domenica 30 dicembre 2007

Il banale pensiero di fine anno


(non so perchè, stamattina mi accompagna Viola)


Tante volte non sappiamo cosa vogliamo.

Tante volte mandiamo via il dolore per convenienza.
Tante volte non ci importa.
Tante volte scegliamo la strada più facile, anche se fa male agli altri.

Tante volte abbiamo gli occhi serrati e invece proclamiamo al mondo di averli ben aperti.

Tante volte non ci basta.

Tante volte pretendiamo, senza dare.
Tante volte diamo, senza pretendere.

Tante volte abbiamo le spalle scoperte, perchè abbiamo dato troppo.

Io mi sono stufato.


Inizia il nuovo anno.
Io voglio cambiare. E vorrei veder cambiare tante persone, lontane e vicine. Perché, non smetterò mai di ripeterlo, il mondo a volte va veramente al contrario.

Quest'ultimo anno.

Cambiamenti. Ho superato barriere, ho avuto paura, ho sperato, ho visto, sentito e fatto musica, ho viaggiato, sono stato stupefatto, sono stato illuso, ho scritto, sono stato preso in giro, e accusato, ho vissuto nel disordine, mi sono incazzato, ho fatto pace, mi sono incazzato di nuovo, e ho fatto pace di nuovo, poi ho smesso di incazzarmi, e mi sono arreso, ho dubitato, sono stato invidioso, geloso, ho amato, ho protetto e sono stato protetto, mi sono dimenticato del passato, che a volte è riaffiorato, ho superato esami, ho superato paure, ho cantato, per altri oltre che me, mi ha fatto male la pancia, ho cambiato colore, e poi di nuovo, un altro, mi sono adattato, ho capito di essere qualcosa di più, a volte di meno, ho avuto conferme, mi hanno tirato addosso dei dubbi, mi sono emozionato, ho capito.


Giorni fa un (il) mio amico mi ha letto i suoi propositi per quest'anno, e lui era riuscito a realizzarne molti. Voglio provare anch'io, a pormi degli obiettivi. Chissà che rileggendo le mie pagine tra un anno non mi accorgerò di essere cresciuto come volevo.
Proverò a rendere il prossimo anno ancora più bello di quello che sto accompagnando alla tomba in questi ultimi due giorni della sua vita. Sarà una festa, il suo funerale. Una festa fatta di musica e sorrisi. Perché è stato bello viverlo, e credo che lui ne sarà felice. Inviterò chiunque ha partecipato alla sua vita, e chiunque voglia rimediare, per non aver vissuto pienamente la sua esistenza così breve.
Mi auguro che parteciperete tutti alla festa.
Ci divertiremo, ne sono sicuro.
Ci saranno sorrisi, già nostalgici, per un anno che va via, e nuovi sorrisi, pieni di speranza, per chi arriva.
Che nuova felicità si possa aggiungere a quella che già c'è, per me, per te, per voi, per loro.

martedì 25 dicembre 2007

Sorseggio thè alla pesca e passion fruit, con zucchero aromatizzato alla cannella.

Ascolto un po' di Elisa, quella di Lotus, che fa tanto Natale, secondo me.



Due giorni fa mi sono accorto che era Natale. Ho deciso di mettere le lucette in casa, e ho risolto tutto. Ho cominciato a sorridere, come mi ero ripromesso, ho impacchettato gli ultimi regali, e nel frattempo ne ho consegnato qualcuno.
Oggi, inaspettata, all'improvviso, è arrivata la vigilia.
Mi sono svegliato un po' tardi.
Aspettavo questa notte, per aprire i regali più attesi.
Sono rientrato a casa una mezzora fa (ho trovato parcheggio proprio sotto casa). Mi hanno accolto le mie lucette intermittenti.
Mi sono seduto con le gambe incrociate sul pouf arancione, e ho fissato per un po' una busta di plastica rossa.
Poi, impaziente, ho deciso di cominciare ad aprire i miei regali.
Ho aperto una lettera, chiusa maldestramente con una puntina. La carta, lilla. L'inchiostro verde. Una data: 24/12/07. Un anno fa eravamo andati a consegnare i giocattoli al bambin Gesù, ricordate? Beh, io ricordo. Quella era stata una delle vigilie più belle della mia vita. Ero davvero felice quel giorno. C'erano molte emozioni nell'aria. Il giorno prima avevo cominciato a scrivere il mio primo diario, quello dalle pagine blu. E' un bel ricordo.
Invece, questa vigilia è stata più convenzionale, ma non per questo meno piacevole.
Ho letto la lettera, che parlava di certe emozioni che ormai sono dentro di me da molto tempo, al punto di sembrare scontate, a volte. Ma non lo sono. Non sono scontate. E sono Vere. Anche per chi ha scritto la lettera, ne sono sicuro.
Dopo aver letto la lettera, ho scartato dei regali, in un ordine ben preciso, dettato dalla carta. Ho aperto un pacchetto dalla carta bianca, tenuta con degli spilli. Dentro, una tazza. Ho sempre detestato chi regala tazze.
Il secondo regalo che ho aperto, con un nastro giallo, conteneva del thè. Del buono ma banale thè.
La terza confezione, fatta con una carta rossa. Un quaderno di carta riciclata. Ho tantissimi quaderni a casa. Questo è solo uno di tanti.
Il quarto regalo era un po' più pesante. Sulla carta delle dediche. All'interno, un ritratto. Molto ben fatto, ma il soggetto non era dei migliori, e oltretutto, la cornice l'avevo vista già da qualche altra parte.
A voi, questi regali avrebbero potuto suscitare questi giudizi. Ma quella tazza inutile, quel thè banale, quel quaderno fra i tanti, e quel ritratto dal soggetto mediocre, per me, hanno ben altri significati. Mentre scartavo i regali, un sorriso è rimasto sul mio volto, crescente. Sempre di più. Sempre più grande. A volte dei sospiri. E la curiosità di aprire i prossimi pacchetti. Ero impaziente di aprirli fin da quando ho capito che il Natale stava arrivando.

Un anno fa, questi sorrisi che mi colorano il viso, erano dei timidi segni lanciati nel vuoto.
Ora il mio corpo stringe parole che ci sono davvero. I miei occhi possono cibarsi di certezze scritte con un inchiostro decisamente indelebile. Posso stringere forte qualcosa che mi assomiglia, e so che sarà sempre, perché è parte di me.
C'è un sorriso grande dentro di me.
Ogni anno, è un nuovo Natale, il primo, ogni volta. C'è stato il primo natale in assoluto, il primo in cui sapevo parlare, il primo da studente, il primo lontano dai fratelli, il primo consapevole della festa che si festeggia, il primo in cui ho scelto io stesso i regali, il primo in cui ho comprato i regali con i miei soldi, il primo in cui non sono andato alla messa di mezzanotte, il primo passato da innamorato non corrisposto, il primo diviso da una famiglia. Ogni anno, c'è un primo Natale, per tutti. Quest'anno, non è che un altro primo Natale. Ma questa volta, al primo, seguirà il secondo, e il terzo. Non ci sarà una fine al conteggio di questo tipo di Natale. Perché sono felice, di una felicità che ormai mi sta dentro. Sorrido.
E' la prima volta che ricevo regali così Pieni di Voluta Magia.
Grazie.

Buon Natale a tutti. E un sorriso.

venerdì 21 dicembre 2007

Una stufetta accanto (niente luci intermittenti a casa mia)



Una scelta, semplice. Decidere, senza ripercussioni. Non ci sono ripercussioni. Nessuno se la prende. Non si fa niente di male. E' pura utopia, quando le persone guardano solo in una direzione.

