lunedì 1 ottobre 2007

Blu, stanotte

Notte. Rientro da un incontro con la luna. Sopra il tettino della macchina, guardava, invidiosa. Dei flash di una macchinetta fotografica facevano concorrenza alla sua luce biancastra. Lei guardava. Lei ci guardava, tutti. E con il vento raffreddava la pelle seminascosta dalle maniche della mia felpa verde. Un leggero brivido sulla schiena, non credo dovuto al freddo. Ma poi, è tardi. Domani devi svegliarti presto. Meglio tornare a casa, magari dopo aver mangiato un fagottino pere e cioccolato appena sfornato, estatico. E invece niente. Anche stasera siamo arrivati tardi. Sono finiti. Ripiegherò su un anonimo biscotto glassato, troppo dolce. Non c'è paragone. Niente orgasmo intestinale stasera.
Non vale la pena pensare alle date, ora, in fondo c'è ancora tempo.
Non ci penso.
Invece penso a una lettera a quadretti, e a una lettera verde. L'ultima e la prima. Completamente differenti. Una aperta e senza filtro, l'altra, obbligatoriamente nascosta dietro alle parole, a un "banale" grazie. Una scritta con il primo foglio capitato sotto mano, l'altra perfettamente ordinata, in tinta con l'inchiostro usato. Una scritta un anno dopo, l'altra poco tempo prima che tutto cambiasse, consegnata il 9 giugno, dopo l'ennesimo passo verso l'oltre. Parole. Belle parole, si. Forse bella grafia. Retorica eccellente, certo. Ma non è quello l'importante. L'importante, è il mal di pancia che è costato scriverle. Il medesimo mal di pancia, seppur da punti di vista diversi. E non so dove voglio arrivare.
Ma non ho sonno, stanotte. E penso. (E mi dispiace per chi affronterà l'ardua impresa dell'addentrarsi nella mia attuale mente notturna).
E intanto, mi sento un po' Blunotte, stanotte.


Chi non ha paura di quello che è dentro? Poi, arriva il giorno in cui non puoi far altro che guardare allo specchio il riflesso della tua immagine, e rassegnarti a far uscire tutto quello che c'è , dentro quella carne, sotto quelle mani, dietro quegli occhi. E a quel punto puoi continuare a dire "non ho fatto altro che sentirmi sbagliata", se vuoi, guardando al passato, ma con una diversa intonazione, un timbro di voce diverso, non quello venefico dal sapore aspro, ma quello soddisfatto, sereno e pacifico della consapevolezza. Anche Carmen sorride mentre canta quelle parole, perchè appartengono al passato. Non resta che prendere atto degli sbagli, della stupidità che comporta quel lamento continuo dovuto all'inadeguatezza autoimposta, e sorridere, guardando avanti. Avevi paura. Ma il tempo passa. E la forza si impossessa del tuo corpo, della tua mente. Devi reagire. Non puoi sentirti sbagliato a causa dei tuoi sentimenti. Non posso sentirmi sbagliato per quello che sento.
Riflessioni dovute a cosa? Perchè ho cominciato a scrivere? Non so. Non mi sento sbagliato.
Non così tanto.

Blunotte a tutti. :o)


2 commenti:

Adynaton86 ha detto...

Capita a tutti di sentirsi sbagliati e inadeguati a questo mondo, e voler ardentemente essere qualcun'altro, pur di non essere se stessi. Apparentemente sembra una rinuncia possibile e nemmeno troppo dolorosa. Ma poi, col tempo, riflettendoci, si arriva a capire che quello che si è non può essere poi così tremendo. E che non c'è nessun motivo per vergognarsi per quel che si è: l'importante è acquisire tutto ciò nella propria coscienza!
un abbraccio, Ady

Demian ha detto...

@adynaton: sono completamente d'accordo con te...ci ho messo parecchio tempo per arrivarci, ma è già qualche anno che non me ne frega più niente di "loro", degli altri. e così dovrebbe essere per tutti. in fondo prima o poi quello che c'è dentro esplode, e a quel punto non puoi farci più niente...
un abbraccio, anch'io.