martedì 16 dicembre 2008

Have Yourself a Merry Little Christmas

Ci siamo quasi.
E' quasi Natale.
E nell'aria c'è davvero una bella atmosfera, come ogni anno. Tutti i dolori vanno a posizionarsi sullo sfondo, e tutto il resto riemerge, torna a galla, e ci ricorda tutto quello che avremmo dovuto fare, tutto quello che c'è in più, e di solito non sappiamo apprezzare.
Che bello che è.
Sarebbe ancora più bello, e questo me lo ripeto ogni anno, se tutto ciò che di bello c'è in questi pochi giorni di salvezza dalla routine meschina, restasse com'è ora, e che non fosse, come è in molti casi, ipocrisia gratuita.
Persone che regalano solo per mostrare la propria finta benevolenza, il finto bene che provano per le persone che hanno intorno.
Persone che si ricordano dopo un anno che esisti.
Persone che tengono alla forma dell'albero più che al sorriso di un figlio.
E così via...

Ma, almeno per me, questa gioia è sincera.
La gioia di poter donare un piccolo pensiero a qualcuno che conta.
La gioia di poter vedere la mia casa illuminata a intermittenza da luci colorate, o di quel presepe, che, per me, non ha significati religiosi, ma è il rispetto di una mia tradizione, e il rispetto per gli ideali che quell'ometto avrebbe diffuso da grande.
La gioia di guardare la pioggia che scroscia sui tetti al sicuro della mia mansarda, al caldo, con un pianoforte da coccolare, o sotto le coperte con un libro in mano, un libro di quelli che ti fanno entrare dentro un altro mondo, e ti fanno dimenticare il tuo. Con la leggerezza che il Natale ti dà è molto più facile.
Sto leggendo "Carne e Sangue" di Michael Cunningham, lui che per la seconda volta mi sta scaldando un po' dentro. Non so perché, non so come, ma riesce a penetrare in fondo. Un suo libro sarà uno dei regali che farò quest'anno.

Qualche giorno fa ho scritto la lettera a Babbo Natale (o Santa Claus o Angelo del Natale o San Nicola, a voi la scelta), e scrivendo mi sono reso conto che stavo chiedendo e basta, non mi stavo preoccupando di lui, di ciò che voleva lui.
Tutti a chiedere nuovi vestiti o nuovi giocattoli o la pace nel mondo o bambole o macchine fotografiche o computer o playstation3 (una non farebbe schifo nemmeno a me)...e nessuno chiede a lui cosa vuole.
Giorni fa ho letto la lettera che aveva scritto mio cugino. Iniziava con un "Caro Babbo Natale, quest'anno vorrei..." e continuava con un'enumerazione di circa 10/15 righe. Credo che Babbo Natale non gli porterà tutto ciò che desidera, soprattutto perché è stato molto scortese. Gliel'ho detto, e credo che abbia cancellato qualche richiesta e aggiunto qualche cosa di carino per Babbus. Sono riuscito anche a fargli chiedere un pianoforte elettrico. Mia zia mi ucciderà.
Ma comunque a parte questo, io a Babbo ho chiesto poche cosette, ma parecchio impegnative.
Spero possa esaudirmi, credo di essere stato abbastanza bravo quest'anno, e prometto di migliorare ancora l'anno prossimo.

E intanto, a voi, un mio sorriso, un piccolo regalo in anticipo, che vi chiedo di regalare anche a chi vi sta intorno. Un regalo poco costoso ma efficace.
Buon Natale a tutti. :-)

martedì 25 novembre 2008

Doubts

Illusione, mi ci butto a capofitto quando dietro c'è una dolce, fragrante profumata mazzata sulla fronte.
Non ci posso far niente, mi aggrappo agli sbagli (miei, altrui) e allontano ciò che mi potrebbe far bene. A volte.
A volte no.
Che ci possiamo fare, siamo fatti così, come cantava la dolce Cristina nella sigla del famooooooso cartone. Ma lì si parlava di sangue e globuli bianchi, qui di idiozia.
E sono sempre le solite parole, e mi annoio, ma il dolore si rinnova, e non c'è altra novità. Sempre le solite, inutili parole. A volte sussurrate, a volte gridate, ma il dolore si dimentica, ed è peggio. Perché quando torna, inaspettatamente, ci sono solo le parole a dissetarlo. Quelle solite, inutili, a volte sterili parole. Ci vorrebbe ben altro.
Ci vorrebbe che il tempo dimostrasse che mi sbaglio.
Ci vorrebbe che il tempo dimostrasse che le persone cambiano davvero.
Ci vorrebbe che il tempo dimostrasse che gli sbagli sono davvero momenti di non essere.
Ma non basta.
Il tempo può solo andare avanti, e ciò che è successo è successo.
Chi ha avuto ha avuto. Chi ha dato ha dato. Chi si è divertito sorride, o forse no. Chi ha preso le bastonate ha sanguinato, e ora?
Non so, non so davvero.
Io rimango qui.
Con un po' di luce da un lato, e rose con le spine dall'altro.
Non so, non so davvero.
Ma ci provo, a sorridere, e spero.
Non va tutto male.



Now I see
If I wear a mask
I can fool the world
But I can not fool
My heart


Proprio così, una bolla, bella e pronta ad esplodere alla minima pressione.

lunedì 10 novembre 2008

La storia di Niki

Non possiamo fare molto contro forze (politiche) più grandi di noi.
Ma almeno parliamo e diffondiamo.
Questa è la storia di Niki.
Visitate il sito per leggere quello che sta cercando di fare sua madre e inorridite di fronte allo schifo che c'è in Italia.
Siamo impotenti o no?

giovedì 30 ottobre 2008

2 milioni di persone

Sono tornato ora dalla Manifestazione di Roma.
Sono contento.
Stamattina tutte quelle persone a Termini e a Piazza della Repubblica mi hanno riempito il cuore.
Allora davvero c'è qualche speranza? Chissà. Forse no. Ma almeno c'è solidarietà. Almeno si stanno accorgendo che questo governo fa schifo. E chi l'ha votato magari ci penserà su due volte prima di rifarlo.
O forse no.
Ma qualcosa sicuramente c'è stato. Se non ha avuto impatto sul governo sicuramente è stato importante per chi c'è stato e chi non c'è stato.
Non so cosa ha significato, ma so che eravamo tanti, eravamo pacifici, sorridenti, lottavamo perché vogliamo la Nostra Scuola.
Sono un po' felice.
Non siamo soli.
Continuiamo a non esserlo, e continuiamo a combattere.
Non dimentichiamoci di quello che siamo riusciti a fare oggi.

martedì 14 ottobre 2008

Q. A. H.

Ci sono solo due cose sicure di quel che ho in testa oggi.
1) L'uomo è un essere davvero piccolo e insignificante.
2) L'unica cosa importante nella vita è amare.

Ci sono molti dubbi su quello che penso oggi.
1) Se l'uomo è piccolo e insignificante, come può provare tanto dolore?
2) Se l'uomo è piccolo e insignificante, come può provocare tanto dolore?
3) Se l'uomo è piccolo e insignificante, come può permettersi di dare tanto dolore?
4) L'amore esiste o è solo un proiezione del nostro egoismo, che ci permette di assicurare la nostra esistenza in qualcun'altro?
5) Se l'uomo è piccolo e insignificante, come può amare?
6) Se l'uomo è piccolo e insignificante, come può amare e dare dolore alla stessa persona? Forse proprio perché è piccolo e insignificante può.
7) L'Amore ci rende felici solo se è corrisposto, o basta amare qualcosa, qualcuno, per rendere piene le nostre vite?
8) L'Amore è davvero privo di pretese?
9) L'Amore riesce davvero a superare le barriere?
10) L'Amore ci rende migliori?
11) Senza amore non staremmo meglio?
12) Quando non si ama si riesce a dare lo stesso un senso alla propria vita?
13) Davvero l'uomo rimane piccolo e insignificante? Nemmeno se riesce a sforzarsi, a imporsi la sua volontà e la sua ragione? Di fronte al mondo, certo, rimane insignificante. Ma di fronte a se stesso? Credo che la piccolezza derivi dall'irragionevolezza. Non voglio essere un uomo piccolo e insignificante.