E io ascolto, le parole, da due fuochi opposti. Io, al centro di questa ellisse che si stringe sempre di più intorno al mio collo.

E' natale.
Oggi avevo deciso di fare un po' d'ordine, intorno a me. Dopo aver messo a posto, avevo deciso, avrei impacchettato i regali (pochi e piccoli) che ho comprato, per sentirmi un po' di più in questa atmosfera natalizia, che quest'anno stenta a penetrarmi. Ogni anno aspetto questo periodo fremendo. Tutte quelle luci colorate, tutti quei sorrisi sui visi delle persone, che, lo so, forse non sono reali, ma vedendoli, sorrido anch'io.
Quest'anno, invece, il natale è un po' lontano. Non mi è entrato dentro. Non ho nemmeno fatto l'albero. Eppure, quelle lucette colorate che si accendevano a intermittenza mi mancano. Tornare a casa, e farsi accogliere da quel calore elettrico. Mi manca un po' (Credo che domani le attaccherò da qualche parte, anche senza albero).
Ogni anno, è sempre più lontana quella sensazione. Divento grande, e non mi piace. Diventare grande vuol dire per forza disilludersi? Diventare grande vuol dire pietrificarsi? Diventare grande significa odiare? Essere egoisti, e non accorgersi di quello che fanno gli altri per noi? Trasformare gli sguardi e i sorrisi in veleno? A me non va bene.
Non voglio diventare grande, se vuol dire tutto questo.
Ma guardo intorno a me. Tutti stanno diventando grandi. Ci sono pochi occhi che conservano la luce intatta dell'infanzia. Tutti gli altri hanno conosciuto le emozioni che danneggiano quella purezza.
E io? Sbaglio nel cercare di rimanere così? A volte, non ci riesco. Vuol dire che gli sforzi sono vani?
Cosa c'è di sbagliato?
Odio l'ipocrisia. Odio le vie facili, le discese. Si finisce per schiantarsi per la troppa sicurezza della velocità. Cerchiamo di guardarci dentro. Non è giusto prendersela con frivolezza contro quelli che sembrano più deboli. E non bisogna sottovalutare le risorse di chi non è cresciuto in questo stesso modo. E tutto ciò comporta l'uso di due visi opposti, nella stessa faccia. Uno succube della paura, l'altro impavidamente avvolto in un teatro di carta. Qual'è quello vero? Io, so solo che è proprio lì che sta la debolezza. Quindi, io avrò un solo viso. Sempre.

E' natale. Non ci sono le luci intermittenti a casa mia. Sono solo, stasera. C'è una stufetta accanto a me che mi scalda la gamba destra. Non sento per niente il calore che emana, non sento il calore del natale.
E quei regali che ho impacchettato poco fa, non so se siano così importanti. Non so se consegnarli mi darà la stessa gioia, quest'anno. E l'attesa non è così affascinante. Quest'anno, l'attesa non è fatta di curiosità, atteso stupore, eccitazione. Ci sono solo pensieri pesanti, inutili. Perché, in fondo, non serve a nulla, tutte queste equazioni. Io decido, senza rimandare, senza ascoltare. Non mi piace dover obbedire alle ipocrisie a comando. Io decido, perché so quello che io voglio, stabilmente. Non mi va di stare a quelle saltuarie richieste che mi vengono imposte. Mi dispiace. Io esisto ogni attimo, e non tutti i miei attimi sono ricordati, non tutti i miei attimi sono liberi per chi chiede. Soprattutto per chi pretende, senza rendersi conto che non ha dato niente.

Ma ora basta. Non posso rovinarmi la fine di questo anno così bello. Sono cambiato, cresciuto (non diventato grande, ma cresciuto), ho amato, pianto, sorriso. Voglio iniziare il nuovo anno con questi bei ricordi, sperando che di felicità ce ne possa essere ancora tanta, e che si possa aggiungere a questa.


E' Natale. Cercherò di renderlo tale. Ci saranno convenzioni e ipocrisie, nelle feste. Ma in questi giorni, potrei credere che il mondo è veramente così, potrei immaginare un tempo in cui tutti sorridono così. Mi piacerebbe davvero un mondo così.
E ci provo. Proverò a trovare fra tutti questi sorrisi quelli veri, quelli che permangono, anche una volta finito il rosso e freddo periodo di tregua che il natale comporta. Cercherò i sorrisi nascosti, quelli più difficili da vedere. E donerò i miei regali col sorriso sul viso. E, giuro, il mio sorriso non sarà ipocrita. Non sono diventato grande abbastanza per questo.
Buon Natale (con la N maiuscola) a tutti.
E sorrisi in abbondanza (non ipocriti, mi raccomando) che, si sa, sono gratis, e sono il regalo più bello, perché, lo dicono tutti, è il pensiero quello che conta.

venerdì 30 novembre 2007

Cazzoni Vestiti di Nero.

I veri deboli, sono quelli che ricorrono alla violenza.
I veri deboli, sono quelli che fanno uso di obsolete idee di potenza, solo per sentirsi parte di un'unità che da sembianza di sicurezza.
I veri deboli, sono quelli che non accettano che tutti quelli che vivono intorno siano liberi.
I deboli, io credo, sono quelli che si ritengono nel giusto, in ogni caso. Quelli che non ammettono possibilità di errore nella loro capacità di giudizio.
I veri deboli, sono quelli che si muovono in branco, per avere la possibilità di catturare quelle prede più facili da afferrare, se trovate isolate.
I cretini, perché di cretini si tratta, sono quelli che non guardano con occhio critico al passato, e si etichettano con marchi fuorilegge, e simboli illegali, acquisiti oltretutto impropriamente.
I veri cretini sono quelli che non ragionano con la loro testa, e per di più si vantano delle loro "idee", anche se le cosiddette sono solo omologazioni di convenienza.
I veri imbecilli sono quelli che non sanno usare le parole, per comunicare. Sono quelli che hanno bisogno della forza per far valere le loro idee, perché in fondo, lo sappiamo bene, con le parole non riuscirebbero a fare un cazzo, visto che le loro "idee" non hanno alcun fondamento.
I veri cretini sono quelli che seguono una corrente, e non ne conoscono le vere coordinate.
I veri cretini sono i cattolici che bestemmiano.
I veri cretini sono quelli che nemmeno lo sanno cosa vuol dire essere cattolici. (apro parentesi per ricordare alcuni principi basilari: 1) porgi l'altra guancia 2) ama il prossimo 3) perdona sempre e chiunque 4) non giudicare. Questo è solo un assaggio, giusto per ricordare ai cretini, che si comportano esattamente al contrario di come dovrebbero, secondo le loro stesse credenze).
I veri cretini, non hanno la sensibilità per sentirsi esseri umani, e per capire che tutti, quelli intorno a loro, sono esseri umani, come loro. Esattamente come loro. Porca puttana. Come loro. Con gli stessi diritti, e le stesse libertà. Come loro.
I veri deboli, preferiscono attaccare che difendersi.
I veri imbecilli, non sanno cosa sono.
I veri stronzi ridono, di fronte alla violenza.
I veri imbecilli non capiscono che potrebbe succedere anche a loro.
I veri cretini si rendono servi del più forte, perché loro non hanno una loro forza. Sono i veri deboli.
I deboli hanno bisogno di una conferma della loro potenza, perché da soli, non ce la fanno.
I veri imbecilli non sanno che il valore non risiede nella razza, o nella ricchezza, o nella posizione sociale. Il valore te lo devi costruire. Ma per costruirlo non devi pestare di botte la gente. Per costruirti il tuo valore, devi crescere tu. E per crescere non devi pestare di botte la gente. No. No. Devi migliorare. Devi farti libero. Devi liberare gli altri. Imbecille che non sei altro.
I veri deboli non accettano che qualcuno sia diverso da loro. E forse è proprio la diversità che li fa essere violenti. Perché ne hanno paura. Perché loro non hanno il coraggio di essere diversi.
Gli stronzi sono quelli a cui non importa un cazzo se schiacciano qualcuno per arrivare in alto. Anzi, per loro c'è più soddisfazione, se qualcuno viene schiacciato.
I veri deboli hanno paura della diversità, e fanno di tutto per omologarsi.
I veri imbecilli, stanno diventando sempre di più.
Non abbandonate la lotta. Non devono averla vinta. Combattete l'inciviltà che li contraddistingue. Pensate, parlate. Il seme del cambiamento ce lo abbiamo noi fra le mani. Bisogna seminare, e amputare quelle idee che non possono far altro che distruggere questa nostra società, che già non è messa bene.
Io voglio combattere. Non voglio che vincano loro.
Voglio poter vivere in un mondo migliore.

