venerdì 26 ottobre 2007

Leggerezza (?)

Non sarà uno di quegli interventi memorabili, che, si sa, vengono fuori da emozioni forti, e perlopiù negative. No. Oggi non mi va.
Volevo scrivere qualcosa di leggero. Sicuramente mi perderò nel discorso. Sarà che questi ultimi giorni di leggero hanno davvero poco. Ma, non ci si può lamentare in fondo. Il caro vecchio Epicuro lo diceva: ti basta un po' di vita, un po' di salute, e chissenefrega del resto. Grazie a lui ho superato parecchi momenti. Ma talvolta non ce la posso fare a ricordarmi le sue parole. Certe volte la mente è troppo occupata con i dolori compulsivi allo stomaco, e con le lacrime in procinto di scoppiare.
Stasera sono nostalgico. La distanza, seppur minima e temporanea, non la riesco a sopportare, a volte. Sono stanco. E sono anche confuso. Non sono davvero sicuro che quello che sto facendo sia davvero ciò che giusto. Sarà un anno di transizione, l'ho già detto. E poi non so che succederà. Intanto tasto il terreno, mi sporco un po' le mani.
Sono stanco, deluso (chissà da che, poi). Ecco sto diventando pesante. Basta.
In fondo non avrei niente di meglio da fare quest'anno. Sarei potuto fuggire, e vivere dove ho sempre desiderato, perseguendo il mio unico, vero, sogno. Ma aspetterò. La prossima estate, e poi non sarò più qui, spero, o almeno avrò capito cosa devo fare. Ma sempre, accanto delle ali piumate, vicine alle mie.
Perlomeno un obiettivo l'ho raggiunto.
Domani mi alzerò presto, prenderò il treno, alle 7:30, in direzione Tiburtina, poi un autobus, e continuerò la farsa. E vabbè, sempre meglio che starsene a letto. Un po' di vita, almeno.
E poi, tornato a casa, la sera, avrò un po' di leggerezza, in più. Un po' meno nebbia, nel cranio. Qualche ora per pensare, volerò un po' forse.
Ora però è tardi.
Ma sarò lì prima o poi.

lunedì 22 ottobre 2007

E poi, dopo, sempre, sarà.


