domenica 11 dicembre 2011

Un Nuovo Mondo Dove Gravitare

























Qui nella MonaDe ero Demian, che si definiva "un imperfetto musicien camminatore notturno alla ricerca del bene, consapevole dei propri limiti, consapevole della fragilità dei limiti. Ora consapevole della solidità del passato e della malleabilità del presente"
Quel solido passato è ormai freddo.
Ora cerco nuovi mondi verso cui rivolgere la mia massa, e per ora mi troverete qui: http://dovegravito.blogspot.com/

Graviterete con me?


mercoledì 27 luglio 2011

Questa Fine

on air: "Demian", L'aura

E' tanto tempo che vivo su queste pagine.
Ho cominciato più di tre anni fa. C'erano lacrime di gioia, abbracci caldi, baci nascosti. Poi lividi, ferite, schiarite e nuovi sorrisi. Poi la mia lenta morte e la mia resurrezione, passo dopo passo.
Ora basta.
Qui metto un punto e volto pagina.
Cambio mondo, cambio nome. Questo Demian ormai non è più me, rappresenta una figura della cui pelle già mi sono liberato. Era un giovane ragazzo in piena esplosione, che poteva prendere ogni direzione.
Ora non basta più solo questo.
Quindi mi lascio tutte queste parole indietro, le riguarderò con dolcezza.
Arrivederci su altri mondi. =)

martedì 19 luglio 2011

Una Fine, Due, Tre


on air: "The Blower's Daughter", 倪安東.

Avrei voluto scriverti una lettera, dirti che in quel momento ti avrei voluto lì, a guardarmi mentre stavo finendo quel percorso nel quale mi eri stato vicino, dall'inizio.
Avrei voluto scrivere il tuo nome sulle prime pagine. Dirti grazie, apertamente. Di tutto e comunque.
Ti avrei detto quanto mi sembra sciocco tutto questo. Avrei guardato i tuoi occhi, l'unica cosa che è rimasta com'era, ora che anche solo una parola è troppo forte da pronunciare.
Due giorni fa.
E' passato, quel giorno, senza una folata di vento che scompigliasse un po' i pensieri, muovesse qualcosa nello stomaco. E' rimasto tutto fermo, immobile, così com'è già da un po'. Non un suono, non un immagine.
Ho messo su dei cd che mi hanno portato indietro, a quando ancora non sapevo cos'eri e il mio nome era celato dietro un'iniziale in minuscolo. Non sapevo cos'ero nemmeno io, ma cercarmi era bello. Rendermi conto in ogni nuovo momento che qualcosa stava cambiando in me, e tutto era inebriante.
Sono passati ormai quattro anni. E' passato ormai un anno.
E per recuperare la stabilità che avevo allora ci sto mettendo tanto, lentamente, col fiato sospeso, ogni momento su un filo squilibrato, in punta di piedi per paura di ritrovarmi per terra, dolorante, di nuovo.
Ma no, guardo in alto ora.
Gli angeli e quelle cazzate ormai non stanno più a guardare me. Stanno in alto, gli angeli. E io adesso non sono che un povero semidio in catene che ha perso la facoltà di volare. Posso solo guardarli, ricordando le illusioni passate che costruivo vivendo come loro.
Chissà se tu voli ancora, adesso, nel tuo nuovo mondo. Vorrei poter stare sotto di te a guardare le tue evoluzioni, vorrei percepire un tuo sguardo, sorriderti di rimando, dirti qualcosa di nuovo, mostrarti chi sono. Ma i tuoi occhi sono chiusi.
Sai? Ho finito, qualche giorno fa. Questo volevo dirti.
Ora, non c'è più niente di materiale che ci lega. Niente oltre a quelle scatole piene di ricordi e quegli oggetti sparsi che chissà se già non hai buttato nel secchio.
Niente oltre a quelle pagine colorate e piene di folli sogni da bambini.
Niente oltre all'immenso vuoto che prima avevo riempito col dolore e ora sto bonificando.
Niente oltre ai ricordi che giorno dopo giorno passeggiano sotto i miei nuovi capelli e mi raffreddano gli occhi.
Volevo dirti grazie e scusa. Volevo insultarti per la tua debolezza. Volevo picchiarti per l'incapacità di manovrare le tue scelte.
Volevo dirti addio.
Speravo che fosse una bugia.

Non ti ho più scritto niente, perché sapevo che quelle parole non erano per te, ma per il passato. E il passato non ha indirizzo, come potergli mandare questa lettera?
Rimarrà sparsa nell'aria ad aspettare di sciogliersi al vento, passando per tutti i luoghi che ho conosciuto e non vedo più, passando fra i miei capelli che non sono più come li ricordi. Passerà come il vento, passerà come il tempo. Passerà come le parole di cui è composta e quello che descrivevano. E nel frattempo quel vuoto si consoliderà senza niente dentro, perché quello che c'era non può rientrarci.
Una fine è questa. L'altra è per me. La terza è voluta dal fato.
Finiscono tre cose, e molte di più in un solo istante.
Quando finisce qualcosa, c'è il nuovo che nasce.

