venerdì 11 settembre 2015

This Blissful Feeling Of Change

on air: "Viðrar vel til loftárása", Sigur Ros


Sigur Ros, my autobiography on a white screen.
Fears, uncertainty, nostalgia, regret, understanding.
Dark blue sky behind the window.
The blissful feeling of change.














I feel like when I was 17. I feel like when I was scared and hopeful. I feel like when I was proud and naive. 
I feel like the future is waiting.
I feel like nobody is waiting.
I feel like I wouldn't be able to do anything.
I feel like I'm nothing but I could do anything.
I feel like I want to do everything.

But I'm here.

[Am I back? Am I gone? Where have I been? Where am I?]

venerdì 4 gennaio 2013

Start

on air: "Hot Knife", Fiona Apple  

Come possiamo dimenticare quello per cui siamo nati? Per cosa vale la pena vivere?
Ci sono stati momenti in cui ho pensato che l'importante fosse amare. Amare qualunque cosa, amare chiunque. Amare ed essere amati. Cullati fra le braccia morbide di un corpo vicino, sotto lo sguardo di due occhi poggiati sul viso. La vita di ognuno finisce, o vorrebbe finire, accanto a qualcuno di amato. Forse è questo ideale che mi ha portato fuori strada. Ho amato a tal punto da non accorgermi di quando non ero amato. Ho amato a tal punto da smettere di amare me stesso. Forse amore era il nome che davo a quel sentimento, ma probabilmente non era che la distorsione di un punto di vista troppo rigido. E alla fine mi sono reso conto che non si può trovare il fine della propria vita in un oggetto esterno (animato o animato che sia), per il fatto che da un momento all'altro esso/egli/ella può scomparire, disintegrarsi, scappare. Il nostro appoggio scomparso ci farebbe cadere a terra con un gran botto. Chissà per quanto porteremmo i lividi. 
No, meglio sostenersi sulle proprie gambe, o riposare a terra quando i muscoli non reggono. Magari sdraiati accanto a qualcuno. Magari potremmo rialzarci insieme e continuare a camminare, tenendoci per mano, ma ognuno con gli occhi fissi sulla propria meta, fino al momento in cui le rette dei nostri cammini smettono di essere parallele, e ci salutiamo. Salutarsi col sorriso sarebbe la cosa migliore.
A volte, invece, ho pensato che l'unica cosa importante fosse il bene, la felicità. Mi sono trovato a contraddirmi anche dopo questa ipotesi. Ho incontrato il dolore, e mi ha insegnato. Sono stato pronto a chiedergli cosa voleva dirmi ogni volta, cosa dovessi imparare che ancora non sapevo. Mi ha fatto diventare più pieno. Ma ci sono ancora degli spazi vuoti dentro di me. Probabilmente nuove lacrime saranno il prezzo da pagare per riempirli. Mi piace crescere e mi piace soffrire per crescere, perché così ci vuole di meno, e quando sarò cresciuto più difficilmente soffrirò, perché sarò pieno e solido, pronto ad affrontare il dolore.
Forse ancora non so qual'è lo scopo della vita. Forse non ce n'è solo uno. Ma io ho trovato il percorso con il quale voglio raggiungerlo. Ora che il mio sguardo ha trovato l'obiettivo, lo guarda fisso, il mio corpo lo segue.


E' iniziato l'anno. Anni che si susseguono analogicamente seguendo il precedente. Ma a me piace da morire considerare ogni nuovo anno l'inizio di qualcosa di nuovo per me.  
L'anno passato, però, è successo qualcosa di diverso. Ho preso il coraggio di seguire il mio istinto, senza scendere a compromessi. Compromessi che in passato sono diventati delle complete sconfitte.
E' successo, stavolta, che ho ascoltato bene quello che la mia voce ripeteva. Lo diceva agli altri, lo cantava di fronte a un pianoforte, lo scrivevo fra le pagine del diario. Solo parole. Parole che mi cullavano e mi facevano pensare positivo, ma agire in negativo. Tante parole e tanto fiato, tanti passi nella direzione opposta alla mia, con lo sguardo rivolto all'indietro.
Me ne sono accorto, mi sono fermato, mi sono chiesto cosa volevo davvero. Mi sono risposto, e mi sono chiesto perché camminavo al contrario. Non ho trovato una spiegazione, e ho ripreso la strada che avevo abbandonato. Quest'anno comincia su questo percorso sul quale sono già da un po'.