"Futuro". Questa parola mi mette paura, come la parola "Passato". Passato significa che il tempo scorre. E mi da terribilmente fastidio sapere di avere parti di passato che vorrei cancellare (e non posso). Futuro significa che non sai cosa c'è dietro l'angolo. Ma allo stesso tempo, Futuro, vuol dire che si può migliorare, che si può rimediare. Cosa c'è nel mio futuro? Cosa farò? Chi ci sarà? Dove sarò?
Ci sarà questo paese (che io, spero il più lontano possibile) o ci sarà Roma, semplice e stupido epilogo, o ci sarà Bologna, un intermedia soluzione, tra fuga e sicurezza, magari Parigi, o, ancora più bello, per me, ci sarà Londra.
C'è la musica, e la speranza di trovare un modo per cambiare questo mondo, e c'è la comunicazione, per migliorare, nel mio futuro.
E chi ci sarà vicino a me? Cosa avrò fra le mani? Mi piace pensare che una risposta già ce l'ho. Non sarò solo, comunque. Qualunque cosa succeda, qualunque decisione io prenda. Ci sarà qualcuno. Ne sono sicuro. Me l'ha detto un angelo, all'orecchio, bisbigliando, me l'ha ripetuto. E sono un po' più sicuro di me.
Insomma. Futuro. Un po' di paura c'è sempre.
Fuggire. Crescere, imparare, cambiare, migliorare. Suonare. Amare, continuare. Piangere, ridere. Superare, combattere, vincere. Sostenere, aiutare. Cantare, tanto. Danzare. Sognare, amare, ancora. Sempre di più. Vivere, insomma. Cercando di prendere le giuste decisioni, cercando di superarmi sempre, afferrare le occasioni.
Futuro, paura. Una mano, tiene la mia. Lo farà.
Sarò capace di servire me stesso come devo? Avrò il coraggio di provare? Non sono mai stato bravo nel prendere decisioni importanti, se non incitato da momentanee follie impavide. Ma sarò confortato dalla presenza affascinante di uno spirito affine, e non sarà così difficile. Un angelo me lo ha detto...
Dovrò diventare grande prima o poi. Dovrò dare un'impronta decisiva alla mia vita. Non più scelte dettate dall'inerzia. Non più svogliata inconsapevolezza. Responsabilità, finalmente. Fatica, e, magari, ricompense.
Ci saranno dolci ricordi, preziosi: quelli di questi momenti che vivo ora, ma anche di quelli prossimi, e remotamente futuri. Sento che non sparirà il sorriso dalla mia faccia. Sarò felice, con una mano nella mia, e con un sorriso nei miei occhi e il mio sorriso negli occhi altrui. Sempre.
Nel frattempo cerco di bagnarmi, come una spugna, di tutto ciò che si avvicina a me. Arriverà, prima o poi il momento di strizzarmi. Acquisisco. Assorbo più che posso, in questo anno di passaggio, per dotarmi di armi che forse mi serviranno, più avanti nel tempo. Ora acquisisco, e poi cambierà, forse, la mia vita, più di quanto non abbia fatto in questi mesi.
Mi rendo conto che il passato prossimo non è così male, effettivamente, ed è una delle poche parti del mio Passato che non vorrei cambiare. Sono soddisfatto, di me, di quello che ho fatto, di quello che ho, di chi c'è. Sono felice, sapete?! Era molto che non era così. Ora, tutto sembra più facile. Da quando ho acquisito le ali, questo cielo è bello da solcare. Vedendo il mondo da sopra le nuvole, sembra tutto diverso.
E il Futuro non è più così pauroso. C'è qualcuno che vola con me. Non servono promesse. Sarà così anche nel tanto odiato Futuro. Che ora non mi sembra poi così brutto.

sabato 20 ottobre 2007

It never began for us and it'll never end for us

You are not an enemy to me, there's a ray of light upon your face now
I can look into your eyes, and I never thought it could be so simple.
You can hear the music with no sounds, you can heal my heart without me knowing
I can cry in front of you 'cause you're not afraid to face my weakness
You're not my enemy anymore, there's a ray of light upon your face now,
it will be all new again, there is something else just 'round the corner
So when we'll wake up some morning rain will wash away our pain,
'cause it never began for us it'll never end for us.
I was looking for a place to stay. Are you looking for a place to stay?
No it never began for us and it'll never end for us.


Non sei mai stato un vero nemico, per me, e il tuo viso è sempre stato illuminato da un qualche tipo di luce, ma quando prima guardavo nei tuoi occhi c'era qualcosa che non riuscivo a vedere, seppure sapevo che c'era. E i miei occhi non permettevano a te di vedere cosa si nascondeva dietro a quello sguardo vacuo e lontano.
Non avrei mai pensato che sarebbe stato così facile, poi, guardare nei tuoi occhi. E ancora più semplice, è, per me, piangerti in faccia, perchè la mia debolezza è la tua stessa debolezza, e non ho paura di mostrartela, perchè lo so, che tu riesci a capirmi. E io riesco a capirti. Perlomeno ci provo.
Poi, un giorno, ci sarà qualcosa dietro l'angolo, qualcosa di nuovo. Cambierà qualcosa, inevitabilmente, credo. E svolteremo l'angolo. Ma lo faremo insieme. E cambierà un po' la nostra vita, ma, ci saranno le ali sulla schiena a ricordarci di noi. E dopo aver svoltato l'angolo, continueremo a tenerci la mano, ne sono sicuro, non può essere altrimenti. Continueremo a camminare, l'uno negli occhi dell'altro.
Forse, quel giorno, la pioggia si mischierà alle lacrime, ma le nuvole se ne andranno, poi. Smetterà di piovere, certamente. E al ritorno del sole avremo, sul viso, un sorriso. Come il tuo, quello che mi avevi regalato tempo fa. E il mio, che tu mi hai stampato in faccia. Quello che sento esserci sempre stato. Come te, del resto. Sempre accanto, seppur non mi accorgevo, se non lo sapevo, non lo sapevi.
Non è mai iniziato, per noi, e non finirà mai.
Quel sempre, che mi scivola nella testa, si rigira, si accascia, poi si rialza, canta ogni tanto, suona talvolta, e talvolta si diverte a leggere, e a ballare. Ma è sempre qui. Non se andrà, non me ne andrò, non te ne andrai.
Tempo fa, cercavo un posto, io. Non ero mai a casa, in nessun luogo, con nessuno. Cercavo un posto dove stare. Ora non cerco più. Il mio posto è con te. E tu cerchi un posto? C'è un po' di spazio, accanto a me. Terrò sempre caldo il tuo posto, occupato. Non potrai esserci che tu, lì.
Non è mai iniziata per noi, non finirà mai.