domenica 3 luglio 2011

martedì 10 maggio 2011

Un Po' Più Su

on air: "Baby's Romance" Chris Garneau

I know now, I know now, I know now

E' solo un piccolo terremoto, dentro. Trema leggermente la testa. E' una scossa timida e sterile, probabilmente incapace di significare poco più di quello che meramente rimane negli occhi. Niente più che una speranza di una piccola sera in cui sembra che qualcosa cambi, e piccoli profumi alcolici. Niente più che una notte semi-insonne, per quale motivo?
Per un piccolo passo in avanti. Non so. Per conservare un ricordo in più di questo pezzo di vita che sto raccontando a me stesso. Forse ne è valsa lo stesso la pena. C'era una sorta di lucentezza nitida nei sogni di stanotte. Mi sento così scemo.
Mi sento così incompleto.
Però è bastato poco per tenermi sveglio e sentire una fresca brezza, buon segno. Sto uscendo lentamente dalle sabbie mobili che mi tenevano fermo nella mia mente malaticcia, colpa di chi non mi ama e mi segue, in qualche modo, mi perseguita. C'è un po' di amarezza in questi ultimi giorni che però in molti modi mi stanno ridando la vita che l'amore mi aveva tolto. E' passato così tanto tempo e ora posso dirmi pronto per camminare avanti senza guardare il viso incavato di una storia ormai in decomposizione, ormai troppo lontana e troppo sporca per meritare il mio dolore. Non è più questo l'importante, passa sullo sfondo, uno sfondo pieno. Ci sono angoli bui, of course, ma so evitarli con abilità.
Ogni tanto guardo questo paesaggio, pienissimo e colorato, e so che ancora manca qualcosa. Manca un pezzetto, proprio qui. Un po' più su.

Stanco, dopo troppe sigarette e troppo alcol, mi ritiro nel letto.

domenica 8 maggio 2011

Una Piccola Promessa

On air: "Not Nice" Chris Garneau

C'è una piccola lacrima che si nasconde qui dietro ai miei occhi. Una lacrima che tira su le guance, si trasforma in sorriso.
E' un'emozione che non provavo da tanto, questa gioia morbida. E' seguita da un abbraccio, una promessa da bambini. Ci diamo la mano e spacchiamo. La promessa sarà mantenuta. Non sparire, tu.

E' così bello cambiare le opinioni, capire che ci si può sbagliare. Scoprire che ci sono molte più belle persone di quelle che pensavo, scoprire che si può voler bene a qualcuno anche dopo dieci giorni che ci si conosce. E' bello, devo ammetterlo, sentirsi apprezzati dopo essersi conosciuti meglio. E' bello sapere che il mio mondo non finisce dove l'ho iniziato, ma che se provi a spostare l'orizzonte un po' più in là (e si può fare), la terra da scoprire è sempre di più, così come gli spiriti. Più ne incontri, più vedrai che ce ne sono di meschini, ma allo stesso tempo, la fiducia nel genere umano, nella vita, nell'universo, diventa sempre più grande, perché oltre a quelli ci sono anche molti spiriti leggeri e puri, belli, affini al mio.

Sono poche parole, ma è quello che più mi ha insegnato l'esperienza che sto vivendo qui dove sono ora.

giovedì 24 marzo 2011

Giorni In Più

On air: "Rose" - Anna Tsuchiya, "Kuroi Namida" - Anna Tsuchiya, "A Little Pain" - Olivia

Ieri è stato il primo giorno dopo tanti, forse mesi, in cui sono riuscito a poter dire sinceramente "sono sereno".
Sarà che ormai è un mese che sto qui e piano piano sto perdendo tutte le paure che avevo in quella che chiamavo casa, sarà che cambiare le abitudini cambia anche un po' anche la mente.
In un nuovo mondo ci sono nuove esperienze, anche se ad affrontarle sono sempre io, lo stesso, nello stesso corpo e con lo stesso cervello. E non basta cambiare stato per cambiare d'un colpo anche la propria mente e i pensieri che la popolano. Non basta un momento, ma piano piano sta succedendo, per fortuna. In fondo era anche per questo (forse soprattutto per questo) che sono partito. Avevo bisogno di respirare aria diversa, dare ai miei occhi la possibilità di vedere nuovi colori, alle orecchie di ascoltare nuove parole. L'ambiente sta trasformando lentamente anche quello che ho dentro.
Comportati come l'acqua, dice il saggio. Quando incontri la roccia, non opporti ad essa, lambiscila e prendine la forma, poi superala, scorrendo levigala, ma poi lasciala dietro di te portando il ricordo di essa, ciò che ti ha donato.
Più che altro ora mi sento io, la roccia. Qualcosa di troppo solido e fermo, che ha bisogno di qualcosa che lo trasformi. E sta succedendo anche questo. Questi luoghi, queste persone, le novità che vivo, mi stanno levigando, e modellando la superficie manipolano anche i visceri, l'energia che vive nel mio corpo, quello che provo.
E' un divenire continuo. Sto sempre meglio. E sembra che tutti i problemi che affollavano la mia mente un mese fa non esistano più, o quantomeno non lo fanno con la stessa insistenza. Ogni tanto mi bussano sul cranio per ricordarmi che non è tutto così facile, ma poi vanno via, lasciandomi un po' di amarezza che prontamente riesco a colorare con le tinte policrome che questo pezzo di vita mi sta regalando.
Ogni giorno è più bello del precedente, ogni giorno mi sento migliore, ogni giorno mi sento più bello.
Ogni giorno penso che sono fatto per questo, non avere radici, volare da un posto all'altro, assorbire tutto quello che incontro, regalare quello che posso, imparare e mettermi alla prova, cantando qua e là canzoni che conosco bene, le mie parole.
Ogni giorno mi vedo più bello, sebbene sia un mese che non mi guardo allo specchio.


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