giovedì 22 novembre 2007

come un uomo ha bisogno dei polmoni


Non lo so che mi succede certe volte.
Stasera ero qui, e sentivo un amico di mia madre, che suonava, il mio pianoforte. E così, mi cullavo tra le sue note, con lo sguardo perso su una delle figure di Paperino sui muri della camera. Qualche volta lo sguardo si spostava sui tasti del pianoforte. Pensavo.
Ho paura. Ho tanta paura del futuro. Ho paura di uscire di casa, e allontanarmi dalle mie sicurezze, che sono qui dentro, sul mio letto, sulla mia scrivania, nella mia doccia, sui tasti bianchi e neri, nel caldo della mia coperta verde e blu. Ho paura. Tutto il mondo lontano da qui mi sembra freddo, e pungente.
E ho paura, questa sera, mentre penso al futuro, mentre penso che domani dovrò alzarmi un po' presto, e andare a Roma, e rimanere lì fino alla sera, tornare per pochi minuti a casa, fare una doccia, ed entrare subito nel letto, in attesa della sveglia, che mi chiamerà, la mattina dopo, per dirmi che è arrivato ancora il momento di andare via da qui, e affrontare altre ore lontano dal mio mondo. Perché il mio mondo non è quello. Il mio mondo è la mia voce, accompagnata dal mio pianoforte, o dalla chitarra. Il mio mondo è l'inchiostro sul mio diario, gli spartiti appoggiati sul pianoforte, qualche CD, qualche sogno, e molte speranze.
Non appartengo a quella società fatta di ferro e anidride carbonica. Il mio cielo non è bucato, le mie nuvole non sono grigie.
Io, stasera, ho paura. Ho paura del futuro. Ho paura di non fare in tempo a completare ciò che ho iniziato, a raggiungere ciò che sogno, ciò che sono.
Stasera ho paura. Perché al di là delle parole, ora sono solo. E il pensare che qualcuno mi sta pensando, forse, è una magra consolazione. Perché è così? Perché è così importante per me? Potrei affrontare tutto, se solo non fossi solo, come ora. Perché non può essere così facile?
Vorrei sentirti dire che non sarà sempre così difficile, vorrei sentirti dire "ci sarò sempre!". Ma tu, ora, non ci sei.
L'unica compagna, stasera, è la paura, e questa stretta allo stomaco che va sempre con lei. Ho paura. Il cuore ha smesso di battere, e la testa corre un po' troppo.
Forse sarà la stanchezza. Forse ho sonno. Gli ultimi giorni mi stanno distruggendo.
Sarà la stanchezza, ma ho paura. E non vedo molte soluzioni. Perché se c'è un giorno in cui posso esserti vicino, il tempo che scorre non fa che disciogliere quelle poche ore fra le ventate malsane dei gas di scarico delle automobili.
E in fondo lo so che ci sei, accanto a me, qui, sul letto, e mi guardi. Sento persino la tua voce, che mi dice di sorridere. Ma non è così facile a volte. E i sogni per ora sono solo sogni.
Vorrei sentirti dire "sempre", ora. Dimmelo, ti prego. Non so che mi è preso. Non riesco, stasera. E vorrei davvero stringere, forte, e sentire che c'è qualcuno. Sentire le mie ali, frusciare contro altre piume.
Stasera abbiamo parlato anche di angeli. E mentre loro parlavano, io pensavo: io ho trovato le ali che si accompagnano alle mie, e saprò sempre che esistono. Mi sarà sempre accanto. Volerà con me, sempre, anche se ora non sento l'aria che di solito le sue ali muovono.
Stasera ho paura.
Ma domani, cercherò di sorridere un po' di più, perché tu me lo hai chiesto.

martedì 20 novembre 2007

Il favoloso mondo



Amèlie. Sognatrice. Vive in un altro mondo, Amelie. Ricava soddisfazioni dalle più piccole cose e non si fa scrupolo di ricercare quelle più importanti. Tralascia i piaceri futili, quelli dei comuni umani, per vivere di quelle nuvole oniriche che si formano nella sua testa, sperando in ogni momento di poter crescere, di aiutare, di cambiare se stessa, e il mondo intorno, di far migliorare tutte le persone che la circondano.
Solo una dei tanti sognatori. L'ennesima sognatrice. Una che non si vergogna di trasformare la realtà in una proiezione della sua testa. E vivendo con questa convinzione, cioè quella che il sogno può diventare realtà, lei vive, sorridendo ad ogni persona che le si fa incontro, cercando di cogliere nei colori degli occhi della gente ogni piccola sfumatura, per aggiungere nuovi particolari al suo mondo fatto di nani da giardino, fotografie istantanee, quadri, caffè e colori ad olio. Lei, guarda sempre il suo sole.
Non fugge nel mondo creato nella sua testa. Non lo usa come un rifugio dal mondo reale. NO! Quello E' il suo mondo reale. La sua vita è un pensiero. La sua terra è il sogno, il suo sogno. E anche se mai avrebbe immaginato di poter vivere quella favola, di cui forse aveva paura lei stessa, alla fine è riuscita a sognare ancora, rendendo ancora più reale la sua vita, rendendo il suo mondo perfetto accessibile a qualcun altro.
Com'è bella Amèlie..! Così inconsapevole della sua femminilità, così ingenuamente audace, innamorata di ogni piccolo particolare di quel materiale astrattamente solido sul quale appoggia i piedi ogni mattina, quando si sveglia, nel suo letto con le lenzuola rosse, pronta per cercare qualcuno che abbia bisogno delle sue innumerevoli energie. Tanto non ha nessuno a cui regalare le sue emozioni. Ha capito che vivere non serve a nulla, se non si lascia il segno. E allora ha deciso che farà di tutto per aiutare le persone che ne hanno bisogno. Vuole aiutare il mondo a cambiarsi (e io cerco di aiutarla). Ha capito che non è che una cellula di questo immenso corpo che è la terra. Ma fa di tutto per far funzionare tutto nel modo giusto (e io ci provo con lei...). Poi una mattina, come tutte le altre, si sveglia, e alla porta c'è l'amore. Non quello che si fa nel letto, o meglio non solo. Ma quello non basta, e forse non serve nemmeno, alla fine. Lei ha bisogno dell'amore, quello vero, fatto di sorrisi e mal di pancia, quello che ti rende stupido e incostante, che ti fa pensare per ore alla stessa cosa e ti trasforma in un essere diverso, magari migliore. Lei l'ha trovato e poi non ha smesso di sognare. Non ha smesso di migliorare.
Com'è bella Amèlie!
...e poi quel bacio...




