi e sostiene la mia schiena quando mi volto per andarmene.
Tu cosa fai lì, e cosa sei? E' uno strano modo di comportarsi, il suo.
E' uno strano modo di comportarsi, il mio.
Colleziono favole e me le racconto quando sono triste, per vivere nella mia mente il mondo bello che fuori non è. Finiscono tutte a lieto fine. O forse non tutte. Perché il lieto fine non è eccitante. E' molto più bello se c'è la pelle.

mercoledì 1 dicembre 2010

Choose

on air: "viðrar vel til loftárása" Sigur Rós
















Mi sveglio con l'amaro in bocca.
Sta per arrivare Natale.
Sta per arrivare il nuovo anno. E la meta che ho in mente da anni.
Manca qualcosa. Un pezzo di me.
E chissà dov'è rimasto.
Dove sto andando? Dove sei?

Vorrei viaggiare, e portare con me il mio pianoforte.
Vorrei vedere il mondo, piantando radici.
Vorrei amare e vorrei essere libero.
Vorrei poter girare il mio sguardo e avvicinarmi ogni qualvolta vedo qualcosa di bello. Ma la vita è una e i percorsi che il tempo ci permette di seguire non sono così tanti, se vuoi arrivare alla fine.
Perché vorrei vivere tutto, e non mi basta una vita sola.
Scegliere è la cosa più bella della vita, perché se abbiamo una scelta possiamo costruire.
Scegliere è la cosa più brutta della vita, perché se facciamo una scelta, l'altra la perdiamo.

martedì 16 novembre 2010

E' Importante Il Presente

on air: "Soda Shop" Jay Brannan

(fuori dalla fila)
Poco conta quello che si è fatto e poco conta quello che si è vissuto. Poco conta dove si è stati, cosa si è visto, quali mani hanno toccato le nostre mani. Poco conta la pelle calda e viva che abbiamo baciato. Poco contano le note di canzoni lontane, quando non risuonano nelle nostre orecchie. Poco contano forse, gli occhi che ieri hanno incrociato i miei. Poco conta, forse, una bocca.
Poco conta, forse, l'amore passato. Poco conta, forse, il sesso passato.
Quello che conta è
Un punto in un momento. Questo. Quest'altro. Ora. Adesso.
Quel ch'è passato è ormai nelle mie cellule e fa parte di me.
Anche quelle moriranno e il passato sarà selezionato ancora di più.
Ed io, ora, adesso. Adesso.
Quello è l'importante. La fine di ogni momento. La fine di questo momento. E l'inizio.
La fine e l'inizio che coincidono. Ora. Adesso.
Poco conta dove sei stato o cosa hai provato.
Conta invece ciò che questo ti da ora.
-Chi sei ora?
-Sono in cambiamento. Mi sto piacendo sempre di più.
-E cosa farai?
-Più che posso.
In ogni momento sarò attento a ciò che sono.
Uno sguardo al futuro che voglio. Poi di nuovo gli occhi verso lo specchio che mi porto dietro per ricordarmi che esisto ora. Esisto, io. Qui. Adesso. Dentro di me. Quel che c'è fuori non conta.
Conta questo.
Questo e quest'altro.
Adesso.

sabato 30 ottobre 2010

Limite

on air: "Lilikoi Boy"Jónsi
Basta un passo.
Basta dire ce la posso fare.
Ce la fanno tutti, intorno a me, perché non dovrei provare?
Rimango minuti a fissare il muro, rimango fermo.
Continuo a fissare.
Nel frattempo tutto il mondo si muove, e io sto lì davanti alla mia paura.
So che posso farcela. Basta una scintilla. Basta scegliere di poggiare le mani davanti a me, e spingere con i piedi. Ecco, è facile.
Ho provato, sono caduto. Ho sbattuto un fianco a terra.
Massaggiandomi il tallone ho ripensato a quali errori ho commesso. Non ho creduto abbastanza, non ho provato abbastanza. Non sono stato abbastanza sicuro.
Mi rialzo ma ancora non ho il coraggio di riprovare. Forse i miei muscoli non sono ancora pronti, forse la mia mente ancora non è in grado di sopportare i capovolgimenti che tutto questo comporta.
Sono in piedi e fisso il muro.
Mi volto.
Per oggi, il mio limite resterà tale. Cade una lacrima, lo sguardo spento.
E' desolante rendersi conto della propria incapacità.
Ma so che posso farcela.
Ho dei limiti e voglio superarli.

mercoledì 20 ottobre 2010

Quello Che Sento

on air: "Another Lonely Day" Ben Harper

Una canzone sconosciuta.
Chissà se l'hai mai sentita tu.
Lei me l'ha suggerita, doveva essere la mia canzone di ieri. E invece eccomi qui, ad ascoltarla stasera. Un'altra giornata di solitudine.
Io nella mia stanza, a cercar di mettere un po' a posto i pezzi sparsi sul pavimento. Nuovi tessuti e vecchi cumuli di polvere. Una lettera verde fra pagine nuove, piene di rabbia.
Ricordi, quella lettera verde?
Cosa ne è di tutto quello? Mi dicevi grazie per ciò che ti avevo dato, e ancora era nulla.
Ora, solo uno sguardo e un sorriso labile.
E cosa sono quegli occhi rossi, umidi? E' il cloro della piscina o sono lacrime pronte a calar giù?
Cosa ne è di quelle pagine di carta riciclata bagnate dalle lacrime? E di quella canzone che, ieri, ho deciso mi ricorderà anche altre cose. Non solo un'estate notturna e una rinascita.
Il tempo cuce gli strappi, asciuga le lacrime, sbiadisce i sorrisi e trasforma il passato in un informe massa omogenea. Chissà come mi ricorderò in questo momento.
Le persone ci sfuggono da sotto il braccio e si allontanano e magari nemmeno ce ne accorgiamo.
Altre si dimenano con forza per uscire dalla nostra presa e ci fanno cadere facendolo.
Altre le incontriamo e ne teniamo la mano per poco tempo, vanno via, tornano. Non importa. L'importante è che in quel momento la presa sia ben salda.
E io?
Cosa succede a me, quando tutto intorno cambia? Forse nulla. Cresciamo, sì. Miglioriamo forse. Diventiamo più forti, meno illusi, più solidi, meno sensibili.

it wouldn't have worked out any way
and now it's just another lonely day
further along we just may

but for now it's just another lonely day

C'è qualcosa di strano nei tuoi occhi, nelle tue parole, che io non riesco a comprendere. C'è qualcosa che non torna. Io non ci sono più ormai.
Forse non sono nemmeno qui.
Chissà dove mi trovo realmente. Forse sono negli occhi di chi mi guarda, forse nelle parole che scrivo, forse nel dolore che procuro, forse nelle note che ascolto.
Mi manca un pezzo per far tornare i conti, e non è qui. Una variabile indeterminata (molto variabile).
Lacrime e sorrisi arbitrariamente concessi. Richiami e concessioni, ritorsioni e fughe.
Cosa c'è che non va? Cosa ne è di quel me con la lettera maiuscola? Cosa ne è di quella P, di quel pomeriggio di settembre, del mare? Cosa ne è di quelle pagine lasciate vuote? Ci sarà qualche lettera in più, lì, ora? Chissà se esistono più.
Esisterebbero, se fossi io a custodirle.
Talvolta fantasticammo sulla trasgressione, la fuga, la novità, le risate estreme, le gallerie buie. Ma cos'è importante nella vita? Sono importante io? Tu? Il cielo? Le note? I colori? I sorrisi (I miei o degli altri?)?
Dal dolore nasce il cambiamento, ed eccomi.
Dalla felicità apparente stasi. Serenità eppure.
Cosa voglio io da tutto questo?
Mi sembra di essere sempre allo stesso punto, giro in cerchio, mi allontano, cambio strada. Ma ecco, di nuovo torno qui. Chissà se riuscirò mai ad abbandonare queste lande.
Forse no. Forse non c'è mai riuscito nessuno. O forse sono diverso dagli altri, forse tutti ci riescono. Forse io non voglio. Forse io non posso. Forse non devo.
Forse dovrei farmi bastare questo. Un sentimento vivo in me, che mi fa sentire vivo. Poco importa ciò che c'è intorno. Importa ciò che c'è dentro, perché forse, in fondo, la realtà è la mia. E i miei sentimenti sono belli. Che mi riducano a brandelli, mi ricordino il sorriso dandomi lacrime, o mi facciano sorridere di speranza, poco importa. Vivere è assaporare tutto questo. Nutrirsi di ciò che proviamo.
E questo sentimento che vive ora in me è bello in sé.
Poco importa se non saprai mai che è esistito. Poco importa se lo getterai a terra. Poco importa se non lo capirai. Poco importa se lo rinnegherai.
Quello che importa è che lo sto vivendo, ora. E già questo mi piace.
Mando un pensiero, e chissà se arriverà. Chissà che ne sarà di lui durante il tragitto.
Io ci sono, qui. Ecco. Ecco cosa sono. Sono quello che ho dentro. Sono qui dentro. Sono quello che sento.
Non c'è una ragione per non provarlo.

further along we just may
but for now it's just another lonely day.


mercoledì 13 ottobre 2010

Volare, Suonare, Salutare

on air: "Go Do" Jónsi

Mi vengono in mente solo dei versi, ma non credo il mio pensiero sarebbe compreso da tutti. E cosa scriviamo a fare se nessuno capisce?
Detto ciò, cercherò di esprimermi come meglio posso.

