martedì 26 febbraio 2008

Basta!




Sono senza parole. Mi sono emozionato come se fossi stato io li sopra. Voglio diventare così!
Una canzone non troppo l'auresca, ma semplice, bella. E comunque è pur sempre L'. Bella. Non so perchè ma sono euforico.
Voglio diventare così!

giovedì 14 febbraio 2008

Pensieri Settimanali

Sono un po' di giorni che l'inerzia si è di nuovo impadronita di me.
in realtà qualcosa di buono l'ho combinato. Mi sto rimettendo in moto. Ma ogni tanto collasso di nuovo.
Saranno i tanti pensieri, i discorsi, le delusioni, i rimorsi, la rabbia, le aspettative, il morso sfuggente del passato, il buio tunnel che porta al futuro.
La paura del sesso, quello senza nient'altro dentro, fine a se stesso. Io non vivo per quello. Non mi interessa dare la mia vita alla soddisfazione momentanea di appetiti carnali. Il sesso, atto fisico e puramente momentaneo, svuota.
Io voglio emozioni che possano riempirmi, darmi gioia. Non momenti limitati di estasi, squallidi.
E se anche potrebbe sembrare allettante, a momenti, condurre una vita in cui non ci sono troppi pensieri per la testa, e si vive solo al momento, vivendo ogni piacere proposto senza rifletterci troppo su, se ci penso bene, so che ciò non porta che a effimeri orgasmi. Niente di più. Niente emozioni.
Non mi interessa grazie.
Il sesso svuota.
Io voglio riempirmi.
E c'è la musica, e l'amore, qualunque tipo d'amore, il sole, il cielo, le stelle, L'Aura, Carmen, speranze, sogni, la mia chitarra, i tasti bianchi e neri, una penna e della carta, una favola a lieto fine.
Altrimenti a cosa serve vivere?
Lo scopo è essere felici.
E allora perchè dovremmo fare cose che ci fanno star male? E' così facile. Può sembrare eccitante evadere in sogni malconci, ma lo sappiamo che è solo malattia. Pensare non fa male. Ma per agire ci vuole consapevolezza. E se ce sei consapevole, quello che ti fa male non lo fai.
E' semplice.
E il passato, se c'è, ormai non ci si può far niente. A cosa serve pensare, strizzarsi, demolirsi. Quello che è fatto è fatto. Potrebbe essere bello poter cambiare, poter cancellare, dimenticare.
Non si può.
Cerco di abituarmi.
Anche se a volte il passato è più recente. C'è qualcosa di meglio a cui pensare.
A volte ci sono lacrime, sensi di colpa. Pensieri generati da discussioni non troppo ortodosse. Sensi di colpa, conseguenze mentali di soddisfazioni carnali. Comprensione. Colpo allo stomaco. Comprensione.
Non è importante la terra per me. Non è importante la carne. Non è quello che rende speciali.
E poi, in fondo, nemmeno io sono perfetto. Non posso pretendere nulla.
Ho sempre sbagliato quando ho preteso, e gli altri, hanno sbagliato quando hanno preteso da me. E se ora la forza non c'è più, è solo perchè le cellule sono morte per disuso. Nessuno ha più la forza. Ognuno si sente vittima per conto suo, e allo stesso tempo ognuno si crede il vincitore delle sua battaglia. Anche io, e lo so che sbaglio.
La conclusione è che nessuno cerca più di muovere le dita per afferrare i tasti. Suonare le note giuste, con la giusta pressione.
Ognuno crede di suonare bene la propria canzone, ma se provassimo tutti ad accettare i consigli sulla nostra esecuzione, forse verrebbe fuori un bel concerto. Certo, ognuno ha il suo stile, le sue preferenze, le sue capacità, le sue attitudini. Ma, provare. Ognuno col suo strumento. Sono sicuro che ognuno riceverebbe i complimenti e gli applausi degli altri.
Credevo di suonar bene il pianoforte. Sono andato a lezione con una nuova insegnante, e sono venuti fuori molti difetti.
Credevo di non saper suonare la chitarra, e invece, non sono poi così tanto male.
Intanto qualche serata, passata musicalmente in compagnia, con un volante in mano e una sigaretta riempita di spensieratezza. Quella spensieratezza che alleggerisce la mente.
Ci siamo capiti, no?!

Domenica scorsa, concerto di Pier Cortese. Anche io voglio stare su un palco!



...ma dimmi come passi le notti, tu dimmi come passi le notti…ora…
che sento anch'io il bisogno di guardarti e si stringerti ancora,
che sono diventato un uomo fragile anch’io da allora..
.amico non lasciare questa voce tremare nell’aria.

(scusate il flusso incomprensibile di parole)