domenica 6 aprile 2008

dashed


Avrei dovuto non sentirmi più solo.
Avrei dovuto poter dar fede al mio sogno, e al suo.
Ma le parole stanno per finire, e il Sole là fuori, non è più così splendente. E' primavera fuori, ma nel cuore è inverno. E questa banalità non è che il frutto di un decadimento dal mio essere autonomo, così com'ero, così come mi andavo bene.
Avevamo concentrato ogni sforzo e ogni tensione in quell'unione che credevamo differente. Eravamo davvero diversi? Siamo davvero migliori?
Ora non posso far altro che rendermi conto di far parte di quel mondo che non mi piaceva affatto. Sono una persona comune, che prova dolore. Una persona comune, sola.
E mi diceva mia nonna: "non fidarti degli amici!". Non aveva ragione? Io dicevo di no. I miei amici erano diversi. E ora, cos'ho tra le mani? Me stesso, la mia musica, le mie pagine scritte, con sopra ricordi che ormai non conservano niente di quel bello che c'era, se non con degli sforzi troppo forti di memoria. Ora ho solo una voglia di starmene chiuso qui, a guardare da lontano la luce della Primavera, che prosegue insieme al tempo, che va avanti...avanti...fino a quando non ci sarà più quella luce, e l'ombra dell'inverno mi costringerà a rimanere dentro casa, con qualche coperta addosso, cercando un po' di riparo in quel calore fittizio.
E se la mente cerca riparo nel ricordo, non c'è nulla che possa impedire al dolore di riaffiorare. Forse basterà il tempo per cancellare la delusione, o forse sono davvero una persona normale, e non eravamo diversi, nessuno di noi. Né te, né lei, né l'altra, né lui, o gli altri. Tanto meno io.
Questo film non è altro che la solita storia.
Non c'è niente di originale in me, e in noi.
Siamo tutti umani, le stesse passioni, le stesse gioie, gli stessi dolori.
E sono deluso, perché credevo che qualcuno potesse essere diverso, e io ho provato. Ma anche tu sei come gli altri, anche io sono diventato così.
E ho mal di pancia, vorrei smettere di pensare. Mi sento solo, come da tanto non mi succedeva.
Forse è meglio che smetta di scrivere.
















E ora?

2 commenti:

Alzata con pugno ha detto...

E ora ti leccherai le ferite, piangerai un pò, ti dirai: ma come ho fatto a non accorgermene? oppure: dove ho sbagliato? (dipende dalla tua indole) e ricomincerai a vivere, ricomincerai a cercare amici diversi, una donna diversa, o meglio amici e una donna con cui stai bene, senza per forza cercare una diversità che forse non esiste, forse. Una storia, quando finisce, finisce sempre in pochi sempre uguali modi. La storia può essere diversa finchè dura, finchè la si fa. Dopo no, è solo una storia finita, uguale a milioni di altre storie finite. E tu sei cambiato, almeno un pò, quindi non idealizzarla è il modo migliore di andare avanti, e dare un calcio al buio. Ciao.

Anonimo ha detto...

Non è vero,noi siamo diversi,lo abbiamo sempre saputo,lo sappiamo anche adesso.
E basta voi con storie distrutte e rancori ancora non estinti!
Se non avete più speranza,non cercate di distruggere anche noi:siamo imbattibili