Ricomincio a volare.
Stavolta ho entrambe le ali sulla mia schiena. Sono un angelo completo. Certo, ho bisogno del vento per librarmi in volo, ma riesco a farlo da solo. E il mondo torna ad essere più bello visto da lassù. E tutto così lucente!
Canto con la voce di Jónsi e mi sento a mio agio, fra archi e flauti che si spingono sulle ottave più alte. Per non parlare di quelle percussioni insistenti sul battere di ogni quarto, folate di vento precise e solide che permettono alle mie ali di cogliere le più piccole sfumature dell'aria in cui navigo.
Scorgo, sotto di me, i colori mutevoli delle persone. Qualcuno mi saluta. Qualcuno abbassa la testa. Qualcuno si ferma, e sembra voglia parlarmi, ma io vado avanti. Ho deciso di non fermarmi stavolta, perché troppo spesso le mie soste hanno atrofizzato le ali. Ora che cominciano a riprendere una muscolatura solida, non posso permettermi nessuna incertezza.
Però c'è qualcuno che da un po' non vedevo, sotto di me. Ed ecco, si volta a guardarmi. E' piacevole incrociare di nuovo quello sguardo, e qui, decido di riprender fiato per un po'.
Poi continuo a volare, rispondendo a chi mi chiama, cercando di trovare le parole giuste, e di trovarne almeno una per ognuno.
Continuo a volare, e ora sono dei tasti solidi che mi danno la spinta per volare. Suonano melodie passate, un po' arrugginite. Ed è tutto diverso però.
Sembra che le cose possano cambiare in poco tempo. Poco poco a volte.

Ho pensato che oggi poteva essere il giorno in cui avrei cominciato a rispettarmi un po' di più. Oggi doveva essere il giorno in cui cambiavano le cose. Lo è stato, per molti aspetti.
E' bello quando la vita ti da occasioni per dire basta, o per dire grazie, o per dire eccomi, o per dire ricordati di me, o per dire posso farcela, o per dire non mi interessa.
Oggi ho detto basta a me stesso con un saluto. Un saluto e basta. Forse un addio al me stesso che voleva proprio qualcosa di più di questo. E camminando con le spalle rivolte verso quel passato ho pensato: non mi interessa. Non mi interessa se il suo sguardo seguiva la mia nuca, o se ha continuato la sua strada. Io, ho continuato la mia, con il respiro mozzato per un po'. E' amaro tutto ciò. Ma è il rispetto che mi devo.
Poi, oggi ho detto grazie con un saluto. Un saluto e una chiacchierata. E la felicità di capire che ci si può sbagliare. La felicità di ritrovare occhi conosciuti e una voce inconfondibile. La felicità di parlare col sorriso e la maturità che serve per crescere. La serenità di capire che si può sbagliare e nonostante questo si è disposti a sorridere insieme. Una piacevole sorpresa. Grazie ancora.
Ho anche ritrovato, parlando, persone di cui spesso dimentico l'esistenza. Ed è un peccato.
Ah, e c'è un pianoforte al piano di sotto. Il Mio pianoforte.
Domani, invece, avrò una ciocca verde.

Posso cambiare se lo voglio.
Nel frattempo, volando canto.

lunedì 27 settembre 2010

Ritorno Io

on air: "Let Love Down" Stefani Germanotta

Sto subendo una regressione. Come un processo triadico hegeliano, sto tornando a me stesso dopo essermi posto all'esterno del mio corpo e contrastato.
E' servito tutto il dolore e i lividi, gli sguardi perfidi di chi è troppo immaturo, sterile, le lacrime e le urla, le paure e il veleno distillato dalla mia stessa mente.
Mi guardo indietro ed ecco cosa vedo: ho perso molto.
Ho perso la mia sicurezza di eternità, nella quale, sì, credevo davvero, e che pur nello strazio che comportava mi faceva sentire caldo, protetto, sicuro, quando in realtà forse era proprio tutto quello che mi ha alienato da me stesso.
Ho perso la fiducia nelle persone, o almeno, ne ho molta di meno. Rendersi conto che il modo di vedere un altro di fronte a te possa cambiare in così poco tempo, è veramente terribile. Allora, cosa ne sarà di quello che c'è oggi e di chi c'è oggi ad abbracciare la mia carne? Non resta che ripetersi che sono i ricordi quello che importa, che le persone e le cose ci passano accanto e ci lasciano qualcosa ed è questo che dobbiamo e possiamo conservare, perché delle loro voci non ci resteranno che echi, della loro pelle non resterà che una sensazione di fresco sulle dita.
Peccato. Era così bello credere che ci fosse davvero qualcosa di permanente. Almeno un pensiero da portare sempre dentro, anche quando la sua carne era lontana, e le voce troppo bassa.
Invece no, anche quello è stato messo in discussione. Anche anni di promesse e bellezza. In questo momento preciso, non me ne rimane niente. Solo amarezza. Non tristezza. Non nostalgia. Non inquietudine. Un po' di paura, ma quella appartiene a me. Il resto è solo amarezza.
Chissà domani cosa penserò a proposito.
Ma comunque.

Sebbene non sembra nemmeno a me stesso (dato che continuo a oscillare invertendo i poli dei miei pensieri), sto riacquistando il mio equilibrio e le mie capacità difensive. Sto acquisendo un po' di libertà nel vedere il mondo e sto cominciando a capire come sia possibile ogni tanto lasciarsi andare un po' più in là, continuando ad essere me stesso, anzi, forse un po' di più.
Sto anche capendo che è bello liberarsi delle parole e dei gesti, emettere ogni cosa che proviene da qui dentro, per fare spazio a tutto quello che in cambio può tornare. E' bello puntare per un po' l'attenzione su di sè, per riuscire a comprendere cosa ha questo mondo da offrire e cosa io posso trarne di buono. Anzi no. Cosa io voglio trarne di buono.
Il mio squilibrio ha fatto male e calpestato, ho corso troppo, pensando che le mie gambe sapessero tenermi in piedi in un sentiero mai percorso, e ho sbagliato. Del resto, come potevo saperlo?
La vita è piena di errori che purtroppo troppo spesso fanno male anche agli altri, ma siamo umani e ciò che proviamo non è solo frutto della ragione, anzi.
Chi non vuole farsi ferire dagli altri può solo rimanere in una gabbia di vetro, perché prima o poi anche la persona più vicina alla perfezione si troverà a sbagliare. La cosa più giusta da fare a quel punto è capire che il mondo è così e purtroppo non sempre tutto va come pensavamo fosse giusto che andasse. A volte chi non lo merita riceverà pugni in faccia per chissà quale peccato karmico. La cosa che ho imparato a fare, molto tempo fa, è chiedermi sempre: cosa ho sbagliato io? Quale male ho commesso al mondo che mi ha messo di fronte a questo dolore? E c'è sempre un motivo. Io, molti dei miei sbagli ancora non ho capito quali sono. Ma chissà, ci sarà un motivo per il dolore che proviamo. Forse.
E un'altra cosa che ho capito: che è così bello essere felici (lo ricordo, pensando a molto tempo fa). Ma è anche bello star male, piangere, aver paura, provare vergogna, sanguinare, trovarsi al buio. Anzi, mi ritrovo, ora che sono soggetto a una parziale tranquillità (almeno emotiva, non mentale), a rimpiangere qualche giorno fa in cui la mia ispirazione artistica derivata dalla nostalgia, dalla rabbia e dalla paura mi ha dato l'occasione di scrivere note che alle mie orecchie non sono mai state così piacevoli. Sono riuscito a mettere le mie paure e le emozioni sui tasti e nella mia gola, e ne sono soddisfatto. E' quello per cui vale la pena vivere, questa catarsi che è metamorfosi, attraverso la quale lo spirito si fa manifesto e prende forme fisiche.
Sì. E' per questo che voglio vivere.
Trasformarmi in musica e partecipare all'eternità del mondo. Lo diceva la mia professoressa di fisica, le onde sono infinite.
E allora voglio diventare un'onda nello spazio infinito, infinita nel tempo, infinitamente compiuta, completamente me, la mia anima, la mia voce. Io.