E poi, alcune risposte che vanno e vengono.
1) A volte penso che quando si raggiungono gli obiettivi smettiamo di amarli.
2) A volte penso che dovrei essere più razionale.
3) A volte penso che dovrei essere più altruista.
4) A volte penso che dovrei essere più egoista.
5) A volte penso che basta il tempo per lavare il sangue e ricucire le ferite.
6) A volte le ferite si infettano.
7) So che a volte, se le ferite si chiudono, lasciano cicatrici.
8) So che per far sì che le cicatrici scompaiano, ci vuole molto più tempo che per chiudere le ferite.
9) So che basta uno spillo, per far scoppiare una bolla enorme. La bolla è quello che provo, lo spillo è la piena consapevolezza della realtà.

Vorrei che il tempo scorresse, un po' più veloce.
Perché non so aspettare il tempo che passa, io inerte.
E non voglio più frequentare la mia facoltà, ma non vedo altre alternative.
E non voglio più essere me, perché molte cose mi hanno stufato.






Cosa ne è, ormai, del passato?






Occhi nel vuoto.

giovedì 2 ottobre 2008

Troppe Domande

Basterebbe così poco per volare...
Non riesco più a scrivere.
Sono bloccato da qualcosa all'altezza della pancia, e poi nel collo.
Sarà che ricomincia tutto.
Sarà che tutto finisce.
Sarà che prima o poi le cose cambieranno.
Sarà che ho paura.
Sarà che non voglio fingere, non voglio mentire.
Sarà che non lo so.
Che ne sarà di me?
Mi sento tanto piccolo e il mio futuro non esiste ancora. E da dove si comincia?
Io non lo so, e nel frattempo vivo.
Facendomi domande a cui non posso ancora rispondere, non so rispondere, e il tempo le manderà via, perché non serviranno più, quando sarà passato il tempo. E io chissà dove sarò, con chi, e che farò.
Ho tanta paura di quello che potrò fare. Ho paura di me.
Ma nel frattempo vivo, e cerco di fare del mio meglio.
E questa testa, che viaggia un po' troppo, dovrebbe smetterla di guardare avanti, e il passato non c'è più e ha un'importanza effimera, perché così non mi godo quello che sta succedendo adesso.

"Ieri è storia,domani è mistero,ma oggi è un dono...per questo si chiama presente!" (come dice il maestro Oogway)

venerdì 12 settembre 2008

In una Foto

(In fondo questa canzone è davvero bella)

Un tuffo in un passato che non mi apparteneva. Gli occhi che ho davanti, ma con i colori di cinque, dieci, quindici e più anni fa. Capelli biondi invece che castani, o gelatina, qualche chilo in più, o in meno, denti da latte e scarpe da ginnastica ipercolorate.
Ma la stessa luce in quegli occhi, che dalla nascita fino ad ora conservano quella dolcezza pronta a sfidare il mondo.
Gli errori che si fanno nella vita vanno pagati, certo. Ma finora mi fermavo fino ad un certo punto.
Come può quel bambino aver fatto tanti sbagli nel suo futuro? Come può aver fatto tanto male? Come può essersi fatto tanto male? Perché si è fatto prendere in giro? Come ha potuto dar tanto dolore?
Non è lui che l'ha fatto.
E' stata la sua debolezza, la sua insicurezza, la mancanza di un incoraggiamento efficace, non credeva in se stesso. Non conosceva la realtà delle cose. Non si poneva domande perché nessuno gli aveva mostrato cosa voleva dire.
E in questi occhi, quelli che guardo io adesso, c'è il bambino del passato che grida, rivuole la sua bellezza. Non l'effimera bellezza della giovinezza, ma quella tenace, solida, fulgente, che non si può acquistare nemmeno da un chirurgo.
Rivuole la sua sanità, le sue speranze, i giochi che non ha potuto fare perché piangeva.
Ha perso anni a inseguire fantasmi effimeri, ed ha paura che lo perseguiteranno ancora. Ma lui è forte ora.
Tornerà in possesso di quell'innocenza che ha perduto, perché il bambino che era si nasconde ancora dentro di lui, non è mai riuscito a crescere, non ne ha avuto il tempo. E' stato fatto crescere troppo in fretta, e credeva di volere ciò che ha avuto, perché era facile saziarsi così. Ma in realtà era plastica, plastica al sapor di fragola, che ha messo da parte i giochi, i sogni, le favole e i colori, e al posto di tutto quello, si è accumulata spazzatura, fino a che è arrivato il momento di pulire tutto quanto. E arrivo io, e aiuto a spazzare. Cerco di far ordine insieme a te.
Ora reclama il tuo tempo, impara, sii migliore. Ci riuscirai. Non sei un bambino comune.
Pronto per ricominciare a crescere?
Tira fuori la luce che c'era e faccela vedere.
Quel bambino è tornato davanti ai miei occhi.
Grazie di esserci, Amico. :-)

(non eravamo poi così tanto diversi)

mercoledì 3 settembre 2008

LifeStation

Come sarebbe bello poter vivere in un videogioco.
Uno di quelli in cui hai a tua disposizione armi e magie, uno di quelli in cui combatti contro il male e ti innamori del/della coprotagonista, e tutto finisce bene, e le lacrime scorrono ma vengono sostituite dai sorrisi, e puoi salvare la partita e spengere quando non hai più voglia di giocare, e ricominci dal punto in cui vuoi tu. E se perdi, torni indietro.
E soprattutto, se sei il protagonista sei un fico.

Ieri sera ho rigiocato a Final Fantasy VIII, uno dei migliori giochi creati nella storia, e se non il migliore, forse il secondo, al massimo il terzo.
Quante ore avevo passato di fronte a quello schermo, con in pugno il gunblade, e il cuore che batteva, per la paura, la commozione, la felicità, la soddisfazione. Avrei voluto essere proprio come Squall, con quella cicatrice sulla fronte, i capelli lisci e lunghi, lo sguardo silenzioso.
E non prendetemi per scemo, se dico che quelle emozioni le sentivo sul serio, ed erano sane, vere. E le sento ancora. Come in un film, ma di più. Perché quando giochi, il protagonista sei tu.

Secondo me tra l'altro giocare con i giochi di ruolo sviluppa la logica, i ragionamenti, la mentalità tattica. Credo che non sarebbe azzardato dire che giocarci è utile e costruttivo.
Per non parlare dell'educazione sentimentale: ti viene messo in mano il destino di un mondo, sei il paladino del bene, devi salvare i tuoi amici, devi sforzare tutta la tua volontà, devi innamorarti dell'eroina di turno, e ti innamori davvero!, devi comportarti nel migliore dei modi possibili, devi risolvere gli enigmi, devi capire dove sta il bene, e dove sta il male.
Non molte altre esperienze infantili possono vantare così tanta morale.
Voglio dire: giochiamo coi soldatini, e impariamo a fare la guerra; giochiamo con le Barbie e capiamo che il mondo è tutto rossetti, capelli biondi e sorrisi smaglianti; giochiamo con i trenini, e oltre l'eventuale passione per la ferrovia, non impariamo granché; giochiamo a calcio, e diventiamo tifosi che sfondano i treni; giochiamo a nascondino e impariamo l'arte di fregare la gente.
Insomma, non sono giochi poi così costruttivi.
Non c'è niente di meglio che un'infanzia piena (non troppo, ovvio) di videogiochi emozionanti, che ti entrano dentro.