E poi quel bacio...

domenica 11 novembre 2007

...tomorrow


Lo so, Avril è una cretina, e ultimamente certe cose se le poteva risparmiare, evitando di comportarsi come tutte le altre, cadendo nello squallido pop da ragazzini, più di quanto non ci si trovasse prima.
Lo so.
Ma ho mal di pancia.
Quando mi capita di ascoltarla, ogni tanto, dopo tanto tempo, lo stomaco non può far altro che contrarsi. Cazzo. Poche persone hanno una voce così penetrante. E forse non sarà pulita, o sicura, e magari dal vivo non riuscirà a raggiungere quelle note, lo so. Ma non posso fare a meno di ricordare il passato, quando c'è lei, sforzare un sorriso sul viso, mentre nella testa, e nella pancia, si susseguono momenti teneramente racchiusi nel ricordo di quel ragazzo che ero tempo fa, e che ora, forse fortunatamente, non sono più. Ma è bello ricordare l'ingenuità, e la tristezza effimera di qualche estate passata con le cuffie nelle orecchie, e lo sguardo verso settembre, sperando che la mia vita sarebbe potuta cambiare. Non posso fare a meno di fermarmi un attimo ad ascoltare, e rendermi conto di quanto sia successo, negli ultimi anni, da quando l'ho conosciuta, da quando l'ho lasciata. L'ho abbandonata, tempo fa. Ma ogni tanto non posso fare a meno di ricordare. E non ricordo solo io.
Oggi, casualmente, parlando. Ricordi, e rimorsi, e lei.
E questa canzone non è per me. Bella, si. Ma non è mia. Eppure prima, ascoltavo, e gli occhi sono diventati umidi. ...Tomorrow it may change... Domani cambierà. Ma, sai?, già oggi, è domani. E' già cambiato. E ho cercato di cambiare sempre migliorando, bevendo l'acqua salata che scendeva dagli occhi. Ho pianto, per il tempo passato, e ho mal di pancia, ogni volta che penso a quello che ho perso, a quello che non ho fatto, a ciò che ho rifiutato, agli sguardi affumicati, le parole non dette per la vergogna e il contegno, per la paura di mostrarsi sbagliati, soprattutto di fronte alla coerenza della solidità delle cose. Io, per me, non ho pianto spesso. Ma è successo, a volte.
E non riesco a credere di non poter far niente. Quelle lacrime sono state versate, quei sorrisi già strappati. Non posso far niente, ormai, per quello. Ciò che è successo, rimarrà tale. Ma io, posso cambiare ora, e lo faccio. Ritrovarmi schiantato contro quei dolori mi fa male, decisamente. Ho contusioni dappertutto. Ma mi da forza. Non voglio che si ripetano. E non succederà. Prometto. Me lo prometto.







(In fondo le ali sulle schiene dell'umanità aristofanea saranno sempre due, per ogni corpo, qualunque sia la sua reale natura, qualunque strada decideranno di percorrere le sue quattro gambe. Avrà sempre due ali, che voleranno insieme, perché una sola ala, non riesce a volare.)

martedì 6 novembre 2007

Le parole non ci sono più

Credevo che la psicolabilità fosse una mia caratteristica, ma vedo che in fondo affligge gran parte della popolazione umana. Basta osservare uno sguardo, delle mani appoggiate su una fronte, o leggere qualche parola. Ora non si ascoltano più le parole, ahimè, si leggono soltanto, ed è difficile comprendere veramente ciò che intende colui che scrive, se non ci è stato mai concesso entrare nella sua testa. Come posso io decifrare le parole nascoste dalle maschere? Non sono mai stato molto bravo nel decifrare i miei pensieri, e per scrivere qualche parola faccio fatica, arranco nell'inchiostro gettato dalla mia stessa penna.
Posso provare a immaginare, quindi, leggendo le parole altrui, criptate. Ma l'interpretazione può essere giusta per me, solo per me, per nessun altro. E non mi si può biasimare, se non riesco a capire. E se non capisco non so cosa fare.
Si fanno critiche, si alza la voce, si esprimono opinioni. Ma dove sono le prove? Dov'è la verità? Ho sempre odiato parlare senza cognizione di causa, e a volte l'ho fatto lo stesso, me ne rendo conto. Ma quando ciò viene fatto con me, io non riesco a sopportare, questa volta. E' importante per me, ed è importante per me chi parla. Ma non sembra che se ne siano resi conto, per quanto io abbia provato. Ho camminato molto verso quella direzione, ma non ho visto passi, dall'altra parte.
Quante volte ho chiesto di parlare?
Mai ho ricevuto risposta. Solo frecce avvelenate scagliate da archi mal tenuti in mano. Solo lacrime secche e giramenti di testa, ogni tanto un sorriso, magari falso, e poche parole, contraddittorie. E non capisco, da tutto questo, cosa si pensa. Cosa c'è veramente sotto.
E non potendo far altro che rimanere immobile, resto qui, e mi guardo intorno. Ma la mia mente continuerà a volare, mentre il corpo sta fermo, questo è certo. Non avrei queste ali condivise altrimenti.

E come sempre, Alanis sembra scriva per quello che succede. Questa, è per te.


...If we were our culture,if we were our leaders,if we were our denials,I'd be joining you...
...If we were our nametags, if we were our rejections, if we were our outcomes, I'd be joining you...
...If we were our emotions I'd be joining you...
...We need a reflection,we need a really good memory.
Feel free to call me a little more often.

venerdì 26 ottobre 2007

Leggerezza (?)

Non sarà uno di quegli interventi memorabili, che, si sa, vengono fuori da emozioni forti, e perlopiù negative. No. Oggi non mi va.
Volevo scrivere qualcosa di leggero. Sicuramente mi perderò nel discorso. Sarà che questi ultimi giorni di leggero hanno davvero poco. Ma, non ci si può lamentare in fondo. Il caro vecchio Epicuro lo diceva: ti basta un po' di vita, un po' di salute, e chissenefrega del resto. Grazie a lui ho superato parecchi momenti. Ma talvolta non ce la posso fare a ricordarmi le sue parole. Certe volte la mente è troppo occupata con i dolori compulsivi allo stomaco, e con le lacrime in procinto di scoppiare.
Stasera sono nostalgico. La distanza, seppur minima e temporanea, non la riesco a sopportare, a volte. Sono stanco. E sono anche confuso. Non sono davvero sicuro che quello che sto facendo sia davvero ciò che giusto. Sarà un anno di transizione, l'ho già detto. E poi non so che succederà. Intanto tasto il terreno, mi sporco un po' le mani.
Sono stanco, deluso (chissà da che, poi). Ecco sto diventando pesante. Basta.
In fondo non avrei niente di meglio da fare quest'anno. Sarei potuto fuggire, e vivere dove ho sempre desiderato, perseguendo il mio unico, vero, sogno. Ma aspetterò. La prossima estate, e poi non sarò più qui, spero, o almeno avrò capito cosa devo fare. Ma sempre, accanto delle ali piumate, vicine alle mie.
Perlomeno un obiettivo l'ho raggiunto.
Domani mi alzerò presto, prenderò il treno, alle 7:30, in direzione Tiburtina, poi un autobus, e continuerò la farsa. E vabbè, sempre meglio che starsene a letto. Un po' di vita, almeno.
E poi, tornato a casa, la sera, avrò un po' di leggerezza, in più. Un po' meno nebbia, nel cranio. Qualche ora per pensare, volerò un po' forse.
Ora però è tardi.
Ma sarò lì prima o poi.

lunedì 22 ottobre 2007

E poi, dopo, sempre, sarà.