domenica 14 ottobre 2007

je m'en fouts (sorrisi falsi e isterici)

Sorrisi falsi e isterici. E le parole dette, e gli abbracci donati e ricevuti, le lacrime, non servono a nulla. Non è servito a niente?!
Non voglio togliermi il sorriso inutilmente. E sono qui, ma con la testa fuggo. E mi parlate, e non faccio che sperare di essere a casa, in un abbraccio, sotto le coperte, al caldo. E qui ho freddo. Mi raffreddate.
E mi dicono: "L'amore è inscindibile dal dolore, è una sofferenza simile al sentirsi annegare". E io non voglio crederci. Voglio sperare che finalmente l'amore possa essere felicità, e basta, prima o poi. Anche se fate di tutto per svegliarmi da questo sogno, con le vostre lingue a sonagli, e i vostri occhi taglienti, come al solito, io riesco a passarci sopra. E' uno dei miei pregi. Non mi faccio abbattere, se non è quello che voglio. Posso resistere, perché non vedo l'ora di tornare a casa e rinchiudermi fra quelle braccia, e, se non capite, beh, non posso farci niente, ma ci sono abituato, ormai.
E tutto ciò di cui sono sicuro in un momento, il minuto dopo non è più così, e non posso far altro che accettarlo, e prenderne atto, affrontando ciò che ne segue. Perchè odio l'immaturità, odio la presunzione, odio l'incoerenza, odio essere deluso, odio chi giudica senza giudicarsi, odio l'egoismo, odio l'incapacità, odio chi chiede e pretende di conseguenza, odio essere smentito, quando sono certo di chi ho davanti.
E invece no.
Bugie soltanto. E ingenti contraddizioni. Parole e fatti non coincidono, e questa lotta per sopraffarsi l'un l'altro mi sta esaurendo, e non ho intenzione di assecondare ancora le casuali e incontrollate instabilità che mi si presentano davanti. Sono disposto a tutto per non privarmi di ciò che è importante per me (davvero poche cose). Davvero, sono allo stremo delle forze, e questo potrebbe causare reazioni più grandi di quel che basterebbe. La mia testa scoppia. Vorrei riuscire a prendere decisioni stabili.
Ma non voglio rovinare tutto. Perciò resterò in silenzio, per quanto posso, e cercherò di sopravvivere, per il bene di quello che ho fra le mani... ...What a waste of my time in trying to forget about all those liars! You can bet all your friends are lying, even to your face! I’m so fucked up I can barely walk…May I explain… I’m irrational, can’t see the Moon, can’t see anything far, where I’m at... ...Però, forse, è davvero meglio, essere come Medea.