La nostalgia che ora provo ne è la prova.
Rivoglio la mia playstation!

sabato 30 agosto 2008

Past Pensées

dal mio diario (07 maggio 2008)


Manzoni aveva ragione almeno per una cosa.
Renzo e Lucia, dopo tutti i dolori, le lacrime, i chilometri, la prigionia, la malattia, riescono a sposarsi.
Ma non riusciranno a vivere felici e contenti.
La colpa però, non è la loro.
Poniamo che saranno buoni. Faranno tutto ciò che di giusto sono in grado di fare. Saranno "buoni".
Ma nel mondo è l'ingiustizia a farla da padrona.
Gli chagrins arriveranno anche al più giusto dei giusti. Anche al più perfetto.
Il dolore arriva comunque.
Per il bene ci vuole fortuna.
Il male è ordinaria amministrazione.
E forse, per chi si comporta bene è ancora peggio. Arriva, il dolore, inaspettato, come un pugnale freddo nel sangue caldo della schiena, e non ce la fai a girarti in tempo.
E allora, dove sta la giustizia?
Cosa dobbiamo fare per stare bene?
Cos'è giusto qui?
Non ho più voglia di sentire il dolore, sentirlo dentro, sentirlo raccontato nelle mie orecchie.
E il sole viene e va...

-why does it always rain on me...? is it because i lied when i was seventeen...?

venerdì 25 luglio 2008

Ogni Riferimento A Cose o Persone è Puramente Casuale/Causale

Nelle pagine di "Fahrenheit 451" ho trovato la risposta a un dubbio che avevo da tempo.
Una risposta che avevo in me ma che non avevo ancora espresso a parole.
-[...] Forse hanno ragione loro, forse è meglio non guardare in faccia le cose, correre a divertirsi. Non so. [...]
-No, non devi! se non dovesse esserci la guerra, se ci fosse la pace nel mondo, ti direi: Magnifico! corri a divertirti! Ma, Montag [...] non tutto è a posto nel mondo...
Non si può vivere la vita senza pensare, perché si ha a che fare con il dolore, con i sentimenti, con la libertà, con il male, le bombe, i furti, gli omicidi, le lacrime.
Sarebbe bello poter vivere sempre ridendo.
Ma non si può. Bisogna pensare, riflettere, scegliere obiettivamente, prendersi la responsabilità delle cose si fanno.
Questo sono io.


















E questo libro va letto assolutamente.

domenica 13 luglio 2008

Takk... Sigur Rós

Un mal di pancia così forte a un concerto non ce l'avevo da parecchio.


I Sigur Rós.
C'è la felicità nella loro musica, la voce degli angeli, i paesaggi innevati e vulcanici dell'Islanda, la forza della ribellione, il dolore dell'emarginazione, la celeste speranza, e il rosso della vittoria. Una profusione di sentimenti speciali, positivi, superiori.
Uno dei migliori concerti che abbia mai visto, e ascoltato, e vissuto.
E a voi "Viðrar vel til loftárása" e "Hoppipolla", uno dei pezzi migliori, a mio parere.
Ascoltare (e guardare) per credere, e Sorridere, di una felicità fertile e contagiosa.


domenica 6 luglio 2008

Tapes


Ho ancora gli occhi offuscati dal sonno. Vedo tutto appannato.
Le ultime notti non avevo dormito più di quattro ore. Mi sono svegliato, oggi, una mezzora fa. Ieri sera ho fatto le 4:00, leggendo le pagine del diario di una mia amica. Molte pagine parlavano di me, ed è molto strano leggere il proprio passato dagli occhi di qualcun'altro. Mi ha fatto male la pancia, nel rileggere quei momenti.
Tutti i cambiamenti che mi si sono gettati addosso in quei mesi di ormai un anno fa, e la sua visione, a volte lucida, a volte sconvolta. E sapere dopo molto tempo cosa si pensava di me, cosa vedevano, mentre io non vedevo che un punto, fisso, o pochi altri. Non farò mai più un errore del genere, o meglio. Cercherò, di non farlo più, perché purtroppo fa parte di me, essere così esclusivo, a volte.
E oggi non riesco a capire cosa sono diventato, cosa vorrei dalla mia vita, cosa cancellare, cosa tenere, cosa cambiare, cosa dovere.
...E' molto anche che non scrivo sul mio diario, a parte qualche frase appuntata giusto per non dimenticare qualche momento di questi giorni non proprio idilliaci. Forse non voglio ricordare il brutto che c'è intorno a me ora.
E basterebbe poco per cancellarlo, per tornare alla speranza ingenua che serbavo nelle mie mani, tanto tempo fa. Ma non voglio, non posso, ho promesso, devo resistere, come promesso.
Non sento più le mie emozioni, a volte. Non ricordo com'era dire certe cose.
Ma, certo, ora ne ho altre da ricordare, e nuove consapevolezze.
Mi abbraccio, proteggo la mia pancia, e cammino in modo strano, suono il pianoforte, e sono diverso da loro. E ne sono fiero. Non mi importa di essere giudicato per ciò che faccio. Accetto consigli. Ma non giudizi. E se qualcuno giudica, allora non fa proprio per me.
E sento che qualcosa sta cambiando dentro di me, e non tutto forse porterà a un cambiamento positivo. Non avrei mai dovuto cedere a me stesso.
Ho un vuoto nella testa, ogni argomento sembra essere un tabù e ogni voce grida opinioni differenti. Istinto e ragione, sentimenti e pensieri, voglie e doveri. Niente di niente coincide. Aspirazioni futili.
Certo anche qualche soddisfazione, ultimamente. Ma le delusioni?
Sto aspettando che qualcuno risponda, ma la verità è sempre una, ed io ho paura di conoscerla.

Voglio scrivere una canzone.

martedì 24 giugno 2008

Merda

Mi sono sentito dire che ragiono come uno che ha 40 anni.
Ma chi non ragiona, come si ritroverà a 40 anni?
Io forse non godrò di tutte le cazzate che ci è permesso fare quando siamo giovani, ma so che le cose che faccio non mi faranno pentire di ciò che sono, semplicemente perché sono cose che faccio per aver scelto di farle, e non per aver seguito l'istinto (che sia quello nascosto dentro le mutande, o quello che sta sull lingua, o quello che sta dappertutto ma non nel cervello).
Avrò la mentalità da 40enne ma prima o poi io sarò davvero felice.
E ora sono solo, nel frattempo, e sono triste, e deluso.
Lo sbaglio è stato mio.
Accuso il colpo.
Sono cresciuto.
E cercherò di non prendermi e non farmi più prendere in giro.