"Futuro". Questa parola mi mette paura, come la parola "Passato". Passato significa che il tempo scorre. E mi da terribilmente fastidio sapere di avere parti di passato che vorrei cancellare (e non posso). Futuro significa che non sai cosa c'è dietro l'angolo. Ma allo stesso tempo, Futuro, vuol dire che si può migliorare, che si può rimediare. Cosa c'è nel mio futuro? Cosa farò? Chi ci sarà? Dove sarò?
Ci sarà questo paese (che io, spero il più lontano possibile) o ci sarà Roma, semplice e stupido epilogo, o ci sarà Bologna, un intermedia soluzione, tra fuga e sicurezza, magari Parigi, o, ancora più bello, per me, ci sarà Londra.
C'è la musica, e la speranza di trovare un modo per cambiare questo mondo, e c'è la comunicazione, per migliorare, nel mio futuro.
E chi ci sarà vicino a me? Cosa avrò fra le mani? Mi piace pensare che una risposta già ce l'ho. Non sarò solo, comunque. Qualunque cosa succeda, qualunque decisione io prenda. Ci sarà qualcuno. Ne sono sicuro. Me l'ha detto un angelo, all'orecchio, bisbigliando, me l'ha ripetuto. E sono un po' più sicuro di me.
Insomma. Futuro. Un po' di paura c'è sempre.
Fuggire. Crescere, imparare, cambiare, migliorare. Suonare. Amare, continuare. Piangere, ridere. Superare, combattere, vincere. Sostenere, aiutare. Cantare, tanto. Danzare. Sognare, amare, ancora. Sempre di più. Vivere, insomma. Cercando di prendere le giuste decisioni, cercando di superarmi sempre, afferrare le occasioni.
Futuro, paura. Una mano, tiene la mia. Lo farà.
Sarò capace di servire me stesso come devo? Avrò il coraggio di provare? Non sono mai stato bravo nel prendere decisioni importanti, se non incitato da momentanee follie impavide. Ma sarò confortato dalla presenza affascinante di uno spirito affine, e non sarà così difficile. Un angelo me lo ha detto...
Dovrò diventare grande prima o poi. Dovrò dare un'impronta decisiva alla mia vita. Non più scelte dettate dall'inerzia. Non più svogliata inconsapevolezza. Responsabilità, finalmente. Fatica, e, magari, ricompense.
Ci saranno dolci ricordi, preziosi: quelli di questi momenti che vivo ora, ma anche di quelli prossimi, e remotamente futuri. Sento che non sparirà il sorriso dalla mia faccia. Sarò felice, con una mano nella mia, e con un sorriso nei miei occhi e il mio sorriso negli occhi altrui. Sempre.
Nel frattempo cerco di bagnarmi, come una spugna, di tutto ciò che si avvicina a me. Arriverà, prima o poi il momento di strizzarmi. Acquisisco. Assorbo più che posso, in questo anno di passaggio, per dotarmi di armi che forse mi serviranno, più avanti nel tempo. Ora acquisisco, e poi cambierà, forse, la mia vita, più di quanto non abbia fatto in questi mesi.
Mi rendo conto che il passato prossimo non è così male, effettivamente, ed è una delle poche parti del mio Passato che non vorrei cambiare. Sono soddisfatto, di me, di quello che ho fatto, di quello che ho, di chi c'è. Sono felice, sapete?! Era molto che non era così. Ora, tutto sembra più facile. Da quando ho acquisito le ali, questo cielo è bello da solcare. Vedendo il mondo da sopra le nuvole, sembra tutto diverso.
E il Futuro non è più così pauroso. C'è qualcuno che vola con me. Non servono promesse. Sarà così anche nel tanto odiato Futuro. Che ora non mi sembra poi così brutto.

sabato 20 ottobre 2007

It never began for us and it'll never end for us

You are not an enemy to me, there's a ray of light upon your face now
I can look into your eyes, and I never thought it could be so simple.
You can hear the music with no sounds, you can heal my heart without me knowing
I can cry in front of you 'cause you're not afraid to face my weakness
You're not my enemy anymore, there's a ray of light upon your face now,
it will be all new again, there is something else just 'round the corner
So when we'll wake up some morning rain will wash away our pain,
'cause it never began for us it'll never end for us.
I was looking for a place to stay. Are you looking for a place to stay?
No it never began for us and it'll never end for us.


Non sei mai stato un vero nemico, per me, e il tuo viso è sempre stato illuminato da un qualche tipo di luce, ma quando prima guardavo nei tuoi occhi c'era qualcosa che non riuscivo a vedere, seppure sapevo che c'era. E i miei occhi non permettevano a te di vedere cosa si nascondeva dietro a quello sguardo vacuo e lontano.
Non avrei mai pensato che sarebbe stato così facile, poi, guardare nei tuoi occhi. E ancora più semplice, è, per me, piangerti in faccia, perchè la mia debolezza è la tua stessa debolezza, e non ho paura di mostrartela, perchè lo so, che tu riesci a capirmi. E io riesco a capirti. Perlomeno ci provo.
Poi, un giorno, ci sarà qualcosa dietro l'angolo, qualcosa di nuovo. Cambierà qualcosa, inevitabilmente, credo. E svolteremo l'angolo. Ma lo faremo insieme. E cambierà un po' la nostra vita, ma, ci saranno le ali sulla schiena a ricordarci di noi. E dopo aver svoltato l'angolo, continueremo a tenerci la mano, ne sono sicuro, non può essere altrimenti. Continueremo a camminare, l'uno negli occhi dell'altro.
Forse, quel giorno, la pioggia si mischierà alle lacrime, ma le nuvole se ne andranno, poi. Smetterà di piovere, certamente. E al ritorno del sole avremo, sul viso, un sorriso. Come il tuo, quello che mi avevi regalato tempo fa. E il mio, che tu mi hai stampato in faccia. Quello che sento esserci sempre stato. Come te, del resto. Sempre accanto, seppur non mi accorgevo, se non lo sapevo, non lo sapevi.
Non è mai iniziato, per noi, e non finirà mai.
Quel sempre, che mi scivola nella testa, si rigira, si accascia, poi si rialza, canta ogni tanto, suona talvolta, e talvolta si diverte a leggere, e a ballare. Ma è sempre qui. Non se andrà, non me ne andrò, non te ne andrai.
Tempo fa, cercavo un posto, io. Non ero mai a casa, in nessun luogo, con nessuno. Cercavo un posto dove stare. Ora non cerco più. Il mio posto è con te. E tu cerchi un posto? C'è un po' di spazio, accanto a me. Terrò sempre caldo il tuo posto, occupato. Non potrai esserci che tu, lì.
Non è mai iniziata per noi, non finirà mai.

domenica 14 ottobre 2007

je m'en fouts (sorrisi falsi e isterici)