domenica 12 settembre 2010

Il Mondo Gira, Il Tempo Scorre

on air: "Fast Car" Tracy Chapman

Il mondo gira, il tempo scorre.
Io cammino nella nebbia.
Si compiono azioni sconsiderate seguendo il presente.
La mente è così confusa dai mille pensieri che opprimono, che non mi sono reso conto di tutto quello che perdo.
Sto perdendo tanto.
Il tempo, le possibilità, il sorriso, il mio e quelli che avevo davanti al mio.
Ho fatto del male, in passato. Ed ho imparato cosa sbagliavo.
Ancora oggi faccio del male. Ho imparato qualcos'altro. Ho sbagliato di nuovo. Un nuovo errore diverso. Inciampo, cado a terra. Non riesco ad alzarmi, anche se qualcuno che mi offre la mano c'è. Non ci riesco. Le ferite sul mio corpo sono troppe e devo curarle una ad una.
Il dolore che c'è fuori di me, lo sento stringermi la gola e penetrare nello stomaco. E ogni passo diventa difficile, ogni parola ne nasconde altre cento dietro. Ogni mio pensiero si sviluppa tridimensionalmente verso ogni direzione, e le questioni da risolvere si moltiplicano esponenzialmente.
Non sto fermo comunque. Questo è un bene. Ma il passo è troppo lento, il pensiero è ostacolato da milioni di corde che lo legano e inciampa continuamente, si rotola su se stesso, torna indietro, esplode e si nasconde, scende giù e lo vomito.
E di certo nemmeno il mondo sta fermo ad aspettarmi. Tantomeno le persone.
E mi rendo conto di non riuscire a scrivere, perché tutto quello che dovrei dire è davvero troppo e non riesco ancora a riorganizzare le idee. Dovrei prima di tutto cercare il capo del filo (di un filo almeno) e scioglierlo lentamente, con calma. Magari ascoltando Fiona Apple e Regina.
Magari con una tazza di thè poggiata sul tavolo e una pioggerellina che ticchetta sulla finestra della mansarda e il mio diario e le penne colorate sotto i miei occhi.
Per cominciare a capire che esisto io.
Che posso vivere al mondo da solo, in mezzo agli altri.

giovedì 19 agosto 2010

Un Sospiro, Un Sorriso

on air: "Sospesa" Malika Ayane











Non sempre è necessario dare un nome. Non sempre è bello. Lasciare la liberta alle cose o alle persone di definirsi autonomamente è il significato primo della libertà e poi in fondo di definito e certo non c'è niente, tutto si trasforma, di giorno in giorno, di secondo in secondo. Stabilire il momento in cui qualcosa non è più ciò che era prima non è sempre facile o opportuno.
Stasera però ho dato un nome a qualcosa, ed ha un nome che mi piace.
Forse non era importante darlo, forse superfluo, perché è vero, a volte non bisogna parlare troppo, ma capire da ciò che si ascolta o da ciò che si vede. Un sospiro di piacere, un sorriso sinuoso.
Una frase conclusa con un punto, e poi, chissà se si arriva all'inverno. Ma questo non è importante adesso. E' importante il sorriso sul volto, e tutto il resto che c'è ora di bello.
Bello.
Hey!
Un sospiro di piacere, un sorriso sinuoso.

martedì 10 agosto 2010

Una Ferita

on air: "Speechless" Lady Gaga

(Quando scoppia la bolla non si è mai sicuri in nessuno posto)





















Capita di nascondere le ferite sotto ai vestiti. Crediamo che se non le vediamo non faranno male. E ci illudiamo che è veramente così. Cominceremo a pensare che è il vestito che ci da dolore. Cominceremo a pensare che è l'acqua calda della doccia che ravviva il bruciore. Cominceremo a pensare che la colpa è del braccio, se non si muove. Cominceremo a pensare che è l'aria che ci fa male. Quando invece è la ferita stessa che decide di aprirsi e richiudersi a suo piacemento, togliendo agli occhi la facoltà di vedere chiaro.
Non basta pensare che sarà il tempo a guarirla, smettendo di pensarci, la ferita continuerà a infettarsi e coinvolgerà il resto del corpo.
Non devo far finta di niente e devo curarla. Così che sarò contento, quando sarà passato il dolore, di guardare la cicatrice che lascerà e ricordare chi me l'ha donata. Ricorderò il momento in cui è stata inferta, ma capirò il perché, o accetterò le conseguenze. Quando riuscirò a fare questo, allora potrò guardare un po' più indietro, e cancellare il rancore, recuperare tanto tempo che ora mi sembra gettato nel mare.
A volte, il bruciore cancella anche i bei ricordi, cosa che forse per ora può sembrare auspicabile. Ma non vorrei fosse così. Vorrei poter ricordare ogni cosa, ogni persona, col sorriso. Vorrei poter chiamare e ricevere una risposta da una voce conosciuta. Ma chissà come risponderebbe ora, quali note canterebbe.

Nelle mie orecchie la musica in sottofondo è assordante e confusa. Credo che siano due canzoni che suonano contemporaneamente. Una è triste e malinconica, mi ricorda il mio passato sereno. L'altra è luminosa e fresca, e ne sto tenendo il tempo. Ogni tanto se ne aggiunge una terza, schitarrate distorte e batteria invadente, una voce che urla infuocata. E quando le loro note si incontrano perdo l'equilibrio e cado, non riesco a capire quale melodia intonare, e il mio corpo è incapace di lasciarsi andare a nessuna di esse.
Perdo l'equilibrio e cado.



domenica 1 agosto 2010

Momenti

Tutto diventa sempre più naturale.
Diventa più naturale perdere sanamente un po' di tempo, e smettere di rovinare tutto. E suonare alla rinfusa qualche nota che si rivela intonata. Guardare occhi nuovi da così vicino e toccare mani morbide ed eleganti. Aspettare una voce incerta che prima o poi mi canterà qualcosa. Forse.
Sto riuscendo a rendere più spontanea la mia mente, i miei pensieri, le mie parole, vivendo ora quello che c'è sotto le mani.
Non bisognerebbe pensare troppo, certe volte. Non bisognerebbe figurarsi il futuro per cercare una soluzione alla moltitudine delle probabilità della vita. L'unica soluzione è vivere, e preservare le proprie emozioni per render sicuro il corpo non fa che solidificare lo spirito. Io invece ho imparato un po'. Anche se la testa mi pone continuamente freni per ostacolarmi, voglio riuscire a fluire negli accidenti della vita prendendone il meglio, vivendo questo momento così, e se sto bene continuerò nel prossimo.

A volte mi sento a disagio nel silenzio. Penso di non essere all'altezza, mi sento inadeguato. Poi penso che forse è bello anche quello. Che a volte riuscire a stare in silenzio non è che un sintomo di serenità. Trovo che il bisogno urgente di trovare parole e formulare frasi arbitrariamente, l'istinto primitivo alla socialità, non è che insicurezza congenita.