E intanto per tirarmi su, ascolto qualcosa che mi ricorda di te.

martedì 9 ottobre 2007

io cammino di notte da solo

"...io cammino di notte da sola, poi piango poi rido e aspetto l’aurora,
ed è una realtà tutta mia e una strana atmosfera pervade la mente di sera
io vivo a volte infelice, a volte gaudente, talvolta vincente, o perdente
ed è una vita d’artista così altalenante ma quello che creo è importante per me
io cammino di notte da sola poi piango, poi rido, poi parlo, poi rido, poi grido..."
Amalia Grè, "Io cammino di notte da sola"

Una vita un po' scostante, con amori forti, ma passeggeri. Passioni futili, brevi, intense, ma false. Poi è arrivata la musica, sono arrivati i tasti bianchi, e quelli neri. Già da un pezzo la voce si faceva sentire, ma non si rendeva conto che aveva molto ancora da imparare, quel ragazzo che ero.
Ancora non camminavo di notte da solo, anzi, cercavo dappertutto qualcuno che camminasse con me. Ma tutti volevano passeggiare di giorno. Altri correre, altri sedere, ma sempre e solo di giorno. E allora ero forzato a camminare con loro, accecato dalla luce del Sole, che non permette di immaginare. Rivela quella che noi crediamo la realtà con una violenza disarmante, ci obbliga a credere a quello che gli occhi ci mostrano. E tutti coloro che camminano di giorno non fanno altro che seguire il sole, evitando le ombre, guardando dritto nel cuore della palla infuocata, con gli occhi rossi e inutili al loro vero scopo.
E invece no. Ora io cammino di notte, da solo. Non seguo la luna. Decido io dove andare, a tastoni, adesco nelle figure sfocate dell'ombra quello che voglio trovare. Continuo a cercare, poi piango, poi rido. Ma scelgo io. Cammino, di notte, da solo, e canto alla Luna, che mi segue. Non sono io a seguire lei. Mi guarda le spalle, mi illumina la nuca, e mi permette di distinguere le sagome che si sollevano davanti a me. Il resto lo fa la mia testa. Quelle sagome assumono la forma perfetta, nel mondo che ho dentro, quei feticci oscuri diventano ciò di cui ho bisogno. Diventa perfetto, quel mondo, quello della notte. Un mondo in cui è vero solo quello che io immagino. E diventa perfetto. Perchè io spero che lo sia. E la speranza trasforma i mondi.
Cammino di notte, da solo. Fa un po' freddo, ma è piacevole, perchè prelude al rientro a casa, e a quel tepore che amo tanto di lei, d'inverno. Ogni tanto una luce artificiale mi solca gli occhi, ed intravedo quel mondo diurno che plastifica le sensazioni. Ma non me ne curo. Sono talmente occupato con il mio, di mondo!
C'è qualcuno laggiù, in lontananza. Mi sembra ciò di cui ho bisogno. Ne ho trovate molte di figure che mi sembravano speciali, di notte, e non sempre avevo ragione. Ma stavolta è stato diverso. Stavolta non ho immaginato tutto. Non c'è stato bisogno di sperare, per far si che potesse essere perfetta, quella figura. Mi si è presentata autonomamente, perfettamente adatta ai miei occhi. (Poche volte mi è capitato). Non posso far altro che dire per sempre. Una così dolce sopraffazione non può essere abbandonata facilmente. E allora sempre.
Cammino di notte, non sarò più solo.
E d'ora in poi, se vorrò, potrò andare in giro anche di giorno, perchè la figura notturna mi proteggerà la vista, e io a lei.
Finalmente riuscirò a vedere il Sole. Dicono sia bello.
Ma io continuerò a preferire lei, notturna, flebile, educata, morbida, perfetta.