Sorrisi falsi e isterici. E le parole dette, e gli abbracci donati e ricevuti, le lacrime, non servono a nulla. Non è servito a niente?!
Non voglio togliermi il sorriso inutilmente. E sono qui, ma con la testa fuggo. E mi parlate, e non faccio che sperare di essere a casa, in un abbraccio, sotto le coperte, al caldo. E qui ho freddo. Mi raffreddate.
E mi dicono: "L'amore è inscindibile dal dolore, è una sofferenza simile al sentirsi annegare". E io non voglio crederci. Voglio sperare che finalmente l'amore possa essere felicità, e basta, prima o poi. Anche se fate di tutto per svegliarmi da questo sogno, con le vostre lingue a sonagli, e i vostri occhi taglienti, come al solito, io riesco a passarci sopra. E' uno dei miei pregi. Non mi faccio abbattere, se non è quello che voglio. Posso resistere, perché non vedo l'ora di tornare a casa e rinchiudermi fra quelle braccia, e, se non capite, beh, non posso farci niente, ma ci sono abituato, ormai.
E tutto ciò di cui sono sicuro in un momento, il minuto dopo non è più così, e non posso far altro che accettarlo, e prenderne atto, affrontando ciò che ne segue. Perchè odio l'immaturità, odio la presunzione, odio l'incoerenza, odio essere deluso, odio chi giudica senza giudicarsi, odio l'egoismo, odio l'incapacità, odio chi chiede e pretende di conseguenza, odio essere smentito, quando sono certo di chi ho davanti.
E invece no.
Bugie soltanto. E ingenti contraddizioni. Parole e fatti non coincidono, e questa lotta per sopraffarsi l'un l'altro mi sta esaurendo, e non ho intenzione di assecondare ancora le casuali e incontrollate instabilità che mi si presentano davanti. Sono disposto a tutto per non privarmi di ciò che è importante per me (davvero poche cose). Davvero, sono allo stremo delle forze, e questo potrebbe causare reazioni più grandi di quel che basterebbe. La mia testa scoppia. Vorrei riuscire a prendere decisioni stabili.
Ma non voglio rovinare tutto. Perciò resterò in silenzio, per quanto posso, e cercherò di sopravvivere, per il bene di quello che ho fra le mani... ...What a waste of my time in trying to forget about all those liars! You can bet all your friends are lying, even to your face! I’m so fucked up I can barely walk…May I explain… I’m irrational, can’t see the Moon, can’t see anything far, where I’m at... ...Però, forse, è davvero meglio, essere come Medea.

E intanto per tirarmi su, ascolto qualcosa che mi ricorda di te.

martedì 9 ottobre 2007

io cammino di notte da solo

"...io cammino di notte da sola, poi piango poi rido e aspetto l’aurora,
ed è una realtà tutta mia e una strana atmosfera pervade la mente di sera
io vivo a volte infelice, a volte gaudente, talvolta vincente, o perdente
ed è una vita d’artista così altalenante ma quello che creo è importante per me
io cammino di notte da sola poi piango, poi rido, poi parlo, poi rido, poi grido..."
Amalia Grè, "Io cammino di notte da sola"

Una vita un po' scostante, con amori forti, ma passeggeri. Passioni futili, brevi, intense, ma false. Poi è arrivata la musica, sono arrivati i tasti bianchi, e quelli neri. Già da un pezzo la voce si faceva sentire, ma non si rendeva conto che aveva molto ancora da imparare, quel ragazzo che ero.
Ancora non camminavo di notte da solo, anzi, cercavo dappertutto qualcuno che camminasse con me. Ma tutti volevano passeggiare di giorno. Altri correre, altri sedere, ma sempre e solo di giorno. E allora ero forzato a camminare con loro, accecato dalla luce del Sole, che non permette di immaginare. Rivela quella che noi crediamo la realtà con una violenza disarmante, ci obbliga a credere a quello che gli occhi ci mostrano. E tutti coloro che camminano di giorno non fanno altro che seguire il sole, evitando le ombre, guardando dritto nel cuore della palla infuocata, con gli occhi rossi e inutili al loro vero scopo.
E invece no. Ora io cammino di notte, da solo. Non seguo la luna. Decido io dove andare, a tastoni, adesco nelle figure sfocate dell'ombra quello che voglio trovare. Continuo a cercare, poi piango, poi rido. Ma scelgo io. Cammino, di notte, da solo, e canto alla Luna, che mi segue. Non sono io a seguire lei. Mi guarda le spalle, mi illumina la nuca, e mi permette di distinguere le sagome che si sollevano davanti a me. Il resto lo fa la mia testa. Quelle sagome assumono la forma perfetta, nel mondo che ho dentro, quei feticci oscuri diventano ciò di cui ho bisogno. Diventa perfetto, quel mondo, quello della notte. Un mondo in cui è vero solo quello che io immagino. E diventa perfetto. Perchè io spero che lo sia. E la speranza trasforma i mondi.
Cammino di notte, da solo. Fa un po' freddo, ma è piacevole, perchè prelude al rientro a casa, e a quel tepore che amo tanto di lei, d'inverno. Ogni tanto una luce artificiale mi solca gli occhi, ed intravedo quel mondo diurno che plastifica le sensazioni. Ma non me ne curo. Sono talmente occupato con il mio, di mondo!
C'è qualcuno laggiù, in lontananza. Mi sembra ciò di cui ho bisogno. Ne ho trovate molte di figure che mi sembravano speciali, di notte, e non sempre avevo ragione. Ma stavolta è stato diverso. Stavolta non ho immaginato tutto. Non c'è stato bisogno di sperare, per far si che potesse essere perfetta, quella figura. Mi si è presentata autonomamente, perfettamente adatta ai miei occhi. (Poche volte mi è capitato). Non posso far altro che dire per sempre. Una così dolce sopraffazione non può essere abbandonata facilmente. E allora sempre.
Cammino di notte, non sarò più solo.
E d'ora in poi, se vorrò, potrò andare in giro anche di giorno, perchè la figura notturna mi proteggerà la vista, e io a lei.
Finalmente riuscirò a vedere il Sole. Dicono sia bello.
Ma io continuerò a preferire lei, notturna, flebile, educata, morbida, perfetta.

mercoledì 3 ottobre 2007

something about when I'm going to burst out of my eyes

Lacrime.
Mi guardavo intorno, e vedevo ovunque persone piangere. "Come possono esserci tanti sentimenti così forti?", mi chiedevo. Non riuscivo a spiegarmi come fosse possibile che io, un ragazzo fuori dal normale, non riuscissi a sorridere abbastanza, o piangere, o gridare. Raramente una lacrima, raramente un sorriso, niente di più, per molti anni. "C'è qualcosa che ti blocca", sentivo dirmi. Forse c'era qualcosa che mi bloccava, o più che altro, non c'era niente che sapesse sbloccarmi.
Raramente una lacrima, raramente un sorriso.
Per il resto del tempo occhi grigi. Me lo diceva mia madre: "hai lo sguardo spento...sembra che guardi sempre oltre...non riesci a fissare le persone negli occhi, anche se le guardi negli occhi". Anche se guardavo le persone negli occhi, cercavo sempre troppo, cercavo sempre qualcosa di più, dietro la loro testa, alle loro spalle. Nella costante ricerca di quelle emozioni forti, io non facevo che pretendere un succo dolce da un frutto non ancora maturo, e scartare ciò che avevo sottomano.
Un giorno chiesi scusa per paura di fare qualcosa di sbagliato, e perchè avevo già fatto molte cose sbagliate, in passato. E piansi. E pianse anche lei.
Poi ho intrapreso una strada accidentata, senza nemmeno accorgermi di quello che facevo, delle persone che mi guardavano e urlavano ingiurie, avvertimenti, o parole confortanti. Non è servito a niente, purtroppo, non ho ascoltato nessuno, nemmeno il mio grillo-coscienza. Ho continuato a camminare, mentre la meta era sempre più vicina, e, una sera, si è appoggiata sulle mie labbra, dolcemente. E il giorno dopo mi sono reso conto di quello che era successo. Ed è scesa una lacrima dall'occhio destro. Ero felice.
Ma non mi bastava, forse. Sentivo che qualcosa non andava. Avevo bisogno di qualcosa di diverso, e mi sono ritrovato a fantasticare su altre felicità, che però in quel momento non mi appartenevano, e nemmeno ora. E ho scacciato quel sogno dalle mie labbra, dove si era posato tempo prima. E ho pianto per giorni. Ero triste. E in quei momenti ho capito, che le emozioni che tutti provano, che quelle lacrime che vedevo sugli occhi delle persone, ora appartenevano anche a me. E da lì in poi non ci sarebbe stato più scampo.
Ho pianto, per la scelta sbagliata, e ho cercato di rimediare, scegliendo quella felicità che era lì, davanti a me, e che era durata troppo poco, in cambio di quella sognata, forse inventata. Fortunatamente lei non mi aveva abbandonato, aveva deciso di aspettarmi, e di posarsi ancora sul mio viso, e io le ho permesso di farlo. Ed è ancora qui. Anzi, è cresciuta, divenuta sempre più grande.
E ancora una volta, lacrime. Ma lacrime di gioia.
La cosa più bella che può accaderti.
Lacrime che scivolano dentro la bocca, attraverso un sorriso.
Perchè non sono solo.
Ora capisco quello che provavano mentre piangevano, mentre sorridevano.
Mi piace piangere, mi fa sentire vivo.
Ma piangere e ridere insieme è qualcosa di più.
Sorridere e piangere, si può solo se sei felice davvero. Piangi e sorridi se ami ciò che hai fra le mani.
Piangi e sorridi se hai qualcosa di bello verso cui rivolgere la tua mente.
Piangi e ridi se non sei tanto male.
Piangi e ridi se il piacere soddisfa il dolore.
Piangi e ridi se sei qui, e vorresti essere lì.
Piangi e sorridi se ti accorgi che il tempo non è mai abbastanza per voi due.
Sorridi e piangi perchè, in fondo, sai che ci sarai sempre a fargli compagnia, anche se non come ora. Piangi e sorridi, perchè vorresti che rimanesse sempre lì vicino a te.