Invece lui è in disparte, sinuoso, nascosto dietro l'aria, cammina schivando gli atomi più ingombranti. Cammina. Sorride. Sorrido.



on air: "Laughing With" Regina Spektor

martedì 20 luglio 2010

Un Nuovo Bosco Selvaggio

Un nuovo sorriso. Nuove labbra. Una nuova voce. Un nuovo futuro. Una nuova prospettiva.
Sto vivendo.
Mi sto riscoprendo.
Ma brucia la delusione di qualcosa che sfugge, e non so cosa pensare a riguardo, perché tutto ciò è surreale. Pensavo ci fossero forze più grandi per fronteggiare tutto questo. Evidentemente non era così. Forse mi sono sbagliato su alcune cose.
Ma va così a volte.
E ora, i pensieri negativi devo mandarli via.
Ora basta.
C'è una vita nuova che va vissuta. Senza paure ed (eccessive) seghe mentali.
C'è un nuovo mondo che sto scoprendo. Un mondo urbano in cui questo elfo selvaggio è felice di inoltrarsi. Chissà cosa ci troverò.
Sto vivendo. Sto mutando. Sto tornando me stesso.
Bella questa nuova canzone, ne sto ricordando le parole.
E sono un bosco selvaggio nella terra di Hermes. Con le scarpe a punta. Mi piaccio, visto da quegli occhi.
















on air
: "Eet" Regina Spektor

domenica 4 luglio 2010

Rinnovome

E' molto tardi, stanotte. Ma volevo darmi un po' di tempo, dedicare qualche minuto a svolgere la matassa che la mia testa aggroviglia.
E estate, pienamente. Non mi sono nemmeno accorto del suo arrivo, giugno è finito così velocemente, e non ho goduto del mio mese quanto meriterebbe.
Capisco ultimamente, affronto, evolvo. Ho capito che il mio muscolo involontario più interno aveva smesso di battere da un po', aggrappato con i suoi artigli su quell'ammasso pesante che si trova qualche centimetro più su. Aveva smesso di battere, colpito, malmenato, stretto dalle stesse mani che gli danno vita, dimenticato, preso in giro, violentato.
Ha ripreso a battere ingenuamente, lentamente, affannato, spaurito. Ma ora davvero non sa dove aggrapparsi. Il sostegno che ha usato per così tanto tempo ormai è inutilizzabile, così lacerato dalle ferite causate. Batte, ora, incessantemente, Ma è stupido e affrettato. Gli occhi tornati ad un parziale luce non sono ancora abituati, e lui cerca di tenersi non appena trova un appoggio apparentemente stabile. Ma forse questo sostegno non c'è davvero, e cadrà di nuovo a terra. Non si farà calpestare di nuovo, però.

La comunicazione ormai sta diventando di pietra, e lo sfondo bianco sul quale avviene è una sterile lavagna che assorbe quel poco gesso che tocca, non fa che svilire la voglia.
Attendo un suono, a volte. Ma non è ancora mai arrivato, quello giusto.
E volte sento dei suoni uscire dalla mia bocca che mai erano stati prodotti. Parole nuove, sensazioni che puramente risalgono la trachea e si trasformano in vibrazioni specifiche. Semplicemente parole. Le mie parole.
Ci provo.
Aspetto?
Rifletto.
Aspetto. Mi illudo.
Resisto.
E poi?
Ho bisogno di: s*7, s*6, a*4, e*5 a*4, r*5, f*5; c*4, b*7, b*6. Molte cose, importanti.
Prego, spero, imploro, provo, mi sveglio, fumo (troppo), chiamo, aspetto.


on air: "Tomorrow" Avril Lavigne

lunedì 28 giugno 2010

Volevo dire...

Volevo dire grazie per tutto quello che c'è stato di bello, e scusa per ciò che ho sbagliato.
Volevo parlare di tutto quello che c'è stato di bello, ma forse non serve, perché lo ricordo.
Volevo dire scusa a chi non sa tutto di me.
Volevo dire eccomi a ciò che sta arrivando.
Volevo dire niente e invece ho detto troppo.
Volevo dire semplicemente ciò che sono e a volte l'ho fatto.
Volevo dire aiuto.
Volevo dire basta.
Volevo dire ancora.
Volevo dirmi bravo per tutto quello che ho fatto ultimamente.
Volevo dirmi che avrei potuto fare di più.
Vorrei dire qualcosa di più ma ancora non è possibile.
Volevo dire sempre e l'ho fatto ingenuamente.
Volevo dire sempre ma ci ho creduto veramente.
Volevo dire sempre e un sempre c'è ancora in qualche modo.
Volevo dire aiuto ma a volte non avrei avuto risposta.
Volevo dire salve a questo nuovo sole caldo.
Volevo dire grazie al mondo e scrivo qui.
















on air: "Anything but Ordinary" Avril Lavigne

mercoledì 23 giugno 2010

Centro

Ecco...un po' più a sinistra...ci siamo quasi...leggermente più in alto...ecco...ecco...lì ci sono io.
























Prendo la mira, e comincio a corrermi incontro, non devo perdermi di vista, devo mettermi un po' più al centro, devo essere il mio obiettivo.


on air: Virginio "Come Promesso"

martedì 15 giugno 2010

Non sono più logico

E' un po' che la mia mente ha cominciato a funzionare in un modo diverso. Riuscivo a risolvere i miei problemi analizzandoli, guardandoli dai vari punti di vista che il mondo mi metteva a disposizione e cercavo di trarre le soluzioni più adatte.
Ora sembra che la mia mente non voglia più seguire una logica regolare.
Successo dopo successo, la mia mente non riesce a far altro che pensare a ciò che non va. Ciò che manca, ciò che fa paura. E non riesco a guardare a tutto il bello che ho, che c'è e che un pochetto sono anch'io. Non riesco davvero, ed è un incubo che va avanti da troppo.
Forse comincio a scrivere sulla carta, qui sta diventando tutto così plastico.

domenica 16 maggio 2010

Me

Cos'è importante?

Domanda difficile, terribilmente.
Ora come ora, mi sembra che i miei sogni e le mie paure siano alterazioni spontanee del mio pensiero. Non sono io che scelgo i miei desideri, non più.
Perché sto facendo tutto questo? A me non interessava poi così tanto, e ora, sento un senso di dovere inesplicabile, inestricabile.
Che importa se non ottengo il massimo in qualcosa che non è importante per me? Credo niente.
E poi, se non raggiungerò il massimo, comunque avrò buoni risultati. Allora perché preoccuparsi?
Perché passare le giornate a pensare a come poter raggiungere un traguardo che non è il mio?
Ora basta. Mi riprendo in mano e comincio a vivere per me, il vero me che da un po' sembra stia abbandonando.
Ricomincerò a suonare il mio piano, ricomincerò a cantare, cercherò un mio lavoro, leggerò bei libri, magari scriverò il mio, passeggerò e nuoterò un po', dipingerò un bel quadro che ho sempre voluto fare, parlerò con le persone, mi innamorerò ancora, farò l'amore col cielo.
Questo sono io e voglio ritornare in me, perché è troppo tempo che mi scanso.

domenica 25 aprile 2010

Circonferenze, Punti, Rette, Curve

on air: "Something Somewhere" Duncan Sheik

La mia vita non va male in generale.
Ultimamente sto scoprendo molte cose di me, molte persone, molti pensieri. Sto riscoprendo piaceri che avevo perso, parole che avevo dimenticato, voci che non ascoltavo da un po'. Sto muovendo i primi passi a mani libere dopo tempi di riabilitazione.
In tutto questo posso dire di essere pieno di speranza, vivace, fertile.
Una sola cosa non va.
E quando ci torno a fare i conti tutto il resto svanisce per un po'. Non vorrei tornarci con la mente, e certe volte è meglio immaginare, anche se i sogni spesso, per me, hanno sempre un finale troppo reale. Cioè depressivo. Cioè è meglio non sognare. Cioè a volte gli incubi sono meglio della realtà. La mia.
E' tutto bello questo mondo sconosciuto. In questa mia vita circolare mi discosto dal centro per raggiungere un punto determinato della circonferenza.
E nel fare questo sono felice, perché mi avvicino alla mia meta.
E nel fare questo sono triste perché mi allontano da tutte le altre possibilità.
E' questo la vita.
Nasciamo nel centro, e lentamente ci guardiamo intorno nei primi anni di vita. Poi muoviamo i primi passi verso quello che ci piace. Ma ecco, tutti gli altri punti si allontanano. Poi può capitare che ci accorgiamo che la direzione che abbiamo preso non piaccia veramente, o che non ci convinca del tutto. Oppure che non è l'unica cosa che vogliamo. E cominciamo a prendere un'altra direzione, allontanandoci di nuovo da altre possibili mete.
Prima o poi, però, bisogna decidere in quale punto toccheremo la circonferenza. Chissà cosa succederà lì.
Io ora mi trovo qui, nel cerchio, non abbastanza al centro per potermi guardare intorno per tutti i 360°, né troppo vicino alla circonferenza per correre con perseveranza verso il punto, e solo quello, che voglio raggiungere.
Sono qui. E ogni tanto faccio un passo avanti, ma a volte vengo tirato indietro, spinto alla mia sinistra dal vento, o alla destra dalle ombre. A volte cado e mi rialzo. A volte c'è nebbia e non vedo dove sto andando. La strada che ho percorso è piena di curve a gomito, sterzate, giri circolari, incroci. E ora non so dove sono, mi guardo intorno.
Ci sono troppi punti della circonferenza che mi attirano.
Come una falena volo verso le molteplici fiammelle che mi guardano da lontano. Forse il fatto che sono così tante mi salvano dal bruciarmi le ali.