Perché Orfeo si è rotto il cazzo di prendersi tutta la fatica.

sabato 21 giugno 2008

Chiudo gli occhi.
Manca ancora del tempo. Per cosa? Dove sarò?
Ogni mio pensiero, ogni mia emozione, ogni mia passione, è una scelta.
E' così?
Siamo capaci di distruggere tutto con un ragionamento?
E' così facile scegliere di non sentire più la voglia di suonare un pianoforte, di non voler mangiare, smettere di cantare, preferire di rimanere sdraiato a letto, invece che alzarmi, mettere su un cd e cominciare a ballare?
E riconsiderare mille parole, e gli sguardi, e ciò che provavo?
Le eterne promesse, migliorerò, ci sarò, migliorerò, ti aiuterò, sarò al tuo fianco.
Dialoghi cinematografici, e battute di spirito.
Tutto frutto del mio iper-ragionare? Proibizioni caustiche a innocue superficialità, e autosadismo.
Innocue?
Io non ho più certezze. Non so chi sono io, non so cosa voglio. Non cosa sei tu. Non so cos'è importante al mondo, non so cos'è importante per me.
Forse nulla è importante, ecco perché siamo così infelici.
O almeno, io lo sono. Ora.

giovedì 29 maggio 2008

Non è un linguaggio comprensibile, la Violenza


A seguito di numerose discussione sull'argomento "Foibe", vorrei dire la mia:

Prima di tutto ecco il link alla voce "Foibe" di Wikipedia, che come sappiamo è un'enciclopedia libera, e per questo democratica: http://it.wikipedia.org/wiki/Foibe
C'è anche un'altra voce su wikipedia, intitolata "i massacri delle Foibe" (http://it.wikipedia.org/wiki/Massacri_delle_foibe), che vi invito a leggere molto attentamente, facendo attenzione anche alla scritta poco sotto il titolo che dice "Questa voce di storia è ritenuta non neutrale". Inoltre vorrei fare anche un'analisi filologica del titolo, in cui possiamo vedere una inequità del redattore dell'articolo. In effetti, se andiamo a cercare "Olocausto", o "campo di concentramento", o "Auschwitz", non c'è nessuno titolo in cui possiamo vedere un termine come massacro, o ecatombe, o sterminio. Niente di tutto ciò. Mi sembrava carino farlo notare.

Detto questo, io vi dico solamente di leggere e informarvi, preferibilmente da fonti neutrali e OBIETTIVE.
Io ho letto. Ho letto che alcune delle persone uccise erano le stesse che poco prima avevano invaso i territori, e che stavano per ricevere un ulteriore aiuto dall'eserito tedesco per continuare a imporre il loro potere sui cittadini.
Ho letto che sono state uccise anche persone che non c'entravano niente. Donne, bambini, e civili innocenti.
Ho letto che le stime dei morti sono molto varie, e che dipendono da chi le fornisce. Vanno dai 1000 agli 8000.
Il resto lo potete leggere da soli.

Io dico la mia opinione.
Io sono di sinistra.
Se volete, potete chiamarmi comunista, anche se questo ormai è un termine inusitato.
Ma una cosa è certa.
Il mio comunismo, non è il comunismo di Tito, il mio comunismo non è quello di Stalin.
Il mio comunismo non è quello della violenza, della dittatura.
Il mio comunismo è quello di platone, è quello di Marx, e questi non hanno nulla a che vedere con i campi di concentramento russi o con le foibe Istriane, o con le brigate rosse.
Io sono pronto a rinnegare gli sbagli della sinistra. Sono pronto a dire che Stalin era uno schifoso.
Non ho la spilla di Stalin sullo zaino e non porto la sua faccia tatuata sul braccio. So che Stalin ha anche fatto del bene all'economia russa, e che grazie alla sua politica è riuscito a ridar forza all'Unione Sovietica, ma questo non giustifica nulla di tutto il resto che ha a che fare con repressione, violenza, censura.
Io non sono stalinista, non sono titoista.

Ma quelli che si proclamano fascisti, sono pronti a vedere i loro sbagli? C'è veramente qualche nazista che si pente dei MILIONI di Ebrei sterminati? C'è qualche fascista che condanna quelli che hanno attuato il raid a villa Ada? C'è qualcuno di loro che non è d'accordo con l'aggressione avvenuta davanti alla Sapienza, o con le aggressioni che avvengono pressochè tutti i mesi a danni di omosessuali, stranieri, trans, o ragazzi di sinistra (e chi più ne ha più e metta)? Qualcuno di loro condanna Mussolini?
Io credo di no.
Perché?

Inoltre, se sulla Costituzione della Repubblica Italiana (http://it.wikisource.org/wiki/Italia%2C_Repubblica_-_Costituzione) è scritto "È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista.", perchè è possibile girare per strada e vedere svastiche e croci celtiche, o sentir dire a persone come la Santanchè o Ciarrapico (che sono PARLAMENTARI DEL NOSTRO GOVERNO) che si dichiarano fasciste, ma non solo loro, visto che può capitare tutti i giorni di incontrarne uno. Anzi, state attenti.

Con questo voglio dire,
Comunisti: ammettete gli errori fatti da quelli che si facevano (e fanno) chiamare come voi.
Fascisti: vedete di riflettere su cos'è la libertà, la democrazia, la Tolleranza, la NON-violenza (cose che dovreste condividere, visto che la maggior parte di voi è cattolica...Gesù diceva, porgi l'altra guancia). E una volta fatto questo pensate al nome che portate, e a quello che comporta portarlo, e all'illegalità di ciò che siete e fate.

martedì 27 maggio 2008

Io, antifascista



Univesità di Roma La Sapienza: Il preside della facolta di Lettere, Guido Pescosolido, nei giorni passati aveva autorizzato un'assemblea tenuta dai membri di Forza Nuova alla quale avrebbe partecipato anche il segretario di Forza Nuova, Roberto Fiore.
Ora.
Forza Nuova è un gruppo politico dichiaratamente neo-fascista e nazista.
Il fascismo è una corrente politica antidemocratica. Il nazismo è peggio.
A parte il fatto che Roberto Fiore è parlamentare europeo e già qui ci sarebbe da rabbrividire, come può essere possibile che in una università, dove dovrebbe essere la cultura a prevalere, possa essere lasciato spazio a tutto ciò?
Il rettore dell'università, per fortuna, ha revocato il permesso per l'assemblea (che avrebbe dovuto tenersi giovedì mattina).
Ciò non ha impedito, oggi pomeriggio, a un gruppo di ragazzi di arrivare in via Cesare de Lollis armati di spranghe e coltelli e aggredire alcuni dei ragazzi (disarmati) che protestavano contro l'ingenua (?) azione del preside, il quale, alle precedenti accuse dei protestanti, ha saputo solo rispondere con lezioni di educazione sul tono troppo alto delle loro voci.
Gli aggressori avevano svastiche o croci celtiche addosso? Erano o no fascisti?
Non è questo l'importante.
La cosa importante è che tutto ciò è avvenuto alla luce del giorno.
La cosa importante è che ancora lasciamo che certe cose accadono, e se ci guardiamo intorno e il mondo ci crolla addosso, noi ci spostiamo. L'importante è che non tocca noi. Chi se ne frega se ora dei ragazzi sono in Ospedale. Chi se ne frega se ci sono regolari immigrati con permesso di soggiorno che vengono aggrediti per il solo motivo di non avere la stessa nazionalità di chi non li accetta. Chi se ne frega se tutto ciò è taciuto dai più, e rimane solo una voce indefinita che gira di bocca in bocca. Chi se ne frega se il nostro paese va a puttane (e a trans).
Noi siamo qui che guardiamo, niente ci tocca. Fino a che non ci tocca, che facciano quel che vogliono. Che arrivino armati ad aggredire chi vuole liberarsi dall'antidemocrazia. Che continuino a comandare col terrore. Che continuino a minacciare.
Fino a che non minacciano te, tu non fai niente per impedire loro di continuare questa sporca danza.
Fino a che non ci sei tu sotto i loro colpi, tu ti volti sovrappensiero a guardare i vetri di una macchina spaccati dai colpi delle loro spranghe.
Così non cambierà nulla.
Torneremo indietro.
Torneremo a quando i crimini avvenivano alla luce del giorno e tutti si voltavano dall'altra parte.
E io non ne ho per niente voglia.

