venerdì 16 gennaio 2009

Pace.

Parlare di questa guerra è una cosa troppo difficile e troppo facile.
Troppo facile perché è facile dire io sto di qua, io sono per quelli o per gli altri. Troppo facile dire loro hanno sbagliato, o gli altri. Secondo me è troppo facile.
Perché non si tiene conto del fatto che uno stato non è un'entità singola e omogenea. Uno stato è un insieme di persone diverse fra loro. Non si tiene conto del fatto che le colpe di uno Stato non sono le colpe di tutti i cittadini. E nemmeno del fatto che le persone che popolano uno Stato sono in tutto simili a noi, e pertanto degne di rispetto.
Allo stesso tempo è difficile giudicare proprio perché le ragioni ci sono, così come i torti, e sono da entrambe le parti, e non è facile decidere precisamente perché i sentimenti in ballo sono così fragili, così sottili, che credo che nemmeno possiamo permetterci di decidere.
Io credo che ognuno abbia diritto di non aver paura ogni giorno di vedersi un missile cadere sulla testa.
Io credo che ognuno abbia il diritto di non aver paura di andare a prendere un caffé o salire su un autobus per il pericolo di ritrovarsi vicino a qualcuno imbottito di esplosivo pronto a farsi esplodere per il suo paese.
Io credo che nessuno meriti di vedere la propria famiglia uccisa a colpi di fucile o sotto il crollo di un palazzo bombardato.
Io credo che nessuno meriti di essere cacciato dalla propria casa, ma credo anche che tutti i popoli abbiano diritto a un posto dove sentirsi a casa.
Credo che mi sembra di vedere un bambino che gioca con i soldatini. Peccato che quei soldatini siano persone vere che uccidono persone vere.
Penso molte altre cose e penso che non è possibile giudicare e non è possibile stare da una parte, o dall'altra. O almeno, credo che sia auspicabile, almeno, non irrigidirsi in posizioni che possono diventare ideologiche, ma lasciare sempre le orecchie aperte al dialogo, senza urlare, senza insultare. Orecchie aperte e Mente aperta.

E già che ci sono vorrei manifestare la mia solidarietà con Lucia Annunziata, che ieri sera è stata insultata malamente da una persona non capace di aprire le orecchie e la mente. Quello che lei diceva era di smettere di incolpare, insultare, accusare, difendere, e cominciare a ragionare, razionalizzare, risolvere.
E' così che si fa la Pace. Si fa parlando, pensando, obiettivamente, discutendo, uscendo dalle ideologie e dalle rigidità che esse portano con se. La Pace non si fa urlando con le orecchie tappate. E questo è quello che ha fatto Santoro.
Non possiamo permetterci di parlare di Pace se portiamo la guerra anche in uno studio televisivo, o nelle nostre case, o nelle nostre scuole, o nelle nostre vite.
Apriamo la mente e dialoghiamo.
Impariamo ad essere obiettivi.
Impariamo a distinguere.
Impariamo a riconoscere i diritti di tutti, e i sentimenti di tutti.
Impariamo a non giudicare a prescindere.
Impariamo ad informarci e ad informare.
Insegniamo che la Pace si fa così.

E io vi auguro Pace. A voi che leggete, e a tutti quelli che non la hanno. PACE a TUTTI. PACE a OGNUNO, in OGNI posto.
Buona Fortuna Palestina, Buona Fortuna Israele.
Sono con voi, prego per voi, palestinesi. Sono con voi, prego per voi, israeliani. E per tutti.

4 commenti:

Hachikò ha detto...

Bisogna informarsi, e di veloce brivido ho sentito quanto spesso il mondo urli disperazione e noi continuiamo a lamentarci se un treno ha saltato la sua corsa oppure se una partita non è stata vinta.
Come sempre, parole riflessive.
Tu come preghi?

Ballerotta bohémien ha detto...

io non so più dove siamo!

Adynaton86 ha detto...

Hai detto cose molto giuste e naturali. Ma purtroppo la spontaneità di un sentimento come la pace e la sua realizzazione nell'istituzione di una democrazia vera, che sia davvero equa, giusta, non sono automatismi. A volte è troppo forte il rancore atavico, e chi attacca, così come chi è attaccato, subisce lo scotto delle generazioni passate, come un debito che non si riesce ad estinguere senza mettere sul banco dei pegni la morte e la distruzione. Morte chiama morte, bombe chiamano bombe, odio chiama odio. Ciò che occorre, adesso, è spezzare la catena. Speriamo che le novità del mondo di questi tempi riescano a placare la sete di sangue.
E che si faccia la pace.
Un abbraccio, sono solidale con te
Ady

Demian ha detto...

@hachikò: io come prego? spero, desidero, ho fede io ciò che credo, qualunque cosa sia (l'importante è che sia qualcosa di buono... :) )

@ballerotta: io lo so ed è per questo che mi fa schifo un po' tutto...

@ad: speriamo, davvero. riabbraccio