mercoledì 3 settembre 2008

LifeStation

Come sarebbe bello poter vivere in un videogioco.
Uno di quelli in cui hai a tua disposizione armi e magie, uno di quelli in cui combatti contro il male e ti innamori del/della coprotagonista, e tutto finisce bene, e le lacrime scorrono ma vengono sostituite dai sorrisi, e puoi salvare la partita e spengere quando non hai più voglia di giocare, e ricominci dal punto in cui vuoi tu. E se perdi, torni indietro.
E soprattutto, se sei il protagonista sei un fico.

Ieri sera ho rigiocato a Final Fantasy VIII, uno dei migliori giochi creati nella storia, e se non il migliore, forse il secondo, al massimo il terzo.
Quante ore avevo passato di fronte a quello schermo, con in pugno il gunblade, e il cuore che batteva, per la paura, la commozione, la felicità, la soddisfazione. Avrei voluto essere proprio come Squall, con quella cicatrice sulla fronte, i capelli lisci e lunghi, lo sguardo silenzioso.
E non prendetemi per scemo, se dico che quelle emozioni le sentivo sul serio, ed erano sane, vere. E le sento ancora. Come in un film, ma di più. Perché quando giochi, il protagonista sei tu.

Secondo me tra l'altro giocare con i giochi di ruolo sviluppa la logica, i ragionamenti, la mentalità tattica. Credo che non sarebbe azzardato dire che giocarci è utile e costruttivo.
Per non parlare dell'educazione sentimentale: ti viene messo in mano il destino di un mondo, sei il paladino del bene, devi salvare i tuoi amici, devi sforzare tutta la tua volontà, devi innamorarti dell'eroina di turno, e ti innamori davvero!, devi comportarti nel migliore dei modi possibili, devi risolvere gli enigmi, devi capire dove sta il bene, e dove sta il male.
Non molte altre esperienze infantili possono vantare così tanta morale.
Voglio dire: giochiamo coi soldatini, e impariamo a fare la guerra; giochiamo con le Barbie e capiamo che il mondo è tutto rossetti, capelli biondi e sorrisi smaglianti; giochiamo con i trenini, e oltre l'eventuale passione per la ferrovia, non impariamo granché; giochiamo a calcio, e diventiamo tifosi che sfondano i treni; giochiamo a nascondino e impariamo l'arte di fregare la gente.
Insomma, non sono giochi poi così costruttivi.
Non c'è niente di meglio che un'infanzia piena (non troppo, ovvio) di videogiochi emozionanti, che ti entrano dentro.

La nostalgia che ora provo ne è la prova.
Rivoglio la mia playstation!

1 commento:

Hachikò ha detto...

Dolce p,
quando hai voglia di giocare con la play,sai che non devi sentirti perso.
Vieni chez met,costui a braccia aperte,per poter sorridere e sentirci fichi insieme.
Scusami,se non ho preso troppo sul serio questo folle e latente amore per squall che improvvisamente si è magicamente ridestato,l'emozione,la sincera propensione.Ma la gelosia,anche io purtroppo sono succube dell'invidia nei confronti del fanstastico uomo con la cicatrice,soprattutto perché sarei fico anche io con 10 cm in più!(ihihi,non sono parole mie!)

Senti Nana,
pensi davvero sia possibile vivere una vita più semplice,linearmente programmata e sentimentalmente meno turbolenta,dentro un gioco?
Ho qui un cd.Ed un pennarello.
Giochi o non giochi?

:)