Io, piango, e sorrido.

martedì 2 ottobre 2007

I'm with you, somehow

Non sarà un'intervento lungo. A volte non servono molte parole.

Non servono parole scontate. Non servono parole troppo enfatiche, nè elaborazioni retoriche complesse. A volte basta una canzone, dei passi, e un abbraccio.
E ripensi agli sbagli, ai rimorsi, i litigi, da entrambe le parti. Al dolore inutile, le parole non dette, la forzata fiducia nel futuro e la mancata speranza. All'omertosa fiducia, contro la schiacciante schiettezza. E alla felicità, e al rancore, ma anche alla gratitudine, e al passato fiorente.
Ho sempre sperato fosse possibile dire ogni cosa, ma non ci sei mai riuscita. Non è stato facile.
Avrei voluto farti capire quello che sentivo, che sento, ma spesso la rabbia e l'istinto prevaricano la ragione, e allora tutto crolla a terra. Ma ti chiedo scusa, ancora, se non sono stato capace di contenermi, se non sono stato capace di farti un po' più felice.
Spero che possa solo migliorare. Sorridere un po' di più, e magari piangere, ma di gioia d'ora in poi. Sperare, soprattutto.

Se respiri ancora, non è poi così male! Le mie porte sono aperte, vieni dentro...

lunedì 1 ottobre 2007

Blu, stanotte

Notte. Rientro da un incontro con la luna. Sopra il tettino della macchina, guardava, invidiosa. Dei flash di una macchinetta fotografica facevano concorrenza alla sua luce biancastra. Lei guardava. Lei ci guardava, tutti. E con il vento raffreddava la pelle seminascosta dalle maniche della mia felpa verde. Un leggero brivido sulla schiena, non credo dovuto al freddo. Ma poi, è tardi. Domani devi svegliarti presto. Meglio tornare a casa, magari dopo aver mangiato un fagottino pere e cioccolato appena sfornato, estatico. E invece niente. Anche stasera siamo arrivati tardi. Sono finiti. Ripiegherò su un anonimo biscotto glassato, troppo dolce. Non c'è paragone. Niente orgasmo intestinale stasera.
Non vale la pena pensare alle date, ora, in fondo c'è ancora tempo.
Non ci penso.
Invece penso a una lettera a quadretti, e a una lettera verde. L'ultima e la prima. Completamente differenti. Una aperta e senza filtro, l'altra, obbligatoriamente nascosta dietro alle parole, a un "banale" grazie. Una scritta con il primo foglio capitato sotto mano, l'altra perfettamente ordinata, in tinta con l'inchiostro usato. Una scritta un anno dopo, l'altra poco tempo prima che tutto cambiasse, consegnata il 9 giugno, dopo l'ennesimo passo verso l'oltre. Parole. Belle parole, si. Forse bella grafia. Retorica eccellente, certo. Ma non è quello l'importante. L'importante, è il mal di pancia che è costato scriverle. Il medesimo mal di pancia, seppur da punti di vista diversi. E non so dove voglio arrivare.
Ma non ho sonno, stanotte. E penso. (E mi dispiace per chi affronterà l'ardua impresa dell'addentrarsi nella mia attuale mente notturna).
E intanto, mi sento un po' Blunotte, stanotte.


Chi non ha paura di quello che è dentro? Poi, arriva il giorno in cui non puoi far altro che guardare allo specchio il riflesso della tua immagine, e rassegnarti a far uscire tutto quello che c'è , dentro quella carne, sotto quelle mani, dietro quegli occhi. E a quel punto puoi continuare a dire "non ho fatto altro che sentirmi sbagliata", se vuoi, guardando al passato, ma con una diversa intonazione, un timbro di voce diverso, non quello venefico dal sapore aspro, ma quello soddisfatto, sereno e pacifico della consapevolezza. Anche Carmen sorride mentre canta quelle parole, perchè appartengono al passato. Non resta che prendere atto degli sbagli, della stupidità che comporta quel lamento continuo dovuto all'inadeguatezza autoimposta, e sorridere, guardando avanti. Avevi paura. Ma il tempo passa. E la forza si impossessa del tuo corpo, della tua mente. Devi reagire. Non puoi sentirti sbagliato a causa dei tuoi sentimenti. Non posso sentirmi sbagliato per quello che sento.
Riflessioni dovute a cosa? Perchè ho cominciato a scrivere? Non so. Non mi sento sbagliato.
Non così tanto.

Blunotte a tutti. :o)


giovedì 27 settembre 2007

solo un uomo


"Eppure io non volevo vivere se non quello che spontaneamente proveniva da me stesso.
Perché mai era così difficile?"

" [...] La mia storia è tuttavia per me più importante di quanto non sia per un qualsiasi altro scrittore la propria; perché è la mia, è la storia di un uomo, non di un uomo inventato, possibile, ideale o comunque non esistente, ma reale, unico, vivo. Certo, che cosa sia veramente un uomo vivo, oggi lo si sa meno che mai, per questo si uccidono in quantità uomini, ognuno dei quali è un tentativo della natura prezioso e irripetibile. [...] Ma ogni uomo non è solo se stesso, è anche il punto straordinario, particolarissimo, in ogni caso importante e singolare, in cui si incrociano i fenomeni del mondo solo per una volta e mai di nuovo. Per questo la storia di ogni uomo è importante, eterna, divina, per questo ogni uomo, finché vive in qualche modo e assolve al volere della natura, è un essere meraviglioso e meritevole di attenzione. In ognuno di noi lo spirito ha preso forma, in ognuno di noi soffre la creatura, in ognuno di noi viene crocifisso un redentore. [...]
La vita di ogni uomo è una via verso se stessi, il tentativo di una via, la traccia di un sentiero. Nessuno è mai stato del tutto se stesso; ma ognuno tende a diven
tarlo, chi confusamente chi più chiaramente, come può. Tutti portano con sè fino alla fine i resti della nascita, secrezioni e gusci d'uovo di un mondo primordiale. Alcuni non diventano mai uomini, restano rane, lucertole, formiche. Alcuni sono uomini sopra, pesci sotto. E sono comuni le origini, le madri, tutti veniamo dal medesimo abisso; ma ognuno, tentativo che si proietta dalle profondità, tende alla sua meta.[...] "