mercoledì 3 ottobre 2007

something about when I'm going to burst out of my eyes

Lacrime.
Mi guardavo intorno, e vedevo ovunque persone piangere. "Come possono esserci tanti sentimenti così forti?", mi chiedevo. Non riuscivo a spiegarmi come fosse possibile che io, un ragazzo fuori dal normale, non riuscissi a sorridere abbastanza, o piangere, o gridare. Raramente una lacrima, raramente un sorriso, niente di più, per molti anni. "C'è qualcosa che ti blocca", sentivo dirmi. Forse c'era qualcosa che mi bloccava, o più che altro, non c'era niente che sapesse sbloccarmi.
Raramente una lacrima, raramente un sorriso.
Per il resto del tempo occhi grigi. Me lo diceva mia madre: "hai lo sguardo spento...sembra che guardi sempre oltre...non riesci a fissare le persone negli occhi, anche se le guardi negli occhi". Anche se guardavo le persone negli occhi, cercavo sempre troppo, cercavo sempre qualcosa di più, dietro la loro testa, alle loro spalle. Nella costante ricerca di quelle emozioni forti, io non facevo che pretendere un succo dolce da un frutto non ancora maturo, e scartare ciò che avevo sottomano.
Un giorno chiesi scusa per paura di fare qualcosa di sbagliato, e perchè avevo già fatto molte cose sbagliate, in passato. E piansi. E pianse anche lei.
Poi ho intrapreso una strada accidentata, senza nemmeno accorgermi di quello che facevo, delle persone che mi guardavano e urlavano ingiurie, avvertimenti, o parole confortanti. Non è servito a niente, purtroppo, non ho ascoltato nessuno, nemmeno il mio grillo-coscienza. Ho continuato a camminare, mentre la meta era sempre più vicina, e, una sera, si è appoggiata sulle mie labbra, dolcemente. E il giorno dopo mi sono reso conto di quello che era successo. Ed è scesa una lacrima dall'occhio destro. Ero felice.
Ma non mi bastava, forse. Sentivo che qualcosa non andava. Avevo bisogno di qualcosa di diverso, e mi sono ritrovato a fantasticare su altre felicità, che però in quel momento non mi appartenevano, e nemmeno ora. E ho scacciato quel sogno dalle mie labbra, dove si era posato tempo prima. E ho pianto per giorni. Ero triste. E in quei momenti ho capito, che le emozioni che tutti provano, che quelle lacrime che vedevo sugli occhi delle persone, ora appartenevano anche a me. E da lì in poi non ci sarebbe stato più scampo.
Ho pianto, per la scelta sbagliata, e ho cercato di rimediare, scegliendo quella felicità che era lì, davanti a me, e che era durata troppo poco, in cambio di quella sognata, forse inventata. Fortunatamente lei non mi aveva abbandonato, aveva deciso di aspettarmi, e di posarsi ancora sul mio viso, e io le ho permesso di farlo. Ed è ancora qui. Anzi, è cresciuta, divenuta sempre più grande.
E ancora una volta, lacrime. Ma lacrime di gioia.
La cosa più bella che può accaderti.
Lacrime che scivolano dentro la bocca, attraverso un sorriso.
Perchè non sono solo.
Ora capisco quello che provavano mentre piangevano, mentre sorridevano.
Mi piace piangere, mi fa sentire vivo.
Ma piangere e ridere insieme è qualcosa di più.
Sorridere e piangere, si può solo se sei felice davvero. Piangi e sorridi se ami ciò che hai fra le mani.
Piangi e sorridi se hai qualcosa di bello verso cui rivolgere la tua mente.
Piangi e ridi se non sei tanto male.
Piangi e ridi se il piacere soddisfa il dolore.
Piangi e ridi se sei qui, e vorresti essere lì.
Piangi e sorridi se ti accorgi che il tempo non è mai abbastanza per voi due.
Sorridi e piangi perchè, in fondo, sai che ci sarai sempre a fargli compagnia, anche se non come ora. Piangi e sorridi, perchè vorresti che rimanesse sempre lì vicino a te.

Io, piango, e sorrido.

martedì 2 ottobre 2007

I'm with you, somehow

Non sarà un'intervento lungo. A volte non servono molte parole.