domenica 18 aprile 2010

Lacrime

(Un binario che chissà dove porta)

















Sgorgano di nuovo dagli occhi, ed era tanto che si appostavano qui dietro, proprio sotto le palpebre, spingendo i nervi ottici a spasmi saltuari per contenere il liquido del dolore.
Cominciano a fluire lentamente mentre pronuncio le parole che da molto tempo si nascondevano in dolorosi pensieri non completamente formulati, così ben nascoste in emozioni transgeniche e in paure trasferite.
Scendono, mentre mi rendo conto del senso unico del mio sguardo. Scendono mentre dico ti voglio bene e non ottengo risposta. Scendono perché amo ricevendo letterali pugni nella pancia.
Scendono perché se ho sbagliato è stato solo cercando di fare del mio meglio. Se ho sbagliato è perché ho amato troppo. Ho sbagliato per uno pseudoaltruismo calcolato male. E continuano a scendere.
Scendono perché mi accorgo che chi ha ferito e pugnalato alle spalle alla fine non ha quel che merita. Anzi. Chi ha ucciso, tradito, usato non ha dimostrato che la sua superiorità. E' la legge del più forte. E' la legge del più stronzo.
E ovviamente non sono io.
Né forte, né stronzo.
Continuano a scendere perché chi ha vinto ride. Chi ha vinto mostra i denti. Chi ha vinto non sa niente. Chi ha vinto è preso in giro dal mondo. Chi ha vinto non si guarda alle spalle. Chi ha vinto spesso finge. Chi ha vinto crede di sapere, ma non sa niente. Quando aprirà le orecchie succederà qualcosa di inaspettato. Quando aprirà gli occhi sarà troppo tardi, e vedrà il mio pugno che si avvicina.
E continuano a scendere mentre parlo, e continuano quando la frase sta per terminare. Continuano a scendere quando non ricevo risposta. Continuano a scendere, quando ascolto. Ed è peggio di prima, perché ciò che mi viene detto non mostra alcun segno di pietà. E' peggio di prima, perché la freddezza che sento e che avverto è la punta di un iceberg massiccio. Finalmente smettono di scendere, perché il mio sistema di autodifesa rientra in funzione.
Forse se fosse più spesso fuori uso riuscirei a far capire meglio le mie emozioni. Forse se piangessi un po' di più dimostrerei l'amore che ho dentro, si vedrebbe il dolore che ho dentro. Forse se piangessi un po' di più capirei cosa si prova.
Forse se non cercassi di arginarle riuscirei a liberarmi completamente, forse tutto questo dolore andrebbe via. Forse non mi importerebbe più nulla. Forse riuscirei a voltare lo sguardo verso l'alto, spostare la frangetta e guardare meglio questo cielo un po' nuvoloso ma così lucido.
Ma così sono. E solo nei momenti in cui tocco il fondo riesco ad esplodere in questo modo. Nel resto del tempo, anche se sto male, anche se non respiro, sembro sempre equilibrato, sembro solido, capace. Non è così. Non è dalle lacrime che dimostro il mio malessere. Quando arrivano è proprio il momento in cui mi sembra che non ci sia via d'uscita. O è quando capisco che ho sbagliato tutto. O quando mi sento completamente perduto. Maltrattato. Bastonato. Sanguinante.

on air: silenzio.

venerdì 16 aprile 2010

Come Fare l'Amore

Sto vivendo una delle più belle cose che ho sempre sognato in vita mia. Anche se in piccolo, anche se per ora senza un fine preciso. Sto condividendo la cosa più bella che ho, ed è così eccitante.
Poter diventare tutt'uno con la musica e fondermi in questo modo con qualcun altro è fantastico.
E' come fare l'amore. Ma ancora meglio.
E' sciogliere la propria mente sulle mani e nella gola, e fondere le mani con il piano, le labbra con il microfono. E' mischiare tutto questo con gli spiriti degli altri e percepire la loro intimità nonostante l'apparente distanza.
E' baciare la musica con la lingua. E' toccare la sua pelle morbida, sentire la sua leggera peluria sotto i polpastrelli e scaldare con un dolce fiato il suo collo sensibile. E' come pervadere il suo corpo di baci soffici e poi tirare fuori la lingua nel punto più bello, farla vivere di questa scossa continua. Sentire il profumo dolce del suo sudore e scambiare la sua saliva fresca con la mia. E' entrare dentro di lei e uscirne portandosi dietro la pressione della sua carne calda e il suo sangue. E' penetrarla lasciando in lei tracce di me. E' avvolgerla, svuotarla. E' riempirsi, esplodere.
E' un orgia di angeli alla quale posso finalmente partecipare. Un'orgia pura, liquida, sospesa.
E' il godimento più alto che possa provare, e sto godendo di questa eccitazione prolungata, l'orgasmo più bello che abbia mai provato.
In questo momento non mi importa del Motivo. Anzi, forse è questo il Motivo.
Forse tutto quello che ho vissuto è servito per portarmi qui, ora. Forse non sarei mai entrato in quella stanza se non fossi stato spinto dalla voglia di riscattare il mio cielo. Forse non avrei mai avuto il coraggio di prendere la parola e rispondere di si. Forse non avrei avuto l'occasione fortuita di trovarmi nel posto giusto nel momento giusto se non fossi stato testardo nel mio rivendicare le mie libertà più semplici. Forse avrei rinunciato per fugaci momenti di illusione insicura. Ma invece, i pezzi sono stati messi in fila affinché io potessi arrivare in questo luogo ora.
Cosa succederà ora, in quella sala, e nel mondo che mi guarda fuori, non lo so. Ma ora sto bene.
Sto godendo.

giovedì 15 aprile 2010

Il Motivo

Bene.
Sembra che la sfiga mi perseguiti. Sembra che nella mia vita sia normale che io sembri uno sfigato ad honorem. Sembra sia normale che mi innamori delle persone che non mi vogliono. Sembra normale che arrivo mentre il treno sta partendo davanti ai miei occhi. Sembra normale che nel momento in cui dovrei dimostrare quanto sono bello, la mia tendenza autodistruttiva fa di tutto per farmi tacere e farmi sembrare un perfetto cretino o farmi urtare contro ogni mobile alla portata del mio corpo. Sembra sia normale che i miei sentimenti si manifestino solo quando non è il momento giusto. Non sembra normale che le cose possano andarmi bene, ogni tanto.
Ma.
Parlavamo, io e lei. Lei, apparentemente come me. Lei apparentemente grezza come me.
Siamo entrambi due pietre preziose, un po' sporche di terra. Io un frammento imperfetto di giada, lei fluorite accecante. E tutti e due sfigati. Sembra che non ci possa essere nessuno che ci tolga la terra di dosso.
Continuiamo a vagare, sporchi, forse anche noi inconsapevoli della nostra reale lucentezza, un po' verde, un po' indaco.
Ma lo sappiamo perché succede tutto questo. Sappiamo che tutta la sfiga che ci avvolge c'è per una precisa ragione. E la ragione è IL MOTIVO. Il Motivo per il quale vivo questa vitaccia (vitaccia almeno fin'ora) e che devo estinguere per far si che la felicità non me la debba cavare a forza tirando su le guance, cosa che a volte diventa un mero esercizio muscolare.
Qual'è il mio Motivo?
Ci penso continuamente.
Non lo trovo.
Anzi.
Credo di avere più di un motivo (ciò vuol dire più sfiga, ovviamente). Ovviamente a ogni Motivo corrisponde un determinato tipo di sfiga, e solo per alcune di queste sono riuscito a trovare la via della soluzione. Se facessi la lista delle sfighe, non finirei mai. Mi limiterò ai pochi Motivi che ho trovato.
Uno dei primi Motivi ai quali sono arrivato è che devo essere un po' meno presuntuoso e un po' più tollerante. Capito il Motivo, modificato l'atteggiamento (o almeno mi ci impegno), dovrebbe finire la sfiga dovuta a questo Motivo. Invece niente. Eh vabbé.
Un altro motivo è che non devo appoggiarmi agli altri e che devo riuscire a vivere bene anche camminando solo sulle mie gambe (cosa che comunque già faccio abbastanza). Capito il motivo, sto diventando autonomo. Ma la sfiga continua.
E ancora: devo utilizzare le mie capacità per permettere la crescita di chi ho intorno.
Il Motivo più importante è che devo imparare a vivere sul momento. Che devo piantarla con le seghe mentali à la Dawson Leery, anche se purtroppo il suo spirito pervade il mio corpo da quando ha preso possesso di me durante gli anni delle medie. E questo motivo è quello che sta portando le ripercussioni peggiori nella mia vita. Dovrei cominciare ad ascoltarlo seriamente.
Un altro motivo: devo buttarmi nelle situazioni che non conosco. Ci sto riuscendo. E la sfiga in questo è un po' diminuita.