lunedì 31 dicembre 2012

Eager To Joy

on air: "Between The Bars", Chris Garneau    



Ero solito negli anni scorsi, accedere a queste pagine e rendermi conto di quello che mi era successo nell'anno che stava per finire. Talvolta avrei scritto anche i propositi per il nuovo anno. Non spesso sono tornato a controllare se si fossero attuati.
Quest'anno ha segnato molte tappe importanti, tra le quali c'è la consapevolezza di voler riacquistare alcune parti di me che ho perso per strada. Una di queste è quella capacità che avevo di fermarmi a pensare. Quella che mi portava a scrivere qui, il bisogno incessante di fermare il turbinio di pensieri (che forse voi chiamereste seghe mentali, ma che a me piace chiamare così), che continuamente mareggiava all'interno del mio cranio in onde multicolori e morbide.
Per questo motivo oggi sono qui, per salutare questi 365 giorni in cui sono cominciato ad essere una nuova persona e ricominciato ad essere me stesso. Una sorta di anno di sintesi (ancora non conclusa), che ha seguito anni di antitesi spossanti.
Sto tornando ad essere me stesso, ma con una consapevolezza maggiore. Ho riacquistato i miei sogni, ma stavolta li sto seguendo. Ho bisogno amare, ma sto anche imparando ad amare me stesso. Ho bisogno di amici, e sto imparando ad esserlo. Ho bisogno di amici, ma ho imparato a distinguere. Ho bisogno di rispetto, e quest'anno ho cominciato a esigerlo. Ho bisogno di scrivere, e mi sono messo al piano tutti i giorni per farlo. Ho bisogno di farmi sentire, e sono uscito. Ho bisogno di novità, ma stavolta sono andato a cercarle. Ho bisogno di essere me stesso, e ho cominciato a esserlo con chiunque.
Ci sono stati tanti colori, tanti tagli, tanti ritorni, tante dipartite, tanti luoghi diverse, tanta musica, tante persone nuove, tante persone vecchie, tante belle persone, tante sfide da superare, tante lingue diverse, il mare, la neve, la pioggia, tanto sole.

Prometto che il prossimo anno combatterò di più, studierò di più, starò per più tempo sveglio con gli occhi chiusi, parlerò di più, sarò più coraggioso, sarò meno pigro, supererò la mia estensione, sarò ancor più creativo, mi impegnerò per attuare le mie idee più di quanto faccia ora, mi ascolterò di più e di meno.
Che poi Paolo Fox dice anche che ho anche Giove nel segno.
Sarà fantastico.

:)

Buon anno a voi, che tutti i vostri propositi si avverino!


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giovedì 15 novembre 2012

Unwritten Letters (1)

(Torno qui)



















Avevo voglia di scrivere una lettera, per la persona di cui ho parlato tanto anche in queste pagine. Lui che per primo mi ha fatto piangere. Che per primo mi ha fatto sorridere sentendo la pancia esplodere. Lui che mi ha fatto piangere e sorridere nello stesso momento, che è una delle cose più belle che abbia mai vissuto.
Volevo scrivergli una lettera, ma credo che non  lo farò, perché forse lui non vorrebbe riceverla.

Ero al pianoforte, oggi, ho suonato qualche nota, e ho cominciato a scrivere.
Ho scritto tante canzoni su di lui, in passato. Peccato che quando eravamo felici insieme ero troppo occupato a sorridere e non avevo tempo per mettere sul pentagramma tutto lo spettro di emozioni lucenti che mi faceva nascere dentro. Ho cominciato ad averne il bisogno quando le cose sono cominciate ad andare male, quando i sorrisi erano pochi e le lacrime invadenti, le urla frequenti. Perciò quello che ne è uscito fuori era rabbia, rimpianti, paura, voglia di cambiare.
Oggi, però, ho capito che era arrivata l'ora di dire che in me c'è tutto il bene che mi ha dato. Tutti i bei ricordi che ci siamo donati. Il primo bacio, quella notte in spiaggia, il tombino di Parigi, le notti insieme, le passeggiate sull'erba, la nostra musica, la nostra pelle... E' rimasto tutto qui, ed ora è spoglio da tutte le scorie che il dolore ci aveva depositato sopra. Quello che merita è una canzone che parli della bellezza che aveva dentro, e di quella che mi ha dato. Ho iniziato a cantare note dolci, immaginandolo vicino, e chissà quanto in realtà è lontano da dove sono io. Ho suonato dolcemente il piano e ho scritto parole che lui forse potrebbe riconoscere. Ho ricordato quello che eravamo, ho cercato di cantarlo, e ancora non ho finito.

Nel frattempo la mia vita è andata avanti e sto diventando una persona diversa, sto camminando verso i miei obiettivi. Chissà cosa sta succedendo a lui e cosa sta inseguendo.
Spero solo che un giorno possa ascoltare le note che ho da dirgli e si riconoscerà. Spero in un suo sorriso, lo merita per quello che ha donato a me.

On est toujours dans la même histoire


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martedì 19 luglio 2011

Una Fine, Due, Tre


on air: "The Blower's Daughter", 倪安東.