Ci sarà qualcuno che farà qualcosa per far smettere tutto questo?
Il sindaco di Roma farà cessare questi atti volti a minacciare la SICUREZZA di cui lui tanto si preoccupa?
Io me ne ricorderò, voi fate lo stesso. E le nostre voci, e le nostre urla, dovranno farsi sentire forte.

mercoledì 14 maggio 2008

Uno sguardo al passato


Stavo rovistando tra la polvere del mio vecchio blog, avevo voglia di pubblicare qui qualche parola di quel passato recente.
Ma la realtà è che ogni cosa scritta in quei momenti ha quel posto preciso, non avrebbe senso cercare di portare quelle emozioni in un altro posto, in un altro tempo. Ed è così amaro, rendersi conto che il passato non torna, e che si va avanti, e non sempre le cose vanno meglio, che ora sì, sto bene, ma prima, anche solo un anno fa, c'era una dolcezza nell'aria, una dolce inconsapevolezza, data dalla speranza del futuro, che ancora era da costruire. Rileggo quelle pagine, e mi riscopro.
Ricomincio a sentire le stesse emozioni di quel tempo.
C'era nuova musica, la scoperta di nuovi stili, nuove armonie. C'era Tori, c'erano i Nine Inch Nails, c'era Virginio, c'era la nuova L'Aura, Patti Smith, Janis, i Radiohead, i Rumorerosa, Bjork... C'erano nuove persone, ancora sconosciute, da scoprire, ma che sembrava potessero assomigliare a me. Era così bello credere di avere gemelli da scoprire. In realtà, credo, di gemelli non ne troverò mai. Forse, bastano i quattro del segno e dell'ascendente. C'era la mia voglia di cambiare, di migliorare, gli esami da superare, le prove da affrontare, e un senso di sorpresa nell'affrontare ogni cosa che si nascondeva oltre il mattino. C'era l'illusione di poter provare quelle emozioni semplicemente, puramente. In quei giorni credevo di stare per affrontare la mia nuova vita con qualcuno che ne sapeva quanto me, e con cui sarei potuto crescere, di pari passo. Quei sorrisi indulgenti mostravano timida paura, ma ero solo io a figurarmi ciò che avrei voluto che fosse stato. C'era l'attesa dell'estate, della fine della fatica. Nelle mie parole c'era la bellezza infantile di chi ancora non sa com'è il mondo. Ero inconsapevole dell'amarezza che si può provare qui su questa Terra, sotto queste nuvole.

Ora, invece so cosa c'è qui fuori. E ancora non conosco tutto. Ho assaggiato solo una parte del mondo. E chissà quanta terra c'è ancora da sputare prima di poter dire di essere felice, come ero prima. Prima, inconsapevole e pieno di speranza, pieno di sogni, che credevo realizzabili. Ora, deluso da molti e molte cose, molti sogni infranti, amareggiato.
La speranza è un po' più difficile da tirar fuori, ma c'è. La speranza di poter superare tutto questo, e di poter andare avanti e trovare la felicità, anche nella consapevolezza del male.



Le immagini sono prese da alcuni interventi di quel caro vecchio blog, il video è una delle nuove musiche che ascoltavo ("Spark" di Tori Amos, dall'album "From the Choirgirl Hotel" che è uno degli album più belli che abbia mai ascoltato).

giovedì 8 maggio 2008

Così parlò Demian

Ci sono ricordi, speranze.
"Alma Guerreira" Dulce Pontes
Immaginavo, semplicemente non sapevo nulla.
Credevo di sapere.
Sbagliavo.


Ho cominciato a credere nella perfezione. Chissà, forse esiste, forse no.
Ma ho colto gli insegnamenti di Nietsche e di Hesse: "la perfezione è dentro di te", diceva Demian, "Volevo solo cercare di vivere ciò che spontaneamente veniva da me. Perché fu tanto difficile?", si chiedeva Emil; "sia di nuovo stabilito da voi il valore di tutte le cose", "...quando siete volenti di una sola volontà e tale svolta culminante d'ogni fatalità si chiama necessità: là è la scaturigine della vostra virtù" , così parlò Zarathustra.



Ora.
Io sto cercando la Mia perfezione, dentro di me. Sto cercando il mio punto di vista. Sto comparando le mie azioni al mio punto di riferimento: il Bene. (E' relativo o no?).
Potete essere d'accordo con le soluzioni a cui sono arrivato, potete non esserlo.
Ci sono alcune cose di cui io sono convinto, però.
La violenza, il tradimento, le bugie, la stupidità gratuita, l'autocommiserazione protratta, la debolezza ingiustificata, il bigottismo, l'intolleranza...
Anche io sono peccatore di questi peccati a volte, ma ne sono consapevole, e voglio migliorare, perchè il mio Bene non è fatto di questo.
E tutto ciò che faccio nella mia vita è filtrato attraverso uno specchio che riflette nel futuro. Il caro Friedrich parlava di Eterno Ritorno: "Che accadrebbe se, un giorno o una notte, un demone strisciasse furtivo nella più solitaria delle tue solitudini e ti dicesse: -Questa vita, come tu ora la vivi e l’hai vissuta, dovrai viverla ancora una volta e ancora innumerevoli volte, e non ci sarà in essa mai niente di nuovo, ma ogni dolore e ogni piacere e ogni pensiero e sospiro, e ogni indicibilmente piccola e grande cosa della tua vita dovrà fare ritorno a te, e tutte nella stessa sequenza e successione?-...".
Io sceglierei di vivere ogni momento senza darmi la possibilità di sbagliare. Non vorrei dover rivivere infinite volte il dolore, il rimorso, la colpa.
Come ricorderò ciò che sto facendo?
Saranno bei ricordi? Potrò essere fiero di come il mio tempo sta passando? Ricorderò con piacere le persone che mi sono vicine? Sto costruendo qualcosa?
C'è un po' di paranoia in tutto questo.
E nella mia sicurezza c'è anche un po' di intransigenza. Sto cercando di migliorare.
Invece che bandire dovrei spiegare, confrontare.
E lo faccio, ma a un certo punto non riesco ad andare av
anti, quando le persone che mi sono davanti sono incostanti, incapaci di aprirsi al confronto, o incapaci di ragionare, capire, o incapaci di seguire la propria volontà. La propria, non la mia.

"quando siete volenti di una sola volontà e tale svolta culminante d'ogni fatalità si chiama necessità: là è la scaturigine della vostra virtù"


E se capiamo che il Bene è lo stesso, per me e per te, se tu non riesci a conformarti a quel Bene, che è anche il Tuo Bene, allora la colpa è solo tua. E ti sta davanti agli occhi, la tua debolezza. Fai i conti con la tua vigliaccheria. Seguire una direzione precisa, quella giusta (e giusta per te) è faticoso è difficile, comporta molte rinunce, una volontà che supera l'istinto.
E' quello che mi ha insegnato Wilhelm, e quello che ho letto da Hermann, e hanno ragione.
La perfezione forse non è raggiungibile, ma è come l'orizzonte. Non lo toccheremo mai, ma cammineremo cercando di raggiungerlo. Ed è proprio a questo che serve l'utopia: a camminare. Non devo mettermi paura, se il cammino è lungo.
Io sto camminando, sperando che prima o poi arriverò alla fine.

venerdì 2 maggio 2008

Urliamo Basta?