sabato 10 aprile 2010

Enviedev

(Vorrei chiederea te che immagine potrebbe essere adatta per le mie parole,
ma non ci sei.)
(Ricordi?)


Avrei voglia di urlare in faccia a chi mi maltratta. E avrei voglia di picchiare i pezzi di merda che camminano tranquilli per strada, anche se a me non hanno fatto niente. Avrei voglia di uccidere l'ipocrisia e i suoi detentori. Vorrei palesare le mie emozioni con chi merita. Vorrei capirci qualcosa. Vorrei non vivere qui dove tutti i giorni vedo la tua faccia instabile. Vorrei non avere il mio numero. Vorrei trovare un modo per dimenticarmi di tutto e non star male. Vorrei qualcuno che possa starmi vicino in questo momento in cui niente va bene. Avrei voglia di tuffarmi nell'acqua salata. Vorrei avere un punto fermo, che ho perso. Vorrei non aver fatto quello che ho fatto due giorni fa, ma ormai è passato. Vorrei ricordarmi chi sono in mezzo a tante cose che non mi piacciono. Non vorrei arrivare al punto di odiare. O vorrei arrivare all'indifferenza. Vorrei coerenza.
Vorrei prendere un pugno e piantarglielo in faccia, senza motivo. Vorrei un pugno e minacciarlo. Vorrei usare le mie labbra per tentarlo. Vorrei ridurlo in polvere. Anche se non è niente per me.
Dovrei essere più stronzo. Dovrei farmi i cazzi miei. Dovrei mandare a fanculo la mia coerenza e sfoggiare abiti nuovi. Dovrei cominciare a bestemmiare ma sono troppo idealista. Dovrei trovare qualcuno da pregare, che mi salvi. Dovrei acconsentire a richieste soffuse, ma ho paura di far male. Dovrei trovare un equilibrio anche così. Dovrei forse seguire il mio istinto che mi dice di distruggermi? Dovrei vomitare.
Dovrei essere più forte. Dovrei superare. Dovrei andare oltre.
Dovrei fottermene.

on air "Sorrounded" Chantal Kreviazuk

giovedì 8 aprile 2010

Una piccola Storia


C'erano delle cose che non avevo detto di me.
Poi tutto è esploso. Ero me, finalmente, anche ai suoi occhi.
Un passo così piccolo, e l'inizio di una storia. Lo scopo ancora non l'ho capito, così come tanti piccoli svolgimenti/stravolgimenti che la storia prenderà.
Ma le parole subito dopo il "c'era una volta" erano soffici, calde, rassicuranti. Forse un po' acerbe.
E già subito in quelle parole si svolgeva la mia continua crescita. Ero nuovo, ma avevo solide basi.
Chissà come sarà il mio visse felice e contento.

domenica 4 aprile 2010

In Sala Prove

(entro in sala prove)
Appena torna la pioggia, le ali si bagnano, è così difficile volare.

Sono qui e mi guardo un po' indietro, in questi giorni passati a evitare il pensiero.
Ho rotto un nuovo pezzettino di guscio, e ho vissuto uno dei miei più bei sogni, che con la mente ne apre mille altri.
Posso dire di essere un po' più vivo.
Quello che tutto questo mi darà non lo so, e nemmeno voglio star qui a pensarci. Voglio e dovrei cominciare a vivere ogni attimo e ogni buona occasione che mi si presenta, gustando il sapore e ammirando quello che ho intorno.
Ed è proprio seguendo questo proposito che sono riuscito a scalfire la scatola che mi contiene, ancora un po'. Ho avuto il batticuore dopo così tanto tempo, e la mia pancia ha ripreso a far male. Ma quel male positivo che fa sentire vivi, e lentamente, sto cominciando a curare le ferite sulle mie ali, con timore guardo verso il cielo, mia prossima meta, e piego un po' le ginocchia per poter spiccare il volo. Sento la mia musica in sottofondo ma forse ancora non è il momento di cantare a voce alta, le orecchie non sono pronte. Ma lei è al sicuro.
Forse potrò diventare davvero quello che ho sempre sognato.
Forse il mio personaggio sarà davvero come l'ho sempre voluto costruire.
E forse anche la mia persona sarà così.
Voglio avere fiducia in me e nel mio destino, perché le cose accadono, a loro tempo. Forse questo è l'inizio del mio! Spero.
E poi, se anche tutto il resto non va poi così bene, io non voglio pensare più alle ferite che ho, perché l'ho fatto per troppo tempo. Si rimargineranno da sole, lentamente. Continuare a leccarle non farà che peggiorare l'infezione. Forse è arrivato il mio momento per vivere?

on air: "Piove", L'Aura

mercoledì 31 marzo 2010

Mannaggia

Mannaggia.
Un pulviscolo di emozioni speziate, un continuo martellamento spontaneo che impedisce il sonno.
La vita è arrivata ad un punto morto. Ogni strada porta sofferenza, in questo labirinto buio che pare senza uscita. Ne scelgo una, e non è che la solita, solo che più lunga, più irta di ostacoli, sempre più impervia. Ne scelgo un'altra, in cui sono completamente cieco. Ne scelgo un'altra, in cui vedo solo me stesso, e ce n'è un'altra in cui è solo la tua ombra che seguo.
Ma mi sembra di scorgere una strada parallela a tutte queste, illuminata, cosparsa di essenze profumate, con in sottofondo una canzone che mi riempe la pancia di un'emozione che non provavo da tempo.
Non posso fare niente di fronte a tutto ciò, però. Sono completamente impotente di fronte alla sterminata catena di eventi che mi hanno portato su questo binario morto. Dovrei scendere davvero dalla locomotiva e cercare la strada per proseguire, scalzo, a piedi nudi, per toccare la terra e ascoltare i suoi consigli. Dove mi condurrà questo nuovo mondo che sto vivendo? Riuscirò a tornare ad Atlantide? Quel meraviglioso luogo di felicità che ho ero già riuscito a raggiungere?
Ho perso la mappa e nessuno sa darmi indicazioni. Forse da solo non potrò tornarci.

Ho troppa paura di dimenticare quello che sto lasciando.
Ho troppa paura di non ritrovarlo quando tornerò.
Ho troppa paura di non essere più raggiungibile.
Ho troppa paura di non poter più ammirare quella luce.
Ho paura di questo buio complesso.


Questo pensiero d'improvviso mi scuote e annienta ogni pudore ed ogni difesa.
Avevo soffocato quella stupida attitudine ai voli pindarici
ed alle struggenti eroiche attese e sopravviverò a questa mancanza di ossigeno
malgrado le insidiose correnti arriverò
in fondo agli abissi tra antichi splendori di un mondo sommerso da migliaia di anni.
Stupidamente ho temuto l'immensa e spietata bellezza la profondità dei tuoi occhi
Questo pensiero rende soave il risveglio scomodando il torpore la consueta pigrizia rivivono fragranze estinte e tramonti d'incanto
Le grandi speranze travolte dall'ira di oceani in tempesta avvolta da una prodigiosa atmosfera Atlantide sorride intatta e volge un sguardo amichevole
in fondo agli abissi antichi splendori di un mondo sommerso da migliaia di anni.
Stupidamente
ho temuto l'immensa e spietata bellezza la profondità dei tuoi occhi

Mannaggia a me.

on air: "Il sorriso di Atlantide", Carmen Consoli

martedì 23 marzo 2010

naked

Ho pensato spesso di voler scrivere un libro. Un libro pieno di questi discorsi articolati, pieni di aggettivi inconsueti e reveries, che lentamente potessero accompagnare il lettore verso i più reconditi angoli della mia mente. Ho già in mente milioni di questi piccoli viaggi, lunghi pagine e pagine. Ma qualcosa che manca c'è. Ho già in mente l'incipit, e alcuni passi della storia, le evoluzioni dei personaggi. Ma quello che non c'è è la fine. O meglio. Il fine.