Non servono parole scontate. Non servono parole troppo enfatiche, nè elaborazioni retoriche complesse. A volte basta una canzone, dei passi, e un abbraccio.
E ripensi agli sbagli, ai rimorsi, i litigi, da entrambe le parti. Al dolore inutile, le parole non dette, la forzata fiducia nel futuro e la mancata speranza. All'omertosa fiducia, contro la schiacciante schiettezza. E alla felicità, e al rancore, ma anche alla gratitudine, e al passato fiorente.
Ho sempre sperato fosse possibile dire ogni cosa, ma non ci sei mai riuscita. Non è stato facile.
Avrei voluto farti capire quello che sentivo, che sento, ma spesso la rabbia e l'istinto prevaricano la ragione, e allora tutto crolla a terra. Ma ti chiedo scusa, ancora, se non sono stato capace di contenermi, se non sono stato capace di farti un po' più felice.
Spero che possa solo migliorare. Sorridere un po' di più, e magari piangere, ma di gioia d'ora in poi. Sperare, soprattutto.

Se respiri ancora, non è poi così male! Le mie porte sono aperte, vieni dentro...

lunedì 1 ottobre 2007

Blu, stanotte

Notte. Rientro da un incontro con la luna. Sopra il tettino della macchina, guardava, invidiosa. Dei flash di una macchinetta fotografica facevano concorrenza alla sua luce biancastra. Lei guardava. Lei ci guardava, tutti. E con il vento raffreddava la pelle seminascosta dalle maniche della mia felpa verde. Un leggero brivido sulla schiena, non credo dovuto al freddo. Ma poi, è tardi. Domani devi svegliarti presto. Meglio tornare a casa, magari dopo aver mangiato un fagottino pere e cioccolato appena sfornato, estatico. E invece niente. Anche stasera siamo arrivati tardi. Sono finiti. Ripiegherò su un anonimo biscotto glassato, troppo dolce. Non c'è paragone. Niente orgasmo intestinale stasera.
Non vale la pena pensare alle date, ora, in fondo c'è ancora tempo.
Non ci penso.
Invece penso a una lettera a quadretti, e a una lettera verde. L'ultima e la prima. Completamente differenti. Una aperta e senza filtro, l'altra, obbligatoriamente nascosta dietro alle parole, a un "banale" grazie. Una scritta con il primo foglio capitato sotto mano, l'altra perfettamente ordinata, in tinta con l'inchiostro usato. Una scritta un anno dopo, l'altra poco tempo prima che tutto cambiasse, consegnata il 9 giugno, dopo l'ennesimo passo verso l'oltre. Parole. Belle parole, si. Forse bella grafia. Retorica eccellente, certo. Ma non è quello l'importante. L'importante, è il mal di pancia che è costato scriverle. Il medesimo mal di pancia, seppur da punti di vista diversi. E non so dove voglio arrivare.
Ma non ho sonno, stanotte. E penso. (E mi dispiace per chi affronterà l'ardua impresa dell'addentrarsi nella mia attuale mente notturna).
E intanto, mi sento un po' Blunotte, stanotte.


Chi non ha paura di quello che è dentro? Poi, arriva il giorno in cui non puoi far altro che guardare allo specchio il riflesso della tua immagine, e rassegnarti a far uscire tutto quello che c'è , dentro quella carne, sotto quelle mani, dietro quegli occhi. E a quel punto puoi continuare a dire "non ho fatto altro che sentirmi sbagliata", se vuoi, guardando al passato, ma con una diversa intonazione, un timbro di voce diverso, non quello venefico dal sapore aspro, ma quello soddisfatto, sereno e pacifico della consapevolezza. Anche Carmen sorride mentre canta quelle parole, perchè appartengono al passato. Non resta che prendere atto degli sbagli, della stupidità che comporta quel lamento continuo dovuto all'inadeguatezza autoimposta, e sorridere, guardando avanti. Avevi paura. Ma il tempo passa. E la forza si impossessa del tuo corpo, della tua mente. Devi reagire. Non puoi sentirti sbagliato a causa dei tuoi sentimenti. Non posso sentirmi sbagliato per quello che sento.
Riflessioni dovute a cosa? Perchè ho cominciato a scrivere? Non so. Non mi sento sbagliato.
Non così tanto.

Blunotte a tutti. :o)