Non ho molto tempo...Ieri sono stato al concerto del primo maggio, a Roma.
C'era L'Aura. Ha concluso lei il concerto, con "Basta!". La giusta canzone. Basta alla violenza, basta all'ingiustizia, basta all'ignoranza. Quando finirà tutto questo?
Un primo maggio in mano alla destra.
Che razza di popolo siamo?
Dove sono i lavoratori?
Chi crede che sono loro a poterci aiutare?
Chi crede che è la violenza a far andare avanti le idee?
Non dobbiamo avere paura.
Dobbiamo combattere. Smettere di avere paura e lottare a testa alta, a voce spiegata.
Siete pronti?

Quanti di voi il 25 aprile hanno pensato a chi ha lottato per renderci liberi? Chi ha pensato che prima di Quel 25 aprile in Italia non era possibile esprimere la propria opinione? Che per venir picchiati bastava avere una nazionalità diversa, gusti diversi, opinioni diverse? Ci pensate?
E il primo maggio, oltre a fare le scampagnate e andare ai concerti, abbiamo pensato a chi fa andare avanti il paese, con il sudore, la fatica, gli stenti? Abbiamo pensato a chi è morto per la non sicurezza sui posti di lavoro? Abbiamo pensato a chi lavora e non ha soldi lo stesso? E a chi ha soldi e non lavora? E a chi li ruba? E a chi ci prende in giro? Ai precari? Alle precarie che sposano i ricchi (madonna l'ignoranza)?
E quando siete andati a votare, avete pensato che in quelle liste c'erano dei fascisti dichiarati? E sapete cos'è il fascismo, e cosa comporta? Sapete chi sono le persone che avete votato? Vi siete informati prima di farlo? Non avete pensato al pericolo verso il quale stiamo andando incontro?
Per fortuna qualcuno che ci pensa c'è. Ma tanti altri ancora. Dobbiamo reagire! Dobbiamo urlare! Dobbiamo parlare!



Dobbiamo riflettere.
Dobbiamo reagire.
Non c'è nessuno che ci restituirà gratis il nostro paese.
Siete pronti a urlare Basta!? (ma non solo a fare quello).

mercoledì 30 aprile 2008

Orfeo 3

...la fine della storia raccontata da Carmen:

"Orfeo colto dal dubbio che Euridice non fosse dietro di lui a seguirlo, si volta, decretandone per la seconda volta e per sempre la morte. Orfeo torna nel mondo dei vivi sconsolato e solo...


E...Come dire... Non mi è mai piaciuto questo finale...
...ho deciso di riscriverlo io"



Orfeo non si volta. Euridice torna alla vita.
Euridice cresce.
Si ameranno sempre.
Saranno sempre vicini.

martedì 29 aprile 2008

Orfeo 2

Orfeo e Euridice, eterni amanti.
Non avrebbero mai immaginato che qualcosa avrebbe potuto farli allontanare.
Euridice non aveva molta autonomia, allora. Aveva bisogno di qualcuno che guidasse i suoi passi.
Un giorno si ritrovò a correre nei prati, nessuno vicino. Non era in grado di prevedere le conseguenze, e anche la fortuna le voltava le spalle. Non c'era nessuno. Se non un serpente, che la morse.

Orfeo non poteva immaginare di essere rimasto solo sulla terra.
Amava così tanto Euridice, che si sentiva perso, nemmeno la sua musica lo aiutava come prima faceva. Cantò così amaramente, da destare tutte le ninfe e gli dei, che gli consigliarono di provare a scendere negli Inferi, per strappare dal buio Euridice.
Prese il coraggio, che troppe volte aveva nascosto dietro la sua lira, e cominciò a scendere, suonando. Si trovò di fronte a Cerbero, e cantando lo addormentò, superò a nuoto i fiumi infernali, e pianse, osservando i dolori delle anime che vagavano per gli spazi tetri degli Inferi.
Finalmente arrivò al cospetto di Ade, e della sua consorte. Cantò le sue canzoni più belle (ce n'era una che diceva: "non smettere di ridere...è il modo per raggiungermi..."), con la sua bella voce, accompagnandosi con la sua lira argentata, e la bella Persefone, commossa dal suo bel canto, convinse Ade a concedergli un tentativo: Orfeo avrebbe potuto riportare Euridice alla vita, a patto che durante la risalita non si fosse mai girato per controllare che lo seguisse.
Euridice arrivò, e gli prese la mano. Lui non la guardò.
Cominciarono a salire, Orfeo stanco e impaurito, Euridice non capiva cosa stava succedendo, non sapeva del patto fra il suo amato e Ade. Ogni tanto urlava contro Orfeo, credendo di averlo perso. Perché mai non si girava? Lo insultava, cercava di lasciare la mano.
Orfeo continuava imperterrito la risalita, sempre più stanco.
Ad un tratto una luce. Un piccolo spiraglio di luce.
Stavano per uscire.
Euridice continuava a voler lasciar andare Orfeo.
Orfeo era sempre più stanco.

lunedì 21 aprile 2008

L'Ottocento Italiano

Ieri sono stato alla mostra sull'800 italiano "da Canova al Quarto Stato" alle Scuderie del Quirinale. Mi avevano detto che non era niente di speciale.
Si sbagliavano.
Credo che l'ottocento sia uno dei periodi più belli della nostra storia. Uomini con radici nel passato e testa nel futuro, tanto tradizionalisti quanto innovatori. Un bilanciamento equilibrato, perfetto.
Che sia Canova, capace di superare i classici, partendo dai loro insegnamenti, Foscolo, un classicista dall'animo ribelle, o lo stesso Hayez. Artisti, persone, con la capacità di guardare avanti mantenendo il bene che già si è raggiunto. Non ancorati al passato, non spregiudicatamente affamati di futuro.


Adriano Cecioni, "La Madre"
Sfido qualcuno a passarci davanti e non farsi riempire il cuore e nascere un sorriso sulle labbra dal suo sorriso.

Aristide Sartorio, "Sirena"
Quei capelli sciolti nell'acqua, l'estrema leggerezza dei corpi sorretti dal mare. E quei teschi, nascosti dai flutti, Il dolore nascosto dietro l'estrema bellezza.


Gaetano Previati, "La Danza delle Ore"
Vi giuro che visto così non rende. Quelle forme celestiali, piene di una luce che ha qualcosa di sovrannaturale. Non posso credere che solo dei colori e dei pennelli possano dar vita a tutto questo.

Gaetano Previati, "Maternità"
Lei, la madre, dolcemente avvolta nei suoi abiti morbidi, appoggiata all'unico sostegno che ha, fusa con la natura che ha intorno. Non è sola. Ci sono le ali a proteggerla. E gli angeli attaccati alle ali. E le ali non finiscono, ma entrano nell'erba, si fondono con la terra. Sono tanto volte verso il cielo quanto consapevoli della terra. C'è la dolcezza di una vita da salvare, un amore verso una creatura che dobbiamo proteggere. Che sia il figlio, che sia la madre, che sia ogni singolo angelo, l'Angelo.


Francesco Hayez, "Il Consiglio alla Vendetta"
Non credo di dover aggiungere niente.