Si può sapere dove siamo, e sicuramente possiamo cercare di ricordare il passato, o cercare di strappare le sue pagine, ma cosa succederà oggi, dipende solo dal battito d'ali di una farfalla che nemmeno vedremo mai. E così, nella vita ci sono delle svolte così inaspettate, che non vale la pena cominciare a scrivere una storia con un preciso intento, io, così scoraggiato dalle possibilità molteplici che la vita mi pone davanti. E non è poi così facile dire "sono l'artefice del mio destino" quando in realtà è il mondo che ti modifica la vita. Ci si può spostare per evitare i macigni, e correre per sfuggire agli artigli, ma non sarà facile rimanere illesi.

(it's all around me, I'm sorrounded)
Il mio cuore ora è solido, privo di battito, zero pulsazioni. Vivo, apro gli occhi, e fuori dalla finestra le nuvole nascondo il sole, eppure è già primavera da due giorni. Come mai il sole non torna? Mi sento come un punto (infinitamente piccolo), ma vibrazione (nel tempo e nello spazio infinita), e la direzione delle mie onde tocca tutti i punti che mi sono intorno. Posso toccare ogni punto! Ma rimango fermo, ora, sebbene stia scrutando attentamente intorno a me. Cosa mi succederà guardando?

(...if you're still breathing it isn't so bad...)

Il tempo sta lentamente passando oltre queste coltri grigie, e la musica di molto tempo fa mi scorre nelle orecchie, e lentamente, si aggrappa ai nervi e arriva al cervello, cauta, mi ricorda chi ero molto tempo fa.
Anche allora avevo voglia di scrivere, ed avevo cominciato a farlo. Ma il risultato erano pagine insulse e banali, così com'ero io, che in realtà mi credevo così diverso da tutti. Era una stupida storia d'amore con personaggi costruiti e già visti. C'era una piazza e una fontana, e una città in cui non avevo mai vissuto. C'erano sedie e stupidi sentimenti adolescenziali.
Sono molt
o cambiato da allora, ma probabilmente, fra qualche anno, ricordando questo preciso momento, mi guarderò e mi vedrò banale così come ora vedo quello che ero. Forse non sarò mai speciale, e forse sarò sempre così presuntuoso da pensare di essere migliore di me stesso, ma mi contraddirò ben presto.
(now, what can I do? I'm naked without you)

Come al solito, poi, inverto le ore e sposto le azioni, e combino male le possibilità. Ricordo nel momento sbagliato, e non appena ho l'occasione di godere un'occasione, ecco che la voglia scompare, sopraffatta dalle tempeste che imperversano all'interno del mio cranio, e la nuvola sopra la mia testa non fa altro che attirare altre nuvole. Ed ecco, che dal loro scontro scoppiano i rombi di tuono, e le lacrime sgorgano dagli occhi.
Non ho un attimo di pace.

(I had to break the window, it just had to be it was in my way)




Cosa succederà?






on air: "Naked", Avril Lavigne

domenica 7 marzo 2010

C'è davvero bisogno di un nome?



(Sto progettando delle nuove ali...Quale scegli?)

Ho visto la felicità e l'ho assaporata a lungo, ma è molto che quello che c'è sulla mia pelle è solamente il ricordo di quei tempi fulgidi.
Cosa ho sbagliato? Me lo chiedo continuamente questo ma non riesco a darmi una risposta precisa che possa guidare le mie azioni.
Sono piccolo e ho paura di perdere la bellezza delle piume.
Forse non meritavo i sorrisi e gli abbracci, e tutto il resto, così spontaneo, torrenziale, celeste?
Era forse troppo presto? Volevamo forse troppo?
Pensavo di essere capace di mantenere tutto quel bello, che sarebbe bastata la mia forza, ma evidentemente non ho avuto la possibilità di farlo.
E ora, aridità gelida in questo cuore devastato, anelante e sgonfio.
Ma sogno ancora, perché la felicità è a due passi da me.
Sogno che tutto possa risplendere di nuovo di una bellezza accecante, e risplendere della luce di quegli occhi perlacei, riflessi nei miei.
Un baciamano, e una fugace carezza sulla pelle nuda, ricordi di gesti spontanei e loquaci, ora plastici, momenti rubati alla quotidianità sommersa dalle nuvole di problemi ignobili, teste piene di logorroici punti interrogativi, risposte troppo lontane per scorgerle.
Non basta nemmeno strizzare gli occhi per vederle meglio.
Combatterò, non lascerò sfuggire la mia felicità.

giovedì 18 febbraio 2010

So Brave

(I wish I was that brave)

Legami che uniscono.
Legami che falliscono.
Legami fasulli.
Legami che finiscono ma non dovrebbero.
Legami che vanno avanti fra mille problemi.
Legami indissolubili ma impossibili.



Sto riscoprendo la mia autonomia rispetto al mondo. Mi sono reso conto che giustificare troppo spesso gli errori che gli altri fanno non fa bene, perché in questo modo non si sfoga mai la rabbia (la rabbia giusta).
Sto guardando indietro nel mio passato e sto cercando di capire cos'è stato a portarmi in questo corpo e in questa mente, per cercare di rendermi migliore.
Sto capendo che non posso stare solo. Sto scoprendo che per vivere ho bisogno di avere qualcuno che mi sia accanto, che possa aiutarmi nel momento in cui ne ho bisogno, che possa sorridermi quando dovrei farlo, che possa asciugare le mie lacrime quando piango, che possa aiutarmi a capire quando sbaglio. Qualcuno con cui unire la mia voce e urlare al mondo che sto bene.
Ma sto anche capendo che forse ho paura di tutto questo. Ho paura di dipendere, sebbene lo desideri con tutto il cuore. E ho paura di amare per non riportare cicatrici, sebbene io sappia che è la cosa più bella al mondo.
Nella mia ingenua mentalità da adolescente speravo che potesse esistere l'amore perfetto, l'amicizia perfetta, una famiglia perfetta, per non parlare del destino o del fatto che pensavo che in questo mondo, in fondo, chi lo merita davvero viene ricompensato.
Crescendo, questo stesso mondo che io credevo così giusto, mi sta mettendo di fronte a una serie sterminata di situazioni in cui devo riconsiderare tutti i miei idealismi.
Forse l'amore puro non esiste, e forse, in realtà, l'amore va preso per quello che è, senza aspettare troppo quello perfetto, pena il rischio di soffrire in eterno. Forse i tradimenti fanno parte di tutto questo disegno, e chi, come me, non è capace di commetterli (o forse non ho mai avuto il coraggio?) è destinato solo a soffrire. Forse non è possibile piegare le frenesie del corpo alla stabilità calda del cuore, e quindi non è davvero possibile amare incondizionatamente.
Forse non si può pretendere di avere qualcuno accanto in ogni momento in cui ce n'è bisogno, o non ci si può aspettare che sempre ci sia qualcuno a rispondere alle mie richieste d'aiuto.
Forse non posso biasimare i miei genitori per gli errori che hanno fatto nella vita e che hanno coinvolto anche me. In fondo nemmeno loro, come gli altri esseri umani, non sono perfetti. Ma mi chiedo se non possa comunque avere il diritto di essere incazzato per tutto il dolore che mi hanno causato.
Riguardo al destino e alle ricompense che vorrei dal mondo, forse mi devo rassegnare al fatto che tutto è guidato dal caso, e che per quanto io mi sforzerò nella mia vita, tutto il sudore non servirà a farmi avere qualcosa dal mondo, ma solamente a temprare il mio corpo e la mia mente, e a rendermi migliore. Poi, in realtà, a cosa serva questo concretamente, non lo so.
E mi rendo conto che ultimamente le parole che scrivo, dico e penso sono zeppe di forse e negazioni del verbo sapere. Sono quasi stufo di tutta questa ignoranza.
Ma probabilmente in questo momento dovrei solo cercare di andare avanti, pensando un po', vivendo un po'. Senza pormi troppe domande, ma scegliendo cosa fare di me.