Avrei voluto scriverti una lettera, dirti che in quel momento ti avrei voluto lì, a guardarmi mentre stavo finendo quel percorso nel quale mi eri stato vicino, dall'inizio.
Avrei voluto scrivere il tuo nome sulle prime pagine. Dirti grazie, apertamente. Di tutto e comunque.
Ti avrei detto quanto mi sembra sciocco tutto questo. Avrei guardato i tuoi occhi, l'unica cosa che è rimasta com'era, ora che anche solo una parola è troppo forte da pronunciare.
Due giorni fa.
E' passato, quel giorno, senza una folata di vento che scompigliasse un po' i pensieri, muovesse qualcosa nello stomaco. E' rimasto tutto fermo, immobile, così com'è già da un po'. Non un suono, non un immagine.
Ho messo su dei cd che mi hanno portato indietro, a quando ancora non sapevo cos'eri e il mio nome era celato dietro un'iniziale in minuscolo. Non sapevo cos'ero nemmeno io, ma cercarmi era bello. Rendermi conto in ogni nuovo momento che qualcosa stava cambiando in me, e tutto era inebriante.
Sono passati ormai quattro anni. E' passato ormai un anno.
E per recuperare la stabilità che avevo allora ci sto mettendo tanto, lentamente, col fiato sospeso, ogni momento su un filo squilibrato, in punta di piedi per paura di ritrovarmi per terra, dolorante, di nuovo.
Ma no, guardo in alto ora.
Gli angeli e quelle cazzate ormai non stanno più a guardare me. Stanno in alto, gli angeli. E io adesso non sono che un povero semidio in catene che ha perso la facoltà di volare. Posso solo guardarli, ricordando le illusioni passate che costruivo vivendo come loro.
Chissà se tu voli ancora, adesso, nel tuo nuovo mondo. Vorrei poter stare sotto di te a guardare le tue evoluzioni, vorrei percepire un tuo sguardo, sorriderti di rimando, dirti qualcosa di nuovo, mostrarti chi sono. Ma i tuoi occhi sono chiusi.
Sai? Ho finito, qualche giorno fa. Questo volevo dirti.
Ora, non c'è più niente di materiale che ci lega. Niente oltre a quelle scatole piene di ricordi e quegli oggetti sparsi che chissà se già non hai buttato nel secchio.
Niente oltre a quelle pagine colorate e piene di folli sogni da bambini.
Niente oltre all'immenso vuoto che prima avevo riempito col dolore e ora sto bonificando.
Niente oltre ai ricordi che giorno dopo giorno passeggiano sotto i miei nuovi capelli e mi raffreddano gli occhi.
Volevo dirti grazie e scusa. Volevo insultarti per la tua debolezza. Volevo picchiarti per l'incapacità di manovrare le tue scelte.
Volevo dirti addio.
Speravo che fosse una bugia.

Non ti ho più scritto niente, perché sapevo che quelle parole non erano per te, ma per il passato. E il passato non ha indirizzo, come potergli mandare questa lettera?
Rimarrà sparsa nell'aria ad aspettare di sciogliersi al vento, passando per tutti i luoghi che ho conosciuto e non vedo più, passando fra i miei capelli che non sono più come li ricordi. Passerà come il vento, passerà come il tempo. Passerà come le parole di cui è composta e quello che descrivevano. E nel frattempo quel vuoto si consoliderà senza niente dentro, perché quello che c'era non può rientrarci.
Una fine è questa. L'altra è per me. La terza è voluta dal fato.
Finiscono tre cose, e molte di più in un solo istante.
Quando finisce qualcosa, c'è il nuovo che nasce.

domenica 3 luglio 2011

martedì 10 maggio 2011

Un Po' Più Su

on air: "Baby's Romance" Chris Garneau

I know now, I know now, I know now

E' solo un piccolo terremoto, dentro. Trema leggermente la testa. E' una scossa timida e sterile, probabilmente incapace di significare poco più di quello che meramente rimane negli occhi. Niente più che una speranza di una piccola sera in cui sembra che qualcosa cambi, e piccoli profumi alcolici. Niente più che una notte semi-insonne, per quale motivo?
Per un piccolo passo in avanti. Non so. Per conservare un ricordo in più di questo pezzo di vita che sto raccontando a me stesso. Forse ne è valsa lo stesso la pena. C'era una sorta di lucentezza nitida nei sogni di stanotte. Mi sento così scemo.
Mi sento così incompleto.
Però è bastato poco per tenermi sveglio e sentire una fresca brezza, buon segno. Sto uscendo lentamente dalle sabbie mobili che mi tenevano fermo nella mia mente malaticcia, colpa di chi non mi ama e mi segue, in qualche modo, mi perseguita. C'è un po' di amarezza in questi ultimi giorni che però in molti modi mi stanno ridando la vita che l'amore mi aveva tolto. E' passato così tanto tempo e ora posso dirmi pronto per camminare avanti senza guardare il viso incavato di una storia ormai in decomposizione, ormai troppo lontana e troppo sporca per meritare il mio dolore. Non è più questo l'importante, passa sullo sfondo, uno sfondo pieno. Ci sono angoli bui, of course, ma so evitarli con abilità.
Ogni tanto guardo questo paesaggio, pienissimo e colorato, e so che ancora manca qualcosa. Manca un pezzetto, proprio qui. Un po' più su.

Stanco, dopo troppe sigarette e troppo alcol, mi ritiro nel letto.