Se siete di Roma o capitate da queste parti (fino al 10 giugno) vi conviene fare un salto.
:-)

giovedì 17 aprile 2008

Just Fucked Up (don't want to swear anymore)


Toccare il fondo per risorgere?
Non ho mai urlato così forte.
Non ho mai avuto tanta rabbia dentro.
E perché?
Stupidi infantilismi congeniti.
Eliminare il problema alla radice.
Operazione chirurgica.
Cambiare, migliorare, se non si è vigliacchi.
Reagire, scegliere, diventare grande, preconfigurarsi gli effetti delle nostre azioni.
Resistere al sonno.
Resistere al sesso.
Resistere all'istinto.
Resistere alla voglia di trasgredire.
Resistere alla voglia di essere maltrattati, per compiangerci.
Resistere all'orgoglio, alla presunzione.
Così difficile permettere alla nostra mente di regolare l'Es?
Non è repressione, non è un imposizione.
E' cambiare per essere migliori.
E limitarsi per poter avere più colori.
Più colori negli occhi, più colori nel cuore.
Il grigio istinto dannoso della carne inutile, non lo tenere per me.
Prendere in giro e tradire.
Non una volta. Non due.
Ancora di più. Ancora noi due.
Ho urlato e le onde sonore non hanno distrutto la cenere della notte passata.
L'ho inghiottita nello stomaco per non sporcare troppo l'aria da volare.
Non vedo l'ora di vomitare.
Non ce la faccio più.
Quando si deciderà a crescere davvero?
Mi sono rotto il cazzo di essere ottimista e comprensivo
...So now I’m alone dreaming night and day, so now I’m alone with no more to say...
...What a waste of my time in trying to forget about all those liars!
You can bet all your friends are lying, even to your face!...

mercoledì 9 aprile 2008

I wish I was special






















When you were here before couldn't look you in the eye
you're just like an angel your skin makes me cry
you float like a feather in a beautiful world
and I wish I was special you're so fuckin' special

But I'm a creep, I'm a weirdo.
What the hell am I doing here?
I dont belong here.

I dont care if it hurts, I want to have control, I want a perfect body,
I want a perfect soul
I want you to notice when I'm not around
You're so fuckin' special. I wish I was special.



And if I'm a creep then you'd rather get away from me

lunedì 7 aprile 2008

Parmi les Oiseaux Sauvages

E invece no.
La dimora sta lì.
Le ali ci sono.
Se voglio posso essere diverso.
Se vogliamo possiamo essere diversi.
Tutti. Nessuno escluso.
Certe ferite non potranno rimarginarsi facilmente, ma lo faranno, prima o poi.
Non posso cancellare nulla.
Tutto ciò che si è detto.
Ovviamente anche ciò che si è fatto.
Ma il tempo dimostrerà che non mi sbagliavo.
Possiamo essere diversi.

domenica 6 aprile 2008

dashed


Avrei dovuto non sentirmi più solo.
Avrei dovuto poter dar fede al mio sogno, e al suo.
Ma le parole stanno per finire, e il Sole là fuori, non è più così splendente. E' primavera fuori, ma nel cuore è inverno. E questa banalità non è che il frutto di un decadimento dal mio essere autonomo, così com'ero, così come mi andavo bene.
Avevamo concentrato ogni sforzo e ogni tensione in quell'unione che credevamo differente. Eravamo davvero diversi? Siamo davvero migliori?
Ora non posso far altro che rendermi conto di far parte di quel mondo che non mi piaceva affatto. Sono una persona comune, che prova dolore. Una persona comune, sola.
E mi diceva mia nonna: "non fidarti degli amici!". Non aveva ragione? Io dicevo di no. I miei amici erano diversi. E ora, cos'ho tra le mani? Me stesso, la mia musica, le mie pagine scritte, con sopra ricordi che ormai non conservano niente di quel bello che c'era, se non con degli sforzi troppo forti di memoria. Ora ho solo una voglia di starmene chiuso qui, a guardare da lontano la luce della Primavera, che prosegue insieme al tempo, che va avanti...avanti...fino a quando non ci sarà più quella luce, e l'ombra dell'inverno mi costringerà a rimanere dentro casa, con qualche coperta addosso, cercando un po' di riparo in quel calore fittizio.
E se la mente cerca riparo nel ricordo, non c'è nulla che possa impedire al dolore di riaffiorare. Forse basterà il tempo per cancellare la delusione, o forse sono davvero una persona normale, e non eravamo diversi, nessuno di noi. Né te, né lei, né l'altra, né lui, o gli altri. Tanto meno io.
Questo film non è altro che la solita storia.
Non c'è niente di originale in me, e in noi.
Siamo tutti umani, le stesse passioni, le stesse gioie, gli stessi dolori.
E sono deluso, perché credevo che qualcuno potesse essere diverso, e io ho provato. Ma anche tu sei come gli altri, anche io sono diventato così.
E ho mal di pancia, vorrei smettere di pensare. Mi sento solo, come da tanto non mi succedeva.
Forse è meglio che smetta di scrivere.
















E ora?

martedì 26 febbraio 2008

Basta!




Sono senza parole. Mi sono emozionato come se fossi stato io li sopra. Voglio diventare così!
Una canzone non troppo l'auresca, ma semplice, bella. E comunque è pur sempre L'. Bella. Non so perchè ma sono euforico.
Voglio diventare così!

giovedì 14 febbraio 2008

Pensieri Settimanali

Sono un po' di giorni che l'inerzia si è di nuovo impadronita di me.
in realtà qualcosa di buono l'ho combinato. Mi sto rimettendo in moto. Ma ogni tanto collasso di nuovo.
Saranno i tanti pensieri, i discorsi, le delusioni, i rimorsi, la rabbia, le aspettative, il morso sfuggente del passato, il buio tunnel che porta al futuro.
La paura del sesso, quello senza nient'altro dentro, fine a se stesso. Io non vivo per quello. Non mi interessa dare la mia vita alla soddisfazione momentanea di appetiti carnali. Il sesso, atto fisico e puramente momentaneo, svuota.
Io voglio emozioni che possano riempirmi, darmi gioia. Non momenti limitati di estasi, squallidi.
E se anche potrebbe sembrare allettante, a momenti, condurre una vita in cui non ci sono troppi pensieri per la testa, e si vive solo al momento, vivendo ogni piacere proposto senza rifletterci troppo su, se ci penso bene, so che ciò non porta che a effimeri orgasmi. Niente di più. Niente emozioni.
Non mi interessa grazie.
Il sesso svuota.
Io voglio riempirmi.
E c'è la musica, e l'amore, qualunque tipo d'amore, il sole, il cielo, le stelle, L'Aura, Carmen, speranze, sogni, la mia chitarra, i tasti bianchi e neri, una penna e della carta, una favola a lieto fine.
Altrimenti a cosa serve vivere?
Lo scopo è essere felici.
E allora perchè dovremmo fare cose che ci fanno star male? E' così facile. Può sembrare eccitante evadere in sogni malconci, ma lo sappiamo che è solo malattia. Pensare non fa male. Ma per agire ci vuole consapevolezza. E se ce sei consapevole, quello che ti fa male non lo fai.
E' semplice.
E il passato, se c'è, ormai non ci si può far niente. A cosa serve pensare, strizzarsi, demolirsi. Quello che è fatto è fatto. Potrebbe essere bello poter cambiare, poter cancellare, dimenticare.
Non si può.
Cerco di abituarmi.
Anche se a volte il passato è più recente. C'è qualcosa di meglio a cui pensare.
A volte ci sono lacrime, sensi di colpa. Pensieri generati da discussioni non troppo ortodosse. Sensi di colpa, conseguenze mentali di soddisfazioni carnali. Comprensione. Colpo allo stomaco. Comprensione.
Non è importante la terra per me. Non è importante la carne. Non è quello che rende speciali.
E poi, in fondo, nemmeno io sono perfetto. Non posso pretendere nulla.
Ho sempre sbagliato quando ho preteso, e gli altri, hanno sbagliato quando hanno preteso da me. E se ora la forza non c'è più, è solo perchè le cellule sono morte per disuso. Nessuno ha più la forza. Ognuno si sente vittima per conto suo, e allo stesso tempo ognuno si crede il vincitore delle sua battaglia. Anche io, e lo so che sbaglio.
La conclusione è che nessuno cerca più di muovere le dita per afferrare i tasti. Suonare le note giuste, con la giusta pressione.
Ognuno crede di suonare bene la propria canzone, ma se provassimo tutti ad accettare i consigli sulla nostra esecuzione, forse verrebbe fuori un bel concerto. Certo, ognuno ha il suo stile, le sue preferenze, le sue capacità, le sue attitudini. Ma, provare. Ognuno col suo strumento. Sono sicuro che ognuno riceverebbe i complimenti e gli applausi degli altri.
Credevo di suonar bene il pianoforte. Sono andato a lezione con una nuova insegnante, e sono venuti fuori molti difetti.
Credevo di non saper suonare la chitarra, e invece, non sono poi così tanto male.
Intanto qualche serata, passata musicalmente in compagnia, con un volante in mano e una sigaretta riempita di spensieratezza. Quella spensieratezza che alleggerisce la mente.
Ci siamo capiti, no?!