Vado avanti, evitando le domande, escludendo le scadenze dalla scaletta quotidiana. Basterebbe poco. Giusto un po' di ordine in questa mente un po' malata. Ma è facile dirlo, e impossibile farlo. Obiettivi instabili, volizioni alterne, mancanza di coraggio, paura di cambiare. Contributi all'inerzia che mi assale.
Perché c'è bisogno di queste evoluzioni indotte? Ho superato abbastanza ostacoli nelle ultime notti estive. Non è bastato? Non è bastato sentirsi preso in giro da chi credevi ti fosse vicino? Non è bastato accorgersi di avere qualcuno da tenere accanto? Non è bastato che mi sentissi sciogliere il cervello dentro, in preda a problemi inutilmente imposti da me e dalla società? Non è bastato che faticassi per uscire dalla vita precedente? Non è bastato che mi asciugassi la gola, cantando, la pancia, baciando, o gli occhi, per giorni interi? Evidentemente non è bastato.
Ora mi sveglio la mattina, e il mio pensiero va agli angeli. Ma loro non possono aiutarmi. E' la mia vita. La mia scelta. Sono io. E io solo. Ma, solo, non so che fare ora, la mia mente continua a girarsi intorno, e si perde. E il tempo scorre, e io mi perdo.
Nel frattempo vivo. Nel frattempo suono. Nel frattempo leggo. E da quello che leggo scopro che l'unica cosa di cui ho bisogno, è essere me stesso. L'unico obiettivo, sono io. L'unica vera cosa importante, è che io non tradisca mai me stesso. Ogni passo che faccio, deve avvicinarmi a me. E tutto ciò non fa che complicare tutto. Devo prendere una decisione, non conveniente, ma attinente. E l'attinenza non è distinguibile ora.
Stanotte, mentre dormivo, sentivo le gocce di pioggia sulla finestra della mansarda, e c'era un po' di Luna, che mi illuminava un po' il viso. Non riesco a capire cos'altro ci sia di importante. Svegliarsi, la mattina, e scegliere la via da percorrere. E poi correre, fino a che torna la Luna, e tornare a casa, con una manciata di aria in mano, ma con un'emozione in più nella pancia. E' così che vorrei vivere.
Tanto prima o poi la Natura si scatena, e i cani diventano cani, i pesci, pesci, gli alberi alberi, gli uomini, uomini.
E io sono un uomo. Un uomo con le ali, magari, ma un uomo. Un uomo che sa di essere un uomo. Un uomo che tende alla perfezione. Un uomo che vuole evadere da questa condizione limitata e limitante. Un uomo, per ora. Poi magari riuscirò a fare un altro passo verso la perfezione. Tutto sta nella consapevolezza, ma mi rendo conto che a volte, anche ad occhi aperti, le forme non sono ben distinte, ci sono dei particolari che mi sfuggono. E allora io corro. Oggi voglio correre, e prenderò questa direzione. Dormirò sotto quell'albero, stanotte, e domattina sarà la volta di una nuova scelta. Prima o poi la strada giusta mi verrà incontro.
Ciò che importa è che nel frattempo io riesca a riempirmi di lucide passioni e ricordi.
Ciò che importa è che Io ci sia in ogni momento.
Spero che vicino a me possa esserci qualcuno.


lunedì 24 settembre 2007

etichetta

[Ma noi siamo amici?]
A volte non ci possiamo etichettare. Per quanto lo vogliamo o ne abbiamo bisogno. Non c'è un nome per quello che c'è in questa pancia, la mia, e le vostre. Quindi non permettetevi di darmi un nome, non credete di avere il potere di marchiare la mia pelle con qualunque carattere voi scegliate. Non so nemmeno io come mi chiamo. Non permettetevi voi di scegliere per me.
Grazie.
Io stesso non voglio sapere il mio nome. Vivo in questi attimi che mi vengono concessi, vicino a te, a lei, a lui, all'altra, e a tutti quelli che si avvicinano, anche solo per qualche istante. Io vivo. Io, qualunque sia il mio nome, qualunque sia la mia etichetta.
E ora sono vicino a te, e ti bacio. E sto bene quando posso guardarti negli occhi.

[Ma noi siamo amici?]
I ragazzi si lasciano. E io voglio che tu resti. Anche dopo i pugni, e le urla, tra i fratelli tornano le carezze. Per questo le etichette non bastano a descriverci.

Amore è una parola banale. Forse la uso troppo facilmente, a volte, nella mia testa.
Con troppe persone. Sarà che ho un'idea di amore che va oltre gli stereotipi convenzionali. Amare, per me, è pensare di poter soffrire per la felicità dell'altro. E io ho detto "ti amo" a un fratello, l'ho pensato, pensando ad una amica, un amico, e non solo. E, forse, ancora non l'ho fatto abbastanza.
Spero di avere il tempo, e lo spazio, per amarti ancora.
Spero di avere il permesso di farlo, in futuro. Io non fuggirò. Anche se andrò via, sarò sempre nei dintorni, in volo, o appoggiato su una nuvola, a suonare un po' il pianoforte. E tu, qualche nembo più in là, con la tua chitarra, strimpellando le note di una canzone imparata da poco, ti accorgerai che, ancora una volta, la canzone che cantiamo è la stessa. E se non sarai tu a farlo, io volerò sulla tua stessa nuvola, e le nostre voci, i nostri strumenti, suoneranno insieme ancora. E le note che verrano, forse, saranno ancora più belle, consapevoli, noi, di quello che è stato, e di quello che ancora potrà essere.
Missing U.

venerdì 21 settembre 2007

Un Angelo stanco

Mesi interi senza la minima scossa fisica. Solo terremoti emotivi, e molti. Decisamente e positivamente utili a tutto questo complesso apparato che sono io.
Ma oggi, alla stanchezza "spirituale", si aggiunge quella mentale, e anche quella fisica. Cadono rocce pesanti una dopo l'altra, una più grande dell'altra, sulla mia testa. E le mani non ce la fanno più a muoversi sui tasti del pianoforte, e le braccia ad alzarsi per asciugare il sudore dalla fronte, e le spalle a sorreggere le braccia. La gola non produce più alcun suono. Non mi resta altro che ingoiare. Saliva. E non solo. Non ho altro che possa uscire da qui. Non per oggi. Devo mantenere la calma.
Ho poco tempo, per riuscire a organizzare la mia mente. Mi sento come Alice. Io, con la testa nel libro, incurante del mondo esterno. Poi fa capolino il bianconiglio, con la sua sveglia rumorosa, e mi ricorda che il tempo non aspetta me! Il mondo non mi aspetta! C'è bisogno di un giro di ricognizione nel mondo esterno... Sembra sia arrivato ottobre (così dicono). Sembra sia finita l'estate. Sembra che non ci sia più l'autunno. Non mi ha avvisato nessuno. Ero troppo impegnato nella cieca lettura, e il mondo intorno (bastardo) ha continuato a girare, come al solito, senza avvisarmi.
Sono stanco. Le mie ali non sorreggono più la mia mente per portarla lontano. Sono un Angelo stanco. Un angelo stanco e imbarazzato. Che ha un po' paura del futuro...Sarà per questo che mi tuffo fra le pagine? Sarà per questo che di notte mi ritrovo sempre da solo, con la Luna di fronte, a cercare immagini fra le stelle? Forse è per questo.
Ma ora l'Angelo si poserà per un po' con i piedi su questa terra umida, e prenderà il coniglio per le orecchie. Ora l'Angelo si occuperà del futuro, senza prostrarsi davanti ad esso con fare passivamente fragile. L'Angelo smetterà di volare per un po', fisicamente, per occuparsi di quel mondo esterno che gli fa un po' paura, adesso.
Sono un Angelo stanco. Ma, dopo il riposo, tornerò al lavoro, come tanto tempo fa.

Ci sono anch'io...


Here I am!