Ricordo di giorni in cui rimanevo da solo e buttavo tutto per terra, e ricordo di segreti svelati troppo presto. Ricordo di sostegno che è mancato, di orecchie e occhi tappati.
Ricordo, e ciò che ricordo fa ormai parte di me e mi rende ciò che sono.
Tutto ciò che sto vivendo ora continua a costruire lentamente il mio magro corpo, quindi devo stare bene attento a ciò che introduco nella gola, nelle orecchie, negli occhi, nella pelle.

sabato 6 febbraio 2010

Estinguere


(Un cavaliere armato di fiori alla conquista della vita)

Ho bisogno di scrivere stamattina.
Quando mi sveglio con il mal di pancia, mi sembra di non poter affrontare un'altra giornata. Mi sembra che non ne valga la pena, che sia molto meglio rimanere al caldo tra le lenzuola e continuare a fantasticare di una vita che non vivo io. C'è quel periodo tra il sonno e il momento in cui ti togli le coperte di dosso, che per me dura anche molto tempo, in cui la mente viaggia, senza meta, senza limiti, completamente protetta dal dolore.
Vorrei vivere in quel mondo di sogno, così morbido e opaco. Forse sarebbe un modo vigliacco di vivere, completamente assente, ma sarebbe indolore. Forse inutile?
Mi sto rendendo conto, in effetti, che qualunque sia la strada che percorro, mi si pongono davanti sempre gli stessi problemi. Sto veramente comprendendo cos'è il karma, e benché prima comunque dicessi di crederci, forse solo ora lo sto veramente facendo.
Forse, non è importante quale strada noi percorriamo, ma come lo facciamo. Per ogni percorso che sceglieremo nella vita gli ostacoli saranno gli stessi e sarà inutile rinunciare a arrivare fino in fondo ad una di queste strade, perché percorrendone altre dovremo confrontarci con gli stessi problemi. Quindi il problema non sta nel percorso, o nelle cose che abbiamo intorno, ma dentro di noi!
Mi sono rovinato i giorni più belli, e ho sprecato tante occasioni, ho rifiutato moltissimi inviti, ho rovinato un amore splendente, ho pianto e mi è mancato il respiro, ho pensato di rinunciare molte volte, e ho innervosito, ho stancato me e gli altri.
Tutto ciò non dovrà più accadere. Da ora in poi devo mettere la mia vita nelle mie mani e plasmarla davvero come voglio. Forse all'inizio sarà difficile acquisire la tecnica giusta per farla diventare un vero capolavoro, ma con un po' di studio riuscirò ad apprendere i segreti del mestiere, finché ad ogni mio pensiero non corrisponderà una realizzazione conreta, finché non riuscirò a estinguere ogni difetto.
Ovvio, molte variabili non dipendono da me. Ma ce la metterò tutta. In fondo, dicono, basta scegliere di essere felici per esserlo. E io voglio imparare a farlo, perché a volte sembra proprio che non ci sia una via d'uscita, ma non è così.
Basta svegliarsi e superare quella sensazione di inadeguatezza che appesantisce lo stomaco. Come fare? Ancora non ho capito bene come. Ma credo basti pensare alle cose belle che ci sono nella vita. E anche se a volte non me ne ricordo, ce ne sono. Per esempio...(non in ordine di importanza) la musica, le mani, gli abbracci, i baci, l'Amore, scrivere, nuotare, prendere il sole con un libro in mano, bagnarsi sotto la pioggia, la cioccolata, aiutare un Amico, guardare, suonare, giocare, parlare, viaggiare, ascoltare la musica, cantare, riuscire in qualcosa di nuovo, sentirsi apprezzati, colorare, essere in ordine, aiutare, toccare, i sorrisi.
Ecco, comincerò da questo. Ricordando tutto ciò che di bello posso fare, e avere, e essere, ricomincerò a vivere la mia vita cercando di migliorare.
E nel frattempo sorrido. =)

domenica 24 gennaio 2010

E' passato troppo tempo

(vorrei avere un avatar. per vivere in un mondo che non è questo.
per cominciare una nuova vita, blu e verde, per vivere nella natura
con il mio spirito connesso a tutto il resto.
vorrei rinascere una seconda volta)



Ecco. Così tanto tempo che non scrivo qui, forse perché è molto tempo che non ascolto le mie parole, troppo confuse, offuscate da pensieri inutili, costruzioni di sabbia instabili e non necessarie. Cosa mi succede?
Sono troppi anni che non pronuncio certe parole, sono anni che non sento nessuno usare certe parole con me. Rileggendo il mio primo diario, posso rivedere l'inchiostro della mia penna che fermava i miei pensieri che le ripetevano sulla carta. Mi definivo un sognatore, un idealista, un romantico. Ma di questi aspetti (e di altri) che prima decantavo come miei pregi, ora sembra non essercene l'aria.
Cosa è rimasto quindi di me? Non molto in questo periodo. Forse questa sensazione di pesantezza sullo stomaco è dovuta al fatto che mi sto snaturando, un campanello d'allarme per avvertirmi che mi sto perdendo. Non è troppo tardi ancora.
Era da molto che non rimettevo le mani sul mio pianoforte con la voglia vera di suonarlo, molto tempo che non cantavo con il piacere di farlo, e non per il dovere di dimostrare di essere un cantante.
Ecco, forse il mio problema in questi ultimi tempi è stato dover essere. Dover essere uno studente, dover non mancare alle lezioni, dover andare in piscina, dover cercare di dormire presto, dover cercare di alzarmi presto, dover mantenere un equilibrio, dover dimostrare, dover conquistare di giorno in giorno, dover reprimere i miei sentimenti, dover essere un amico giusto, dover essere un figlio giusto, dover perdonare, dover sopportare, dover superare le scadenze, dover andare avanti comunque, dover sperare che tutto vada secondo i piani.
Forse questo è il mondo di tutti, e forse io ci sono entrato solo ora, forse tutto questo è arrivato troppo in fretta, tutto insieme o troppo a lungo, forse è solo uno scherzo della mente. Non so.
Non so come andare avanti con martellate persistenti sulle pareti interne del cranio. Chiedo continuamente aiuto, e arriva, ma forse c'è qualcosa di più, forse ho un problema diverso che si manifesta in modi svariati e in modo analogico, del quale non so trovare la fonte, e di conseguenza la soluzione.
Forse ho solo bisogno di riposo, o forse ho bisogno di qualcosa di nuovo, e allora tutto il resto andrà bene. Forse, e io spero di si.
Spero di stare bene presto, di sorridere un po', di essere un po' sollevato. In fondo la vita è bella, e l'ho sempre saputo. Forse ora c'è solo un po' di nebbia.
Forse avrei bisogno di un avatar in un mondo diverso, pieno di foglie e fiori fluorescenti, animali che ascoltano la mia mente, in un popolo che mi comprende, con una pelle con lentiggini fosforescenti. Poter rinascere di nuovo, e sentirmi davvero parte di qualcosa, essere accettato per tutto quello che sono e che voglio, e potermi connettere con il tutto per trovare la pace.
Ma forse anche in un mondo come questo, apparentemente privo di problemi, così bello e natuale, potrei ritrovarmi a dover combattere le mie paure o a dover affrontare difficili prove.
Tempo fa qualcuno mi ha detto che bisogna affrontare le battaglie nel posto in cui ci troviamo, prima di fuggire, altrimenti quelle ci correranno dietro. Forse è così. Forse gli stessi problemi si trovano dappertutto, in ogni luogo, in ogni lavoro, in ogni famiglia, e forse ognuno di noi ha alcuni problemi da affrontare, ai quali non può sfuggire.
O forse mi sento così male perché la strada che sto percorrendo non è la mia?
Il tempo mi darà la risposta? Io continuerò a pormi delle domande, e vivendo scoprirò cosa c'è che non va. Sono io, quello che faccio o quello che ho intorno?
Come al solito, non so.
Ma so che devo riprendere me stesso, e comincerò subito. Vado a suonare un po'.
A presto. =)