Domenica scorsa, concerto di Pier Cortese. Anche io voglio stare su un palco!



...ma dimmi come passi le notti, tu dimmi come passi le notti…ora…
che sento anch'io il bisogno di guardarti e si stringerti ancora,
che sono diventato un uomo fragile anch’io da allora..
.amico non lasciare questa voce tremare nell’aria.

(scusate il flusso incomprensibile di parole)

lunedì 21 gennaio 2008

des embrassades

Cos'è questo legame tra noi, che ci fa stare tutti nella stessa storia?

Non tutti sono come me. Non tutti hanno i miei valori. Non tutti vedono il mondo come me. Non tutti vedono l'ipocrisia dov'è. E non tutti riescono a vedere l'ovvio malessere umano, laddove si presenta. Non ci riescono tutti.

A volte mi sembra così evidente.
Evidentemente non lo è.
Per molti. E io mi ritrovo seduto a un tavolo, con intorno sei, dieci, o cinquanta persone. Ma mi sento solo. Perchè mi sembrano tutti così ciechi. Com'è possibile che non vedano? A me sembra tutto così evidente!
Perchè devo continuare a farmi prendere in giro da chi si è infiltrato subdolamente nella mia vita (e non solo nella mia)? Non dipende da me. Persone hanno fatto scelte, e io, per non dar dolore, mi ritrovo a ricevere pugni sulle costole, mantenendo un sorriso di plastica sul viso.
Sono stufo.

A volte mi sembra che il mondo non possa cambiare. Cadono le braccia, di fronte a manifestazioni così inevitabili di idiozia, o di meschinità.
A volte però, penso che non ce la posso fare a sopportare tutto questo. E che il mondo devo cambiarlo io, anche di fronte a muri di cemento armato.
Tanto io ho chi mi aiuta.
Qualcuno che ha dentro ciò che io ho dentro, c'è, in giro.
E poi, ho le ali. I muri, posso scavalcarli.
E, intanto, per cambiare il mondo, comincio a sorridere, a tutti. E regalo qualche abbraccio, anche se è stato difficile, all'inizio. Però mi sono fatto forza, e ho iniziato ad abbracciare. In fondo, ho pensato, chi riceve un abbraccio, non può fare a meno di sorridere. E il suo sorriso fa sorridere altri.
Chi sono io per impedire agli altri di sorridere?
E allora, ho cominciato ad abbracciare, e a sorridere.
E voi, cosa aspettate?


There is no difference in what we're doing in here.
That doesn't show up as big as it does out there, so why spend all our time undressing our bandages
when we've the ultimate key to the cause right here all underneath.


Abbiamo la chiave... proprio qui... sotto... dentro...
Che aspettate?

mercoledì 16 gennaio 2008

Una Casa alla Fine del Mondo

Non c'è niente di strano. E' solo amore.

(non guardate questo video se non avete visto il film. e se non avete visto il film, allora dovete vederlo)
Gli occhi si sono fatti lucidi, dopo dieci minuti che era iniziato il film. Eppure era la seconda volta che lo vedevo. E anche la prima, alla fine, c'era stata qualche lacrima.
Stavolta, ho iniziato subito, lentamente. E qualche minuto dopo la fine, mi sono ritrovato da solo, in cucina, con un fazzoletto in mano, a soffiarmi il naso, e a singhiozzare.
Perché è come dice Bobby: "non c'è niente di strano, è solo amore." In tutto ciò che facciamo. Niente di strano. Viviamo solo per quello. E allora, perché non è semplice come dovrebbe? Perché non si riesce mai a essere felici e basta?
Non riesco a scrivere altro. Ho gli occhi rossi e secchi, non riesco a tenerli aperti, e non riesco a trovare le parole. Avrei tanto da dire. Non ce la faccio. Solo vi chiedo di guardare, e anche voi capirete cosa provo ora.


-Cosa stai facendo?
-E' solo un bacio tra fratelli.


L'amore va oltre. E come per loro, anche per me sarà sempre.
Basterebbe un vetro di finestra, e potremo vedere il mondo come Bobby, e il futuro lo vedremo Bello. E sarà bello, perchè saremo noi (e tutti noi) a costruirlo.

Hey! Questo è un blog che fa pensare! (lusingato)

Mi chiedevo quando sarebbe arrivata anche a me una di queste catene via Blog.
Bene, sono stato nominato.
Non riuscirò a scrivere un post poetico e incisivo, e davvero divertente, come il caro Adynaton che mi ha nominato.
Mi attengo alle regole del gioco. Ricevuta la nomination, devo indicare a mia volta 5 blogger che (mi) fanno pensare.

Vorrei poter nominare a mia volta Ady, che è stato uno dei primi blog con cui sono entrato in contatto, e mi ha emozionato davvero leggere le sue parole, ma non credo che sia ammesso dalle regole del gioco.
Nomino la dolce ma forte Petite Kiki, nelle cui parole tante volte vedo e sento (con l'udito e con il cuore, e con la pancia) me stesso. Amica dell'amica Amèlie, sognatrice come lei, petite, come lei, e bella come lei.
Nomino l'amico Mat. Le sue pulsazioni emotive fanno male alla pancia. Anche qui, talvolta, ci sono le mie parole nelle sue. E quando non ci sono, fanno pensare, e fanno emozionare.
Nomino Liquida, perché non si riesce ad uscire dalla sua traccia viva senza un sorriso (o una risata) sul volto. E poi, c'è L'Aura anche nelle sue orecchie.
Alzata con pugno. Dal suon negozio (non ho ancora capito di cosa) mi mette a contatto con il mondo reale, quello dei camminatori diurni, che io spesso dimentico.
Alla fine, una nuova compagna, Aryadne. Da poco in questi luoghi elettronici, confusionaria e confusionante (si potrà dire? Vabbè licenza poetica), sicura di quello che vuole ma non di ciò che è. Sicuramente qualcosa di bello, come ognuno di noi.

Ora, sta a voi. Per semplificarvi la vita, vi riporto le regole:
- se siete nominati, dovete partecipare.
- inserire nel post l'indirizzo del thinking blogger awards, e il logo
- nominare 5 bloggers che vi